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21 giugno 2013

La rivolta dei venti centavos
di Raúl Zibechi

Lo sapevate che a São Paulo ci sono 272 eliporti e 650 elicotteri privati con i quali quelli che possono permetterselo fanno 400 voli al giorno? Intanto, milioni di giovani salgono su autobus decrepiti che impiegano due ore per portarli al lavoro e tre per ricondurli a casa. È una delle ragioni per le quali il gigante del Sudamerica, governato dal partito dei lavoratori, resta il campione delle disuguaglianze. L’aumento delle tariffe dei trasporti ha aperto in Brasile una crepa attraverso cui è passato un fiume impetuoso: un milione di persone sta dando vita, in cento città diverse, al più grande e sorprendente movimento degli ultimi vent’anni. Un megagalattico schieramento di polizia lo ha represso brutalmente, facendolo crescere in pochi giorni. Il teatro della rivolta che racconta minuziosamente Raúl Zibechi, il nostro corrispondente dall’América latina, è quello delle grandi opere che devastano l’urbanistica e il tessuto sociale delle città. Le ciliegine miliardarie sulla torta sono i recinti di lusso in cui si gioca la Copa das Confederações da Fifa in attesa del Mundial dell’anno prossimo. Come il Mané Garrincha, un’opera monumentale con 288 colonne, che gli conferiscono un aspetto di “moderno colosseo romano”

 I fischi e le grida di disapprovazione hanno fatto il giro del mondo. Dilma Rousseff ha proseguito imperterrita ma i suoi lineamenti denotavano il disagio. Joseph Blatter ha interpretato le critiche come qualcosa di personale e ha accusato, senza peli sulla lingua, il tifo brasiliano di mancanza di fair play. Che la presidente del Brasile e il mandarino della Fifa, una delle istituzioni più corrotte del mondo, siano stati contestati da decine di migliaia di tifosi della classe media e medio-alta – i settori popolari non possono più accedere a questo tipo di spettacoli – è cosa che riflette il profondo malessere che attraversa la società brasiliana.

Quel che è accaduto allo stadio Mané Garrincha di Brasilia è rimbalzato nelle strade, in modo amplificato, lunedì 17, quando oltre 200 mila persone hanno manifestato in nove città. Si tratta, in particolare, di giovani colpiti dalla privazione di generi di prima necessità e da una disuguaglianza che si modella negli elevati prezzi di servizi di bassa qualità mentre le grandi imprese di costruzioni ammassano fortune nelle opere alimentate dai megaeventi che gravano sul bilanco statale.

Tutto è cominciato con qualcosa di molto piccolo, come succede nelle grandi rivolte del XXI secolo. Un modesto aumento del trasporto urbano di appena 20 centavos: da 3 a 3,20 reales. Prima ci sono state piccole manifestazioni di militanti del Movimiento Pase Libre (Mpl) e dei comitati contro le grandi opere del Mundial 2014. La brutalità della polizia ha fatto il resto. È riuscita ad amplificare la protesta, trasformandola nella più grande ondata di mobilitazioni dall’impeachment del 1992 contro Fernando Collor de Melo.

Venerdì 7 giugno c’è stata la prima manifestazione a São Paulo contro l’aumento del biglietto, c’erano poco più di mille manifestanti. Martedì 11 se ne sono visti altrettanti, ma hanno dato fuoco a due autobus. Le due principali autorità di São Paulo, il governatore socialdemocratico Geraldo Alckmin e il sindaco del Pt Fernando Haddad, che si trovavano a Parigi per promuovere un nuovo megaevento per la città, hanno accusato di “vandalismo” i manifestanti.

Mercoledì 12 una nuova manifestazione si è conlusa con 80 autobus aggrediti e 8 poliziotti feriti. Giovedì 13, gli animi erano già surriscaldati: la polizia ha represso con brutalità cinquemila persone, ferendone più di 80, tra le quali diversi giornalisti della Folha de São Paulo (il giornale cittadino più noto anche a livello internazionale, ndt).

Uno tsunami di indignazione ha travolto il paese e si è tradotto, poche ore dopo, nei fischi a Dilma e a Blatter. Perfino i giornali più conservatori hanno dovuto rendere conto delle brutalità della polizia. La protesta contro l’aumento del biglietto si è unita, senza proporselo in modo programmato, a quella contro i milionari lavori della Copa de las Confederaciones. Quelle che sembravano piccole manifestazioni, quasi solo testimonianze, si sono trasformate in un’ondata di insoddisfazione che abbraccia tutto il paese.

