Originale: New York Times
http://znetitaly.altervista.org
28 settembre 2013

I plutocrati si sentono perseguitati
di Paul Krugman
Traduzione di Giuseppe Volpe

Robert Benmosche, il capo esecutivo dell’American International Group (AIG) ha detto qualcosa di stupido l’altro giorno. E dovremmo esserne felice perché i suoi commenti sottolineano un costo importante ma raramente dibattuto della disuguaglianza estrema di reddito, cioè l’ascesa di un gruppo piccolo ma potente di persone che possono soltanto essere definite sociopatiche.

Per quelli che non ricordano, l’A.I.G. è una gigantesca impresa di assicurazioni che ha avuto un ruolo cruciale nel creare la crisi economica globale, sfruttando scappatoie nei regolamenti della finanza per vendere un vasto numero di garanzie di solvibilità che non aveva modo di onorare. Cinque anni fa le autorità statunitensi, temendo che il crollo dall’A.I.G. potesse destabilizzare l’intero sistema finanziario, sono intervenute con un enorme salvataggio. Ma persino i decisori della politica si sono sentiti malamente strumentalizzati; ad esempio Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve, ha successivamente testimoniato che nessun altro episodio della crisi lo ha fatto arrabbiare altrettanto.

Ed è anche peggio. Per un certo tempo l’A.I.G. è stata essenzialmente un ente del governo federale, che possedeva il grosso delle sue azioni, e tuttavia ha continuato a pagare elevati premi ai dirigenti. C’è stata, comprensibilmente, molta indignazione del pubblico.

Così ecco cos’ha fatto il signor Benmosche in un’intervista al The Wall Street Journal: ha paragonato il tumulto a proposito dei premi ai linciaggi del Profondo Sud – quelli veri, gli omicidi – e ha dichiarato che il contraccolpo sui bonus è stato “altrettanto brutto e altrettanto sbagliato”.

Potete trovare incredibile che qualcuno, anche per un solo istante, consideri appropriato questo paragone. Ma in realtà c’è stata un’intera serie di storie simili. Nel 2010, ad esempio, c’è stato uno scoppio d’ira simile di Stephen Schwarzman, il presidente del Gruppo Blackstone, una delle maggiori società di private equity del mondo. Parlando delle proposte di chiudere la scappatoia sulla partecipazione agli utili – che consente ai dirigenti di società come la Blackstone  di pagare un’imposta del solo 15% su gran parte del loro reddito – il signor Schwarzman ha dichiarato: “E’ una guerra; è come quando Hitler ha invaso la Polonia nel 1939”.

E si sa che simili dichiarazioni riferite pubblicamente non spuntano dal nulla. Roba simile è certamente ciò che i Padroni dell’Universo si dicono l’un l’altro in continuazione, incontrando cenni di accordo e approvazione. E’ solo che a volte dimenticano che non dovrebbero dire cose simili dove la plebe potrebbe sentirle.

Si noti, anche, ciò che entrambi stavano difendendo, cioè i loro privilegi. Il signor Schwarzman si è indignato per l’idea di dover pagare le tasse proprio come la gente piccina; il signor Benmosche ha dichiarato, in effetti, che l’A.I.G. aveva titolo al salvataggio pubblico e che dai suoi dirigenti non ci si poteva attendere alcun sacrificio in cambio.

Questo è importante. A volte i ricchi parlano come se fossero personaggi di “La rivolta di Atlante” non chiedendo alla società altro che di essere lasciati in pace dai parassiti. Ma queste persone hanno parlato a favore della ridistribuzione, non contro: la ridistribuzione da parte del 99 per cento a persone come loro. Questo non è libertarianismo; è una pretesa di trattamento speciale. Non è Ayn Rand; è ancien régime.

A volte, in effetti, membri dello 0,01 per cento sono espliciti a proposito del loro sentire a proposito dei propri diritti. E’ stato in un certo modo ristoratore quando il vicepresidente della Berkshire Hathaway ha dichiarato che dovremmo essere “grati a Dio” per il salvataggio di Wall Street, ma che gli statunitensi comune, in difficoltà finanziarie, dovrebbero semplicemente “subire e star zitti”. Per inciso, in un’altra intervista – condotta nella sua villa sulla spiaggia a Dubrovnik, Croazia – il signor Benmosche ha dichiarato che l’età della pensione dovrebbe salire a settanta o ottant’anni.

Il fatto è che in generale i ricchi hanno realizzato il loro desiderio. Wall Street è stata salvata mentre non lo sono stati i lavoratori e i proprietari di case. La nostra cosiddetta ripresa non ha fatto granché per i lavoratori comuni, ma i redditi al vertice sono saliti alle stelle, con quasi tutti i guadagni dal 2009 al 2012 andati all’un percento al vertice e quasi un terzo allo 0,01 per cento al vertice, cioè a persone con redditi superiori a dieci milioni di dollari.

E dunque a che cosa si deve la rabbia? Che motivo c’è per piagnucolare? E si tenga presente che le affermazioni che i ricchi sono perseguitati non vengono da pochi sbruffoni. Si trovavano dappertutto nelle pagine degli editoriali e sono state, in realtà, un tema centrale della campagna elettorale di Romney l’anno scorso.

Beh, io ho una teoria. Quando si hanno tutti quei soldi cos’è che si cerca di comprare facendone altri? Già si possiedono molteplici grandi ville, domestici, aerei privati. Quello che a quel punto si vuole davvero è l’adulazione; si vuole che il mondo si inchini al nostro successo. E dunque il pensiero che gente dei media, del Congresso e persino della Casa Bianca faccia affermazioni critiche su persone come te ti fa uscir pazzo.

E’, naturalmente, incredibilmente meschino. Ma il denaro conferisce potere e grazie all’impennata della disuguaglianza queste persone meschine dispongono di un sacco di soldi. Perciò i loro piagnucolii, la loro rabbia per non essere oggetto di deferenza universale, possono avere conseguenze politiche reali. Temete l’ira dello 0,01 per cento!

 


Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

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Fonte:  http://www.zcommunications.org/plutocrats-feeling-persecuted-by-paul-krugman.html

 

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