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22/4/13

Boston, messaggio agli Usa: guai se fate la pace in Siria

L’unico punto debole del “dispositivo” è la sopravvivenza di Dzhokhar Tsarnaev: un ragazzo di 19 anni è incontrollabile. Tutto il resto, sostiene il giornalista internazionale Thierry Meyssan, è ampiamente sotto controllo. Primo: la questione della Cecenia inibisce i russi in Siria. Secondo: lo strano attacco terroristico di Boston «è una messa in scena, mirante a posizionare il terrorismo ceceno in prima linea». Terzo: «Il mondo in cui questo caso sarà presentato determinerà la sequenza degli eventi in Siria», dove l’Occidente ha sostanzialmente organizzato – con l’imponente supporto di uomini, logistica, denaro, armamenti e intelligence – la caduta del regime di Assad per mano di una milizia multinazionale incaricata di scatenare una rivolta destinata a trasformarsi in sanguinosa guerra civile, salvo poi tentare di uscirne lasciando senza guida le truppe mercenarie rimaste sul terreno.

E’ proprio Damasco, sostiene Meyssan, il vero retrorerra nel quale è maturato l’attacco dinamitardo alla maratona di Boston che ha terrorizzato l’America. «L’attuazione del piano Kerry-Lavrov per la Siria – scrive Meyssan in un intervento ripreso da “Megachip” – è stata interrotta dalle difficoltà incontrate dai due Grandi». Da parte Usa, sembra difficile farsi “obbedire” da alleati prima scatenati contro la Siria, ai quali ora Washington «richiede una ritirata senza contropartite». Da parte russa, invece, «si osserva con inquietudine l’arrivo improvviso di combattenti provenienti dal Caucaso»: sul terreno siriano, «potrebbero confrontarsi con le forze di pace dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, come già accadde con l’Armata Rossa in Afghanistan».

Di colpo, aggiunge Meyssan, il cambiamento nella squadra dell’amministrazione Obama non sembra dare i suoi frutti: «Lo stesso John Kerry si contraddice da una frase all’altra, in modo che nessuno vede più l’uscita dal tunnel». Approfittando di questo momento di confusione nel vertice Usa, nuove forze di opposizione stanno emergendo al Congresso, dove sono stati appena depositati tre disegni di legge: il primo «persegue il progetto israeliano di distruzione la Siria», il secondo rappresenta gli interessi del complesso militare-industriale, cioè «una guerra limitata», e il terzo è sulla spartizione del gas siriano. «E’ in questo contesto che ha avuto luogo l’attentato di Boston», dice Meyssan, riferendosi alla doppia bomba che ha ucciso tre persone ferendone oltre un altro centinaio alla fine della maratona del 16 aprile.

«Grazie alla sorprendente scoperta di uno zaino contenente il coperchio di una pentola a pressione e grazie ai video delle telecamere di sorveglianza – scrive Meyssan – le autorità erano in grado, giovedi alle ore 17.10, di diffondere le fotografie di due sospetti: i fratelli Tamerlan (26 anni) e Dzhokhar (19 anni) Tsarnaev». Venerdì, i due fratelli erano sfuggiti a un poliziotto che aveavano ucciso nel campus del Mit. Poi, dopo essersi impadroniti di una Mercedes, sono stati attaccati dalla polizia. Più di 200 colpi d’arma da fuoco sono stati scambiati durante la notte, nella quale i due fratelli sono stati feriti. Tamerlan è morto all’ospedale Beth Israel, mentre il fratello minore Dzhokhar è fuggito a piedi, prima di essere arrestato dalla polizia.

«Tutta questa vicenda ha mobilitato i canali televisivi del mondo intero», continua Meyssan. Da Makhachkala, capitale del Daghestan, i genitori dei sospettati hanno sostenuto che i loro ragazzi sarebbero stati “manipolati”. La madre, «che sembra aver subito pressioni da parte della polizia degli Stati Uniti», ha messo in evidenza che i ragazzi erano sotto stretta sorveglianza da parte dell’Fbi e quindi non avrebbero potuto intraprendere operazioni sospette ad insaputa dell’intelligence. Da parte sua, il governatore putiniano della Cecenia, l’imbarazzante Ramzan Khadirov, ha smentito in anticipo qualsiasi rapporto con il suo paese, facendo notare che i sospetti attentatori di Boston non avevano mai vissuto in Russia. L’importanza dell’evento, aggiunge Meyssan, è dimostrata dal grande impegno personale di Barack Obama, intervenuto quattro volte sui media e recatosi nella cattedrale di Boston.

La telefonata con Putin «ha sottolineato il rilancio della cooperazione anti-terrorismo», anche se «rimane il fatto che questa può prendere due direzioni opposte». Se si ammette che il nemico comune è il terrorismo ceceno, osserva Meyssan, possiamo concludere che gli si sbarrerà il passo in Siria: «Gli Stati Uniti e la Russia si accorderanno per farvi fronte ovunque nel mondo, compreso il Levante». Oppure, quello stesso terrorismo di marca cecena Washington e Mosca potrebbero «sconfiggerlo in casa e ignorarlo laggiù». Il problema, con questo tipo di attentati, è che «permette degli sviluppi contraddittori che solo coloro che li hanno pianificati hanno previsto», conclude Meyssan. «E in qualsiasi momento, possono far emergere nuovi elementi che orienteranno il modo in cui questo attentato sarà percepito e le conseguenze politiche che ne scaturiranno».

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