Fonte: megachip
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Giovedì, 16 Maggio 2013

Sardegna: cavia militare europea
di Gianni Lannes.

In questa meravigliosa isola del Mediterraneo, lo Stato italiano ha sperimentato in gran segreto addirittura un missile a testata nucleare: l'Alpha, nato in collaborazione tra Difesa, Fiat e Ansaldo, in violazione del Trattato internazionale di proliferazione nucleare (TNP), firmato nel 1968 e ratificato soltanto nel 1975 dal Parlamento d'Italia.

Non è tutto: in loco si addestrano ai giorni nostri i piloti dei tornado, allenati da decenni a sganciare le bombe nucleari B 61, 900 volte più potenti delle atomiche accoppiate (secondo i rapporti dell'aviazione a stelle e strisce), sganciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki, ubicate illegalmente negli aeroporti di Ghedi ed Aviano, sotto il controllo dell'US Air Force.

Nel 2008 la sesta Flotta nordamericana dopo aver inquinato l'arcipelago maddalenino e buona parte del Mediterraneo, ha abbandonato l'isola di Santo Stefano, dove dal 1972, aveva installato illegalmente - senza alcuna ratifica del Parlamento italiano, ma su univoca decisione di mister Andreotti - una base per i sommergibili ad armamento e propulsione nucleare. L'area marina è fortemente inquinata come attestano le analisi condotte all'istituto di ricerca indipendente sulla radioattività del Criiad di Parigi e all'università della Tuscia. Lo Stato tricolore, come al solito fa finta di niente. Nella acque dell'arcipelago della Maddalena (un'altra area protetta per finta) galleggiano da decenni radionuclidi artificiali, nascono bambini con gravi malformazioni e muoiono persone di cancro, ma non frega a niente a nessuno, anche se le prime vittime sono proprio i militari italiani, trattati peggio di carne da macello.

Laboratorio bellico Salto di Quirra (PISQ), istituito nel 1956, ubicato in un'area di 13.200 ettari situata nel territorio delle province d'Ogliastra e di Cagliari (Sardegna centro-orientale), sulla quale insistono i comuni di Perdasdefogu, Villaputzu, Escalaplano, Tertenia, Villasalto, Ballao, Armungia, San Vito, venne costituito con il compito precipuo di sperimentare nuovi sistemi d'arma.

Il PISQ è un'area di sperimentazione ed esercitazione dedicata non solo esclusivamente alle Forze Armate italiane ma anche a potenze straniere quali - ad esempio nel corso dei decenni - Stati Uniti d'America, Israele, Libia, Turchia, Germania, Gran Bretagna ed in generale Paesi della Nato.

Il poligono attua le predisposizioni tecniche operative, tecniche e logistiche per la sperimentazione e la messa a punto e collaudo di velivoli, missili, razzi e radio bersagli, oltre all'addestramento del personale delle Forze Armate ed alle esigenze di molteplici enti scientifici nazionali e stranieri che ne usufruiscono per le loro ricerche (come ad esempio il Centro italiano ricerche aerospaziali e l'Agenzia spaziale europea).

Il PISQ ha - nel corso degli anni - assunto le caratteristiche di un vero e proprio «poligono in affitto», una vera e propria industria (o come è stato efficacemente definito dalla stampa isolana un «supermercato delle armi»).

Il Poligono è diviso in due aree: marittima - per un totale di 2.000 ettari e 50 chilometri di costa - e terrestre, complessivamente 12000 ettari. Nell'area di esercitazione a mare avvengono i lanci di missili terra-aria verso bersagli simulati; l'area a terra è utilizzata per l'addestramento al tiro dagli elicotteri, dai mezzi corazzati e d'artiglieria. Nell'area adiacente l'attività di allevamento e pascolo di bestiame si attesta intorno ai 15.000 fra capi ovini e vaccini, ripartiti in decine di aziende a conduzione familiare.

Nel corso dei decenni di attività del poligono si stima ufficialmente si siano verificate migliaia di esplosioni, tra le quali assumono una particolare rilevanza - fino al 2003 - quelle di 1.187 missili anticarro Milan di produzione francese, ritirati perché considerati pericolosi per il rilascio di Torio 232, sostanza radioattiva contenuto nei sistemi di guida dei medesimi.

Nel corso degli anni '90 il verificarsi di una serie di morti sospette e le rilevazioni di una molteplicità di casi di persone ed animali nati con pesanti deformità fisiche ha sollecitato la mobilitazione della società civile, che ha iniziato una intensa attività di informazione e sensibilizzazione sul tema della presenza militare nell'isola, sul PISQ in particolare, sugli effetti dell'attività militare sull'ambiente, la fauna, la salute delle popolazioni locali.

