Originale: Aljazeera
http://znetitaly.altervista.org
28 giugno 2013

Obama fa marcia indietro riguardo a Snowden
di Mark Weisbrot
Traduzione di Maria Chiara Starace

In un’intervista videoregistrata con il giornalista Glenn Greenwald, Edward Snowden ha detto che “le più potenti agenzie di spionaggio” (come la CIA) erano così tremende che “nessuno vi si può opporre in maniera significativa. Se vogliono “trovarvi, col tempo lo faranno.”

Questo rimane da vedersi. Mercoledì il presidente Obama ha battuto rapidamente in ritirata rispetto alle sue relazioni  globali pubbliche e diplomatiche  e dalla sua campagna politica contro Snowden. E’ stata una sorprendente, anche se implicita, ammissione di sconfitta. Ecco qui il presidente della nazione più potente del mondo, con gli organi di stampa più influenti del mondo che si sono mobilitati per la sua causa, che ora cerca tranquillamente di  abbassare il profilo di un problema che il suo governo aveva elevato a una delle più grosse notizie mondiali.

Obama non ha parlato ai presidenti di Cina e Russia, ha detto, perché “non avrei dovuto farlo. Questa è una cosa di cui si occupano regolarmente i funzionari che devono far rispettare la legge nei vari paesi.” Tranne che questi stessi governi se ne sono occupati nello stesso modo in cui gli americani si occupano delle irritanti telefonate che propongono di acquistare oggetti.  Hong Kong ha con noncuranza “riagganciato” il telefono davanti alla richiesta di estradizione fatta dall’Amministrazione Obama. Il presidente Putin, mercoledì ha fornito un’allegra  risposta per  “levarselo dai piedi”  dicendo che Snowden era un “uomo libero”, e  usando un’analogia con tosatura di un maialino (“ci sono tanti urli, ma poca lana”n n.d.t.), ha spiegato chiaramente che aveva cose più interessanti a cui pensare che aiutare una potenza arrogante e scortese a mettere le mani su una fastidiosa “talpa”. Le minacce del  Segretario di Stato statunitense, John Kerry, che l’inadempienza a seguire le direttive di Washington “avrebbe delle conseguenze” si sono rivelate nulla di più che una finta e una spacconata.

“Non ho certo intenzione di far decollare dei jet in allarme per arrestare un pirata informatico di 29 anni,” ha detto Obama in risposta alla domanda se avrebbe tentato di obbligare all’atterraggio un aeroplano che portava via Snowden dalla Russia. Questa è stata la notizia migliore della settimana, per Snowden, perché quello scenario era molto probabilmente uno dei più grossi ostacoli alla sua libertà. Potrebbe plausibilmente arrivare in Sud America senza volare attraverso lo spazio aereo degli Stati Uniti o senza fermarsi in paesi che prendono ordini dagli Stati Uniti, ma che cosa potrebbe impedire al governo statunitense di costringere l’aereo ad atterrare quasi dappertutto lungo il tragitto? La legge internazionale, si potrebbe dire, ma sento già le risatine di derisione  da parte  della Casa Bianca e del Pentagono.

E’ stato un episodio umiliante per il POTUS (il nome in codice dei servizi segreti per: Presidente degli Stati Uniti- President Of the United States) e per il suo Dipartimento di stato. Il piccolo Ecuador, liquidato dagli opinionisti di destra come una “repubblica delle banane”, è stato sprezzante     e si è avvantaggiato davanti alla  minaccia di Washington di  tagliare il suo accesso preferenziale ai mercati statunitensi se offriva asilo a Snowden. “Non abbiamo bisogno di preferenze commerciali che puzzano,” è stata la traduzione non letterale in inglese.

“Davanti alle minacce, all’insolenza, e all’arroganza di certi settori statunitensi, che hanno fatto pressioni per eliminare le tariffe preferenziali a causa del caso Snowden, l’Ecuador dice al mondo che noi in modo unilaterale e irrevocabile rinunciamo alle tariffe preferenziali,” ha detto ieri il presidente Rafael Correa. E’ offensivo cercare di delegittimare uno stato perché riceve una richiesta di asilo, ” ha aggiunto.

Proprio per convincerli del suo punto di vista,  il governo dell’ Ecuador ha offerto agli Stati Uniti 23 milioni di dollari per  “un tirocinio su diritti umani”, per aiutare il governo statunitense a evitare la “tortura, le uccisioni extra-territoriali, e altre azioni che denigrano l’umanità.

La vera sorpresa, però, è stata che la Casa Bianca abbia impiegato così tanto tempo a rendersi conto che sarebbero stati meglio se avessero escluso questa storia dall’ambito delle informazioni.