Un sintomo della gravità dei fatti è che lunedì 17, quando si è tenuta la quinta manifestazione con oltre 200 mila persone in una decina di capitali (il Brasile è una federazione di stati, come gli Usa o il Messico, ndt), i politici più importanti del paese, gli ex presidenti Fernando Henrique Cardoso e Luiz Inacio Lula da Silva, hanno condannato la repressione. “Qualificarli come vandali è stato un grave errore. Dire che sono violenti non risolve nulla. Giustificare la repressione è inutile”, ha scritto Cardoso, che ha attribuito le proteste alla “disillusione giovanile di fronte al futuro”.

Lula ha twittato qualcosa di simile: “La democrazia non è un patto del silenzio ma una società in movimento in cerca di nuove conquiste. La sola certezza è che il movimento sociale e le rivendicazioni non sono un problema di polizia ma vanno affrontate con un tavolo di negoziazione. Sono certo che la maggioranza dei manifestanti sia disposta a contribuire a costruire una soluzione per il trasporto urbano”. Oltre a sconcertare le élites, i manifestanti sono riusciti ad ottenere poi la sospensione degli aumenti.

La sensazione di ingiustizia

Il trasporto pubblico in città come São Paulo e Rio de Janeiro è uno dei più cari del mondo, la sua qualità è pessima. Un rilevamento del quotidiano Folha de São Paulo analizza i prezzi del trasporto pubblico nelle due maggiori città del paese in relazione al tempo di lavoro necessario a pagare un biglietto e al salario medio di ciascuna città. Il risultato, per i brasiliani, è catastrofico.

Mentre un abitante di Rio deve lavorare 13 minuti per pagare un biglietto e un paulista 14, a Buenos Aires basta un minuto e mezzo, dieci volte in meno. La lista delle città prese a confronto comprende alcune delle maggiori città del mondo: a Pechino il prezzo del biglietto equivale a 3 minuti e mezzo di lavoro, a Parigi, New York e Madrid sei minuti, a Tokio nove, come a Santiago del Cile. A Londra, una delle città più care del pianeta, ogni biglietto richiede 11 minuti di lavoro (Folha de São Paulo, 17 de junio de 2013).

Il giornale paulista cita l’ex sindaco di Bogotà, Enrique Peñalosa, per esemplificare cosa dovrebbe essere la democratizzazione urbana: “La città che è più avanti non è quella in cui i poveri vanno in automobile ma quella in cui i ricchi usano il trasporto pubblico”. In Brasile, conclude la Folha, sta succedendo il contrario.

Secondo un’inchiesta de O Estado de São Paulo, negli ultimi otto anni, il trasporto urbano di São Paulo si è deteriorato. La concessione in vigore è stata assegnata durante la gestione di Marta Suplicy (ex sindaco del Pt) nel 2004. Il sistema del trasporto collettivo è cresciuto da 1.600 a 2.900 milioni di passeggeri tra il 2004 e il 2012. Gli autobus in circolazione, tuttavia, sono scesi da 14.100 unità a 13.900. La conclusione è quasi ovvia: “Viene trasportata più gente, che paga tariffe più alte, in meno omnibus che fanno meno viaggi” (O Estado de São Paulo, 15 de junio de 2013). In ogni unità viaggia un 80 per cento in più di passeggeri.

Secondo l’Assessorato municipale ai trasporti della città, il miglioramento nella situazione economica ha provocato un aumento della quantità di passeggeri ma gli autobus fanno meno viaggi a causa della congestione del traffico. La cosa inevitabilmente “ricade sugli utenti che soffrono per l’inefficienza del sistema, con l’aumento della durata dei viaggi”. I costi sono hanno avuto un’impennata anche per l’inefficienza del sistema che comporta un cattivo utilizzo dell’infrastruttura.

Se a questo si somma lo spreco che comportano gli investimenti milionari nei lavori del Mundial 2014 e nei Giochi Olimpici del 2016, con i conseguenti sfratti forzati di abitanti, si può capire meglio il malcontento che regna. I sei stadi che sono stati inaugurati per la  Copa de las Confederaciones sono costati quasi due milioni di dollari. Il restauro del Maracaná ha superato i 500 milioni e altrettanto è costato il Mané Garrincha, un’opera monumentale con 288 colonne che gli conferiscono un aspetto di “Colosseo romano moderno”, secondo il segretario genrale della Fifa, Jerome Valcke. Tutto questo denaro pubblico per ospitare una partita durante la Coppa in corso e sette nel Mundial.

