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18 luglio 2013

La crisi secondo Hegel
di Sebastien Valkenberg

Nella Fenomenologia dello spirito il filosofo tedesco afferma che il bisogno di riconoscimento è più forte delle motivazioni economiche. Un'idea che i politici europei non riescono a capire.

Quasi certamente nessun libro è stato accusato più spesso di essere illeggibile. La Fenomenologia dello spirito è stata appena tradotta integralmente in olandese. Malgrado sia difficile da leggere, questo classico della filosofia, pubblicato nel 1807, può aiutare a comprendere l’attuale crisi dell’euro. Il libro suggerisce che i politici falliranno sempre se continueranno a pensare a una crisi soltanto come a un problema esclusivamente economico.

La reazione di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, al progetto britannico di indire un referendum sulla sua appartenenza all’Ue è molto esemplificativo al riguardo. Secondo Schulz si tratta di una cattiva idea. "L’Europa à la carte di Cameron non è un’opzione. Dobbiamo concentrarci sulla creazione dei posti di lavoro e sulla crescita, non su interminabili discussioni sui trattati europei”.

L’Ue è portatrice di prosperità: è l’opinione ampiamente condivisa tra i policymaker, e nei Paesi Bassi dai leader come il primo ministro [Mark] Rutte ma anche dal Presidente della Confindustria locale Vno-Ncw, Bernard Wientjes. "I due terzi delle esportazioni dei Paesi Bassi vanno in Europa", ha detto di recente all’emittente radiofonica Bnr Nieuwsradio. "Un milione e mezzo di posti di lavoro dipendono dall’Europa. Grazie all’Europa noi guadagniamo 180 miliardi di euro. L’Europa e l’euro costituiscono la colonna portante dell’economia olandese”.

Leggendo Hegel si capisce chiaramente che questa enfasi sull’euro si basa su un errore di giudizio. Quanto maggiore è la ricchezza, tanto maggiore è il sostegno all’Europa? No, non è così che funzionano le cose, spiegò due secoli fa il filosofo tedesco.

Essere guardati e ascoltati per noi è quasi più importante che respirare

A chi vuole capire la crisi dell’euro basta leggere il lungo brano sulla lotta per il riconoscimento. Essere guardati e ascoltati per noi è quasi più importante che respirare. La smania di riconoscimento porta automaticamente al conflitto. Il rapporto di due persone, la “dialettica servo-padrone”, appartiene a Hegel come l’“Übermensch” appartiene a Friedrich Nietzsche e “la banalità del male” a Hannah Arendt. Il servo non potrà mai dare al padrone il riconoscimento al quale egli aspira. Il vero riconoscimento, pertanto, non può essere imposto.

Sul lungo periodo il rapporto gerarchico tra servo e padrone è insostenibile. Dal punto di vista di Hegel, servo e padrone spianano la strada alla società nella quale tutti i cittadini hanno i medesimi diritti: la democrazia. Circa due secoli dopo, il filosofo americano Francis Fukuyama è partito proprio da questo. Quando ha proclamato la “fine della storia” egli ha indicato nella democrazia “la” forma di governo che meglio soddisfa il bisogno di riconoscimento. Le elezioni non sono soltanto uno strumento per regolare il passaggio dei poteri: è altrettanto importante il fatto che i cittadini abbiano voce in capitolo.

In ogni caso la crisi dell’euro ci insegna che è difficile trovare persone che siano democratiche fino in fondo. Schulz, presidente dell’ente che dovrebbe incarnare niente meno che la democrazia stessa, riduce il referendum britannico a una faccenda puramente amministrativa, che assorbe più tempo di ogni altra cosa. Questo svaluta la partecipazione politica riducendola a un lusso, che può andare bene quando le cose vanno bene, ma è a dir poco inopportuna nel bel mezzo di una crisi.

Tuttavia, a modo suo Schulz è favorevole a una società basata sull’uguaglianza. Crede che i paesi dell’Europa settentrionale (ricchi) debbano aiutare quelli dell’Europa meridionale (poveri) con un’ampia gamma di misure di sostegno. Ciò può portare a maggiore eguaglianza, anche se del tipo immaginato da Hegel, ma quella che Karl Marx sostenne a metà del diciannovesimo secolo.

Europa marxista

Sempre più spesso leggiamo il testo di Hegel con gli occhi di Marx, per il quale i problemi hanno in primo luogo un aspetto economico. Molti policymaker ragionano esattamente nello stesso modo. Se l’elettorato si lamenta, quasi certamente la lamentela ha a che vedere con la prosperità. Ciò ha portato alla convinzione che gli euro costituiscano lo strumento più importante a loro disposizione. Quindi pongono rimedio a un’insoddisfazione con qualche sussidio qua e qualche incentivo fiscale là. L’argomentazione implicita è che il comportamento degli elettori dipende soprattutto dai loro portafogli.

Chi riduce il cittadino a “homo economicus” ha un punto debole. Per loro è difficile capire che i cittadini possono essere motivati da qualcosa di diverso dai fattori economici. La scorsa primavera un sondaggio ha dimostrato che il 64 per cento dei cittadini olandesi vuole un referendum sull’Ue. È improbabile che questa diffidenza scompaia grazie allo scenario illustrato da Schulz sui posti di lavoro e la crescita. Tenendo presente Hegel, è alquanto verosimile che i cittadini siano disposti a rinunciare a un po’ di prosperità se questo può significare rimanere padroni del proprio destino.

Il sondaggio in Olanda di De Hond (su un campione di duemila persone) ha dimostrato che la gente si preoccupa di più per il rispetto della democrazia nell’Ue. Oltre a ciò, i politici offrono un serio motivo per dubitare del loro amore per la democrazia. Jean-Claude Juncker, ex responsabile dell’Eurogruppo, di recente ha detto a Der Spiegel “che se ce ne sarà bisogno, i politici dovranno fare le scelte giuste, anche se molti elettori penseranno che sono sbagliate”.

A quanto sembra, la democrazia è accettabile soltanto finché porta ai risultati elettorali giusti. Per i politici la Fenomenologia dello spirito deve servire da monito a svegliarsi. Con la crisi dell’euro che infuria, il libro non avrebbe potuto essere tradotto in un momento migliore.

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