All’inizio, naturalmente, ci sono state proprio le rivelazioni che il governo statunitense aveva spiato diecine di milioni di americani, in segreta e in chiara violazione  del IV Emendamento alla Costituzione. Per non parlare dello spionaggio degli altri cittadini del mondo. Secondo, la ricerca di Snowden ha rivelato delle cose che Washington non ama pubblicizzare: non ultimo il fatto che l’influenza degli USA nel mondo era andata  affondando come un sasso durante gli ultimi dieci anni circa.

Nessuna meraviglia, quindi che Obama abbia deciso di tirarsi indietro. La sua squadra poteva vedere dove portava questo dibattito se continuava. La “guerra al terrore” sta diventando stantia, e la cornice  della Guerra Fredda dove cercavano di ricomporre la disubbidienza civile di Snowden, è davvero vecchia. Cioè, esattamente perché gli americani  dovrebbero avere paura della Russia nel 21° secolo – o della Cina – che non ha neanche una base militare fuori dal suo paese (in confronto alle centinaia di basi del Pentagono in tutto il mondo?) E Snowden è un traditore o una spia soltanto perché è fuggito a Hong Kong e nell’aeroporto russo per evitare la persecuzione politica? Anche se non ha avuto nessun contatto con nessun governo, e non gli ha venduto o dato nessuna informazione segreta? Anche se ha dato informazioni soltanto ai giornalisti e si è accordato con loro a non pubblicare nulla che possa danneggiare la sicurezza degli americani?

L’Amministrazione Obama  ha pensato che accusando Snowden in base all’Espionage Act, lo avrebbe potuto definire traditore, ma forse anche questo poteva avere l’effetto contrario. Dal momento che, chiaramente, non ha commesso nessun reato del genere, l’accusa forniva a ogni governo o sistema giudiziario buone ragioni legali per garantirgli l’asilo.

E perché, hanno bisogno di tutte queste informazioni che stanno comunque raccogliendo? Il sociologo Todd Gitlin ha fornito una bella visione di insieme di come il governo ha tradizionalmente usato la sorveglianza domestica per opporsi, infiltrasi, e discreditare (talvolta per mezzo provocazioni violente) i movimenti politici di opposizione. Nel 2011, la polizia di Boston, il Centro dei servizi segreti regionale di Boston, finanziato dalla federazione, e l’FBI, sembra che si siano così intestarditi sugli attivisti pacifici come quelli del movimento Occupy, di Code Pink, e dei Veterans for Peace, che sembrano aver mancato i veri terroristi che hanno buttato le bombe durante la Maratona di Boston, malgrado avessero informazioni segrete su uno di loro in grembo all’FBI.

Ci sono diecine di milioni di americani che comprendono già benissimo che  la “guerra al terrore” è stata usata come pretesto per erodere le nostre libertà civili in patria e commettere terribili crimini all’estero. La coraggiosa azione di informatore di Snowden, e gli sforzi senza sosta di Glenn Greenwald di informare il pubblico, hanno portato molte altre persone nel reame  di interrogarsi su      tutta la cornice  marcia che giustifica questi abusi e queste atrocità. Chi è che protegge il nostro governo, comunque, quando invade altri paesi e crea nuovi nemici ogni settimana facendo cadere bombe dai droni sui civili in luoghi come il Pakistan e lo Yemen? E’  più probabile che gli americani vengano colpiti da un fulmine che da un terrorista.

Le voci di dissenso sono aumentate man mano che la storia continua. Alcune petizioni: sul sito web della Casa Bianca, per un perdono da parte del presidente, 123.000 firme, Roots Action, Giù le mani da Snowden (31.000), Avaaz, per il rispetto dei diritti di Snowden e per eliminare il programma di PRISM (1,3 milioni). Ieri molte celebrità (compresi Oliver Stone, Danny Glover, John Cusack), importanti delatori (Daniel Ellsberg, Joe Wilson, Thomas Drake, Colleen Rowley), ed esperti (Noam Chomsky, Juan Cole e molti altri), hanno dato inizio a  una petizione al presidente Rafael Correa perché garantisca asilo politico ad Assange.

Sì, la squadra di Obama ha tutti i motivi di volere che  tutta questa storia venga abbandonata. Forse, però, potrebbe  non trovare tanto facile liberarsene.

 


Mark Weisbrot è condirettore del Centro per la ricerca economica e politica, a Washington, D.C. E’ anche presidente dell’organizzazione non governativa  Just Foreign Policy.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/obama-retreats-on-snowden-by-mark-weisbrot

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