Sono recinti di lusso costruiti da una mezza dozzina di grandi imprese, alcune delle quali si sono aggiudicate anche la gestione di queste arene, dove verranno realizzati spettacoli ai quali molto pochi potranno tenere accesso. Il costo complessivo di tutti i lavori è comunque solito raddoppiare i preventivi iniziali. Mancano ancora sei stadi i cui lavori sono ancora in corso, manca il restauro degli aeroporti, delle autostrade e degli hotel. Il Bndes (la Banca nazionale dello sviluppo economico e sociale, controllata dal ministero dello sviluppo, dell’industria e del commercio estero, ndt) ha appena concesso un prestito di 200 milioni di dollari per il completamento dell’Itaquerão, il nuovo stadio del Corinthians, dove si giocherà la prima partita del Mundial.

Stanchi di pane e circo

La Articulación Nacional de los Comités Populares de la Cop ha diffuso un rapporto in cui segnala che nelle dodici città che ospiteranno le partite del Mundial  ci sono 250 mila persone che rischiano di essere sfrattate, il calcolo somma quelle minacciate con l’assegnazione di un nuovo alloggio e quelle che vivono in areee contese per la realizzazione dei lavori (BBC Brasil, 15 de junio de 2013). Si sono verificati casi nei quali un’abitazione è stata demolita con un preavviso di 48 ore. Molte famiglie costrette al trasloco il fatto di aver ricevuto destinazioni molto lontane dai luoghi in cui vivevano, con indennizzi insufficienti all’acquisto di una nuova casa in zone nelle quali i costi sono mediamente di cinquemila dollari.

Per completare il panorama, solo per la Copa de las Confederaciones è stato messo in atto un piano militare che prevede la mobilitazione di 23 mila soldati delle tre armi e comprende un centro di comando, controllo e intelligence. Il dispositivo mobilita 60 aeronavi e 500 veicoli da terra. L’organizzazione del Mundial 2014 ha obbligato il Brasile a costruire 12 stadi, 21 nuovi terminal di aeroporti, 7 piste di atterraggio e 5 terminal portuali. Il costo totale per lo Stato di tutti i lavori sarà di 15 miliardi di dollari.

Di fronte a un simile spiegamento di costi per costruire recinti di lusso presidiati con la massima sicuerezza, il Consiglio nazionale delle Chiese cristiane (Conic) ha diramato un comunicato in cui condanna la brutalità della polizia assicurando che quanto accaduto il 13 giugno a São Paulo “ci rimanda a tempi oscuri della storia del nostro paese” (www.conic.org.br). Il testo delle chiese denuncia la mancanza di apertura al dialogo e afferma che “la cultura autoritaria contina ad essere una caratteristica dello Stato brasiliano”. Il comunicato del Conic ricorda al governo che il Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu ha appena inviato alcune raccomandazioni, tra le quali spicca quella di chiudere la polizia militare. La Conic crede che la repressione poliziesca contro le manifestazioni sia la stessa degli “stermini di giovani che accadono ogni giorno nelle periferie delle città” e conclude dicendo che i grandi eventi porteranno più profitti solo al “mercato finanziario e ai megagruppi imprenditoriali”. “Non vogliamo solo circo. Vogliamo anche pane e frutti della giustizia sociale” dice la Conic.

Se questo è lo stato d’animo delle chiese, si può immaginare come si sentano i milioni di giovani che impiegano due ore per andare a lavorare e tre per tornare a casa “in omnibus stupidi e cari e affrontano 200 chilometri di traffico congestionato”, come racconta lo scrittore Marcelo Rubens Paiva (O Estado de São Paulo, 16 de junio de 2013). Tutti gli abitanti di São Paulo sanno che i ricchi viaggiano in elicottero. Il Brasile possiede una delle maggiori flotte aeree private per dirigenti del mondo. Da quando governa il Pt la flotta di elicotteri è cresciuta del 58,6 per cento, secondo l’ Asociación Brasileña de Aviación  General (Abag).

São Paulo ha 272 eliporti e 650 elicotteri privati che fanno circa 400 voli al giorno. Molto più di quanti se ne facciano a Tokio e a New York. “Attualmente la capitale paulista è la sola città del mondo che possiede un controllo del traffico aereo esclusivo per elicotteri”,  dice la Abag. Per questo scorre l’indignazione e per questo in tanti festeggiano il ritorno della protesta. Hanno dovuto aspettare vent’anni.

Da leggere:

Una risposta di dignità sociale di Raul Zibechi 21.06.2013

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