I riscontri ambientali confermano come nel territorio in oggetto, in particolare in prossimità del poligono, sia presente un massiccio inquinamento: diretto, ovvero dato dalla presenza dell'attività militare; indiretto, derivante dalla presenza di materiali pesanti naturali che, sommati agli effetti delle numerose esplosioni nell'area, diffondono ulteriore inquinamento derivante da nanoparticelle. Tali dati sull'inquinamento risultano conclamati, certificati dal gruppo di esperti che fu chiamato a partecipare ai lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta insediata nel corso della XVI Legislatura; trattasi di circa 1.000 ettari dei 13.400 e sono quelle a più intensa attività militare, ciò senza considerare l'inquinamento da materiali d'esercitazione e la recente scoperta di una enorme discarica di sostanze tossiche e residui bellici provenienti da tutto il territorio nazionale e - con ogni probabilità - anche dall'estero.

Sono molteplici le segnalazioni riguardo la nascita di bestiame deforme nei pascoli adiacenti o situati nei dintorni del Poligono. Negli ultimi decenni si è assistito a un crescente numero di morti sospette per leucemie ed in particolare causa linfoma di Hodgkin (malattia meglio nota come sindrome del Golfo) riscontrate sia fra i militari operativi nella base, sia fra i pastori che usufruivano dei pascoli adiacenti la stessa; per triste analogia si è parlato in questi anni di «Sindrome di Quirra». Dalle indagini fin qui svolte non è emersa la presenza di uranio impoverito, d'altro canto le tracce di torio ed altre sostanze radioattive e una multifattorialità di inquinamento ambientale mettono in evidenza i rischi.

Nel 2011 si è aperta una inchiesta del tribunale di Lanusei, condotta dal procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi. Detta inchiesta vede indagati - a vario titolo e con differenti responsabilità - generali e comandanti della base di Quirra e del distaccamento a mare di San Lorenzo, professori e tecnici universitari dell'ateneo di Siena, chimici della Sgs Italia, il medico responsabile del Poligono e il sindaco uscente di Perdasdefogu per il forte sospetto di attività occultamento e falsificazione di perizie da parte delle autorità militari, sanitarie e locali coinvolte.

I reati contestati sono di «omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri» e «falso ideologico» per aver tenuto nascosta l'entità del disastro ambientale e sanitario causato dall'area militare.

Il 27 marzo 2013 il procuratore della Repubblica di Lanusei ha chiesto al Gup Nicola Clivio il sequestro totale del PISQ, al fine di consentire al professor Mariani del Politecnico di Milano di portare avanti il lavoro di campionamento di terreno, suoli ed acque antistanti il Poligono e ricerca di materiali inquinanti.

La Commissione d'Inchiesta del Senato - XVI Legislatura - ha redatto ed approvato una relazione intermedia predisposta dall'allora senatore Gian Piero Scanu - in cui si avanzano una serie di proposte, di chiusura di alcuni poligoni ubicati in Sardegna (in particolare Capo Teulada e Capo Frasca), di riconversione del poligono di Quirra.

Si stima in 500 milioni di euro la somma minima da destinarsi ad una attività di disinquinamento e bonifica ambientale minimamente efficace nei tre poligoni di cui sopra, 300 milioni solamente per il poligono di Quirra; di tale cifra allo stato attuale risultano stanziati solamente 75 milioni, in tre anni, che consentirebbero l'avvio dell'attività di bonifica.

In relazione alla specifica condizione del PISQ la suddetta Commissione ha indicato la necessità di procedere: al definitivo divieto di ogni attività suscettibile di produrre grave pregiudizio alla salute e all'ambiente; l'avvio senza ulteriore indugio dell'opera di bonifica radicale coerentemente con le indicazioni delle zone individuate dai progetti di caratterizzazione condotti e dall'indagine della procura della Repubblica di Lanusei; la conclusione in tempi brevi dell'indagine epidemiologica; l'attivazione del sistema informativo ambientale finalizzato al monitoraggio del territorio e a garanzia dell'accessibilità in tempo reale del medesimo agli organi istituzionali di controllo; riqualificazione dell'area con particolare riferimento allo sviluppo di attività attinenti alla protezione civile, alla ricerca scientifica e tecnologica in settori innovativi, alla tutela delle competenze tecniche e professionali sviluppate nei territori interessati.

Sul territorio della Sardegna insiste la parte più consistente delle servitù militari di tutto il territorio nazionale. Nei fondali marini, in ampi tratti prospicienti la costa, gli ordigni esplosi ed inesplosi hanno formato stratificazioni a tappeto.

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