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20 Dicembre 2013

L'economia che distrugge e la via d'uscita
di Paolo Ermani

La schiera di oppositori del modello di società liberista sta crescendo in tutte le correnti di pensiero, a destra come a sinistra. La dimostrazione sempre più selvaggia che questo sistema economico sta causando danni irreversibili alla società umana e al pianeta è ormai sotto gli occhi di tutti. Dal papa a Naomi Klein, sono molti i protagonisti anche impensabili di questo dissenso che ci avverte che questa economia uccide.

A partire dal papa, primo esponente del mondo conservatore cattolico, fino alla giornalista Naomi Klein, una delle persone più radicali del panorama alternativo mondiale, l’opinione è ormai diffusa: questa economia uccide.

Che ciò avvenga veramente, è sotto gli occhi di tutti. Un sistema che ha il profitto come unica fede non può che travolgere qualsiasi ostacolo sul suo percorso, proprio così come sta facendo in maniera sempre più dannosa e distruttrice, mettendo in serio pericolo le basi stesse della vita sulla terra.

Recentemente, sia papa Francesco che la Klein hanno usato parole chiare per descrivere la situazione, parole che sono state riprese da molti mass media. Nell'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium il papa ha affermato che l’attuale sistema economico «È ingiusto alla radice» e che . «Questa economia uccide». Parla inoltre di «mercato divinizzato» dove impazzano la speculazione finanziaria, l'evasione fiscale selvaggia ed egoista e la corruzione capillare.

Le dichiarazioni di Naomi Klein in alcuni suoi recenti scritti comparsi su alcune fonti mediatiche molto note sono molto simili. Riportando i risultati di alcune ricerche sul clima da parte di alcuni scienziati che sono scesi in prima linea sul fronte dell'attivismo politico-ambientalista, la Klein sostiene che «A chiunque nutra in cuor suo un impulso di ribellione e abbia sognato di rovesciare l’attuale ordine economico per introdurne uno che non spinga al suicidio i pensionati, questo lavoro dovrebbe risultare particolarmente interessante. Perché dimostra che l’aspirazione a disfarsi di questo sistema spietato per sostituirlo con uno nuovo (e magari, lavorandoci molto, anche migliore) non è più questione di orientamento ideologico, ma è piuttosto una necessità per la sopravvivenza della specie umana» (qui la traduzione) (fonte primaria: New Statesman).

Nell'articolo in questione, pubblicato originariamente sul New Statesman, e tradotto poi da Internazionale, è chiaro sin dal titolo (“Solo una rivoluzione salverà il pianeta. La crescita ad ogni costo sta uccidendo la Terra. Anche i climatologi sono arrivati alla conclusione che il sistema economico capitalista non è più sostenibile”) che le soluzioni tiepide non sono più possibili.

Nel pezzo della Klein, attraverso la voce e le ricerche di eminenti studiosi e scienziati, si dimostra che solo una mobilitazione planetaria potrà arrestare una situazione ormai fuori controllo. Quindi, altro che riforme o blande leggine: solo un cambiamento radicale potrà agire in questo senso. Cambiamento auspicato non da facinorosi terroristi, bensì da distinti e razionali ricercatori accademici.

Del resto, lo sappiamo bene, i tempi di reazione della politica sono biblici, anche perché i suoi protagonisti sono proni ai desideri e dettami dell’economia che uccide. Dunque, la speranza di un cambiamento di rotta risiede in ognuno di noi e in una azione diretta, individuale e collettiva.

Naomi Klein identifica nelle manifestazioni, nella resistenza, nel moltiplicarsi di gruppi che ovunque nascono per opporsi, la chiave di volta del tanto atteso cambiamento.

Di sicuro, le azioni di chi si oppone sono importanti, ma io credo che, almeno nei nostri paesi occidentali, anche l'opposizione plateale non sia così risolutiva. Se veramente si vuole combattere l’economia assassina, occorre affrontarla sul suo stesso piano, cioè prevalentemente appunto quello economico. Non è molto utile partecipare a mille manifestazioni di piazza se poi con i nostri soldi siamo i primi ad alimentare lo stesso sistema che diciamo di combattere. Non serve dire che l’Enel inquina e poi continuare a pagarle le bollette, senza cambiare fornitore di corrente elettrica. Non serve urlare contro la finanza internazionale e poi avere il conto corrente nelle solite banche che fanno il suo gioco. Non serve atteggiarsi a fare gli “alternativi” e poi lavorare per qualche datore di lavoro, multinazionale o azienda a cui dell’ambiente e delle persone non interessa nulla.

La vera risposta è quindi la creazione di una cultura completamente diversa, che non pensa che il massimo che si possa fare per contrastare questo tipo di degrado socio-ambientale sia una manifestazione, una raccolta di firme o il dare il voto a qualcuno, ma che ponga le basi etiche, sociali, economiche, lavorative per il vero cambiamento radicale di cui ha necessità il mondo intero, partendo proprio da azioni personali concrete e da scelte di vita.

Certo, è più difficile costruire che protestare, è più difficile pensare in modo indipendente e realizzare alternative dirette che delegare qualcuno che faccia e pensi per noi, ma a quanto pare non abbiamo grandi scelte: o agiamo noi direttamente oppure verremo spazzati via, per quante manifestazioni o proteste potremo fare. La Grecia degli ultimi mesi ce lo insegna.

Ai giganti del profitto si può solo sottrar loro la terra da sotto i piedi. Occorre agire con intelligenza, perseveranza e tenacia. Un nuovo mondo non nasce dal nulla, non nasce solo dalla rabbia, ma dalla attenta costruzione di valori molto diversi da quelli che ci vogliono divisi e arrabbiati. Anche perché poi, quasi automaticamente, se non si costruisce una alternativa tutti assieme, spunteranno sempre dei capi, dei leader, dei guru che cercheranno di condurci per strade che rispondono solo ai loro interessi, che siano economici, politici o di ego smisurato.

Le alternative però ci sono già ora, sono percorribili e praticabili, assai più di quello che normalmente si è portati a pensare. Basti pensare a cosa, dal 2002 ad oggi, è riuscita a mettere in piede la vasta alleanza di gruppi e comitati che hanno costituito la Rete di Economia Solidale, realtà che si sta spendendo per la costruzione di una economia "altra", a partire dalle mille esperienze di economia solidale attive in Italia. Sono state attivate reti locali, i cosiddetti distretti, come passaggio fondamentale per la costruzione di una futura rete italiana di economia solidale. Collegarsi a e supportare oggi queste realtà, grazie a possibilità di comunicazione un tempo inimmaginabili, è molto facile. Basta solo una determinata volontà interiore e un minimo di azzardo rispetto alla sicurezze precedenti che imprigionano noi e un pianeta avvilito.

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