Il Fatto Quotidiano
6 luglio 2013

Datagate, Venezuela e Nicaragua sfidano Washington e offrono asilo a Snowden

Sale a tre il numero di Paesi sudamericani che hanno offerto aiuto all'ex analista dei servizi americani ricercato per le rivelazioni. Dopo il presidente boliviano Evo Morales, anche Maduro e Ortega si sono detti pronti ad accogliere il "fuggitivo"

Sale a tre il numero di Paesi sudamericani che hanno offerto asilo a Edward Snowden, l’ex analista dei servizi americani ricercato per le rivelazioni del Datagate. Dopo il presidente boliviano Evo Morales, ieri sera anche il venezuelano Nicolas Maduro e il nicaraguense Daniel Ortega hanno offerto la protezione dei loro Paesi al “fuggitivo”.

Maduro ha annunciato in un discorso trasmesso in diretta televisiva che offriva “asilo umanitario” a Snowden “per proteggerlo dalla persecuzione che è stata scatenata da uno dei governi più potenti del mondo”. Poco prima Ortega aveva detto in un discorso pubblico che il suo Paese potrebbe ricevere l’ex analista dell’intelligence americano “a braccia aperte, se le circostanze lo permetteranno”, sottolineando che il Nicaragua è “un Paese aperto e rispettoso del diritto di asilo”.

Lunedì scorso, mentre era Mosca per un vertice economico, Morales aveva detto che non aveva ricevuto una richiesta di asilo da parte di Snowden, aggiungendo che “se ci fosse questa richiesta ovviamente saremmo disposti ad analizzare la questione”, perché la Bolivia “è qui per accogliere personalità che denunciano lo spionaggio ed il controllo”. La Casa Bianca ha rifiutato ieri sera di commentare l’offerta di asilo all’ex spia da parte del presidente venezuelano, rimandando ogni commento sulla faccenda al dipartimento di Giustizia.

Intanto la Bolivia ha convocato gli ambasciatori di Italia, Spagna e Francia e il console portoghese a La Paz per chiedere spiegazioni sulla vicenda dell’aereo del presidente boliviano, “dirottato” a Vienna dall’Ue mercoledì notte, per il timore che a bordo ci fosse Snowden. Il ministro alle comunicazioni boliviano, Amanda Davila, ha ricordato che il presidente Morales “è indignato” per il comportamento dimostrato nelle ore in cui il suo aereo è stato bloccato a Vienna da parte dell’ambasciatore spagnolo in Austria, Alberto Carnero. Il diplomatico, ha riferito Davila, ha cercato di salire sull’aereo presidenziale per verificare se a bordo ci fosse Snowden.

L’accusa è stata subito respinta dal ministro degli esteri spagnolo, José Manuel Garcia-Margallo, il quale ha sottolineato che la Spagna “non ha alcun motivo di scusarsi…lo spazio aereo non è mai stato chiuso e dopo le prime voci di una presenza” di Snowden sul velivolo “è bastata la parola del presidente per non adottare alcun provvedimento”. Alla domanda sulle ragioni perché la Bolivia abbia atteso due giorni per reagire, il ministro ha ricordato che La Paz ha dato priorità al vertice-lampo organizzato ieri nella città di Cochabamba tra alcuni presidenti sudamericani vicini a Morales. 

La notizia è arrivata poche ore dopo l’annuncio dato da Wikileaks via Twitter sul fatto che la talpa del Datagate ha presentato una richiesta di asilo ad altri sei Paesi. Snowden è bloccato da ormai 13 giorni nella zona transiti dell’aeroporto Sheremetevo di Mosca e si è visto respingere già diverse richieste d’asilo da vari Paesi. Questa volta, ha però precisato Wikileaks, non sarà rivelato a quali Paesi, per evitare “interferenze” da parte degli Stati Uniti.

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