Versione integrale EuroMemorandum 2014: EuroMemorandum_2014.pdf


http://sbilanciamoci.info
12/12/2013

Il controvertice della periferia

Più spesa sociale, un bilancio europeo al 5 percento del Pil per sostenere produzione e occupazione, e un cambio radicale della governance europea. Un'anticipazione dell'ultimo rapporto di Euromemorandum, che verrà presentato in anteprima sabato a Roma al convegno "L'Europa giusta" con esperti provenienti dai paesi della periferia europea

L'Unione europea è in condizione di uscire dalla recessione, ma per fare fronte alle drammatiche conseguenze che le politiche di austerity hanno generato soprattutto nei paesi della periferia, e per evitare che partiti populisti o di destra continuino a capitalizzare la diffusa disaffezione nei confronti dell'Unione, occorre un rapido e deciso cambio di rotta. La strada tracciata dall'ultimo rapporto dell'Euromemorandum (European Economists for an Alternative Economic Policy in Europe), che sarà presentato in anteprima sabato 14 dicembre al convegno “L'Europa giusta”, organizzato dalla Scuola del sociale in collaborazione con Sbilanciamoci! ed Europén, si muove lungo cinque direttrici. Politica fiscale e monetaria, politica finanziaria e bancaria, politica sociale, politica industriale, e governance europea, con un approfondimento sulle conseguenze dell'accordo commerciale bilaterale che Europa e Stati uniti si apprestano a firmare.

Le pesanti politiche di austerità hanno generato una profonda polarizzazione sociale in Europa e una significativa trasformazione della distribuzione del reddito. Mentre la Banca centrale europea ha stabilizzato le banche con circa 1.000 miliardi di euro di prestiti triennali incondizionati, il credito ai governi continua ad essere vietato. Così, a sostenere il costo dell'aggiustamento dei deficit pubblici, sono soprattutto i salari. Il finanziamento dei disavanzi pubblici andrebbe invece mutualizzato attraverso l'emissione di obbligazioni in euro emesse dall’insieme dei paesi così da evitare che la speculazione si concentri sui paesi più deboli; il bilancio europeo dovrebbe arrivare al 5 percento del Pil dell'Unione per avere un impatto significativo sulla produzione e sull'occupazione; mentre per combattere la disoccupazione, e contribuire al superamento della debolezza della domanda interna, la settimana lavorativa normale dovrebbe essere riportata verso le 30 ore a parità di retribuzione.

Le istituzioni europee dovrebbero, come misura immediata, valutare l'impatto sociale causato dai tagli alla spesa imposte agli Stati membri e assicurare il necessario supporto soprattutto ai giovani che stanno subendo il peso maggiore della disoccupazione e della povertà. I sussidi dei programmi di assicurazione sociale dovrebbero essere estesi con urgenza a tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro tipo di contratto. Improcrastinabile poi è la definizione di una politica industriale che esca dal quadro ristretto della politica di concorrenza orientata esclusivamente agli obiettivi di performance a breve termine, collegandosi invece all'obiettivo di una trasformazione socio-ecologica.

Infine, le questioni della governance Ue. L'entrata in vigore del Trattato di stabilizzazione, coordinamento e governance e la direttiva “Two Pack” segnalano che la politica economica nei paesi della zona euro è ora assoggettata al pieno controllo centrale, ma anche se i poteri dei parlamenti degli stati membri sono stati radicalmente ridotti, non vi è alcun corrispondente aumento dei poteri del Parlamento europeo. Secondo gli economisti dell'Euromemorandum è dunque necessaria sia l'abrogazione delle nuove misure di governance che il loro esplicito assoggettamento alle altre priorità: occupazione, sostenibilità ecologica e giustizia sociale.

Il convegno sarà anche una prima occasione di confronto tra esperti ed economisti provenienti da Francia, Grecia, Spagna e Portogallo. Un vertice dei paesi del Sud, per iniziare a progettare, in vista soprattutto delle elezioni di maggio per il rinnovo del Parlamento europeo, un'Europa più giusta.

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