Illustrazione: la bambina del mais transgenico di Frank Moreno


Fonte: la Jornada
http://comune-info.net
24 ottobre 2013

Si può battere la Monsanto?
di Raúl Zibechi

Tre milioni e mezzo di persone hanno manifestato in centinaia di città del mondo nella Seconda giornata mondiale di azione contro la Monsanto e gli Ogm. Era il 12 ottobre, quattro giorni prima della consegna del World Food Prize, una sorta di Nobel del cibo istituito nel 1986 dall’agronomo  statunitense Norman Borlaug, a un bio-tecnologo di una delle imprese più detestate del pianeta. Partendo da una delle manifestazioni più significative, quella argentina, Raúl Zibechi racconta com’è stato possibile fermare gli impianti della multinazionale e analizza gli elementi chiave di una protesta che può essere un utile punto di riferimento per molti dei movimenti antisistemici

Una delle maggiori multinazionali del mondo viene braccata da diversi movimenti e molteplici azioni, programmate e spontanee, attraverso denunce e mobilitazioni di ogni tipo. Esse convergono contro un’impresa che rappresenta un serio pericolo per la salute dell’umanità. Osservare la varietà delle iniziative esistenti, e apprendere da esse, può essere un modo di comprendere un movimento di nuovo tipo, un movimento che valica le frontiere ed è capace di collegare attivisti di tutto il mondo in azioni concrete.

L’accampamento-presidio alle porte dell’impianto per la lavorazione di sementi che Monsanto sta mettendo su a Malvinas Argentinas, 14 chilometri da Córdoba, è uno dei migliori esempi delle mobilitazioni in corso. La multinazionale progetta l’installazione di 240 silos per semi di mais transgenico, con l’obiettivo di arrivare a 3,5 milioni di ettari seminati. Gli impianti utilizzeranno milioni di litri di sostanze agro-chimiche per la lavorazione delle sementi e una parte degli effluenti si libererà nel suolo o nell’acqua, provocando un grave danno, come sostiene Medardo Ávila Vázquez della Red de Médicos de Pueblos Fumigados.

Il movimento contro Monsanto ha ottenuto vittorie a Ituzaingó, un quartiere di Córdoba vicino al luogo dove si pretende di installare gli impianti di semi di mais. Lì, dieci anni fa, sono nate le Madres che hanno scoperto come l’80 per cento dei bambini del quartiere abbia sostanze agro-chimiche nel sangue e come questa sia una delle cause delle morti e delle malformazioni dei loro familiari. Nel 2012, le madri hanno vinto per la prima volta un processo contro un produttore e un responsabile delle fumigazioni, condannati a tre anni di prigione con la condizionale, senza carcere.

Il presidio di Malvinas Argentinas è già lì da un mese, sostenuto dall’Asamblea de Vecinos Malvinas Lucha por la Vida. Ed è riuscito a conquistare l’appoggio della maggior parte della popolazione: secondo indagini ufficiali, l’87 per cento della popolazione vuole una consultazione popolare e il 58 rifiuta la presenza della multinazionale, però il 73 per cento delle persone interpellate ha paura di esprimersi contro la Monsanto per il timore di subire danni (Página 12, 19/09/13).

Gli accampati hanno resistito a un tentativo di sgombero effettuato dal sindacato delle costruzioni (Uocra), aderente alla Cgt, e alle pressioni della polizia e delle autorità provinciali. Contano invece sull’appoggio del sindaco, di altri sindacati e organizzazioni sociali. Hanno ricevuto il sostegno del Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel e di Nora Cortiñas, delle Madri di Piazza di Maggio. Sono riusciti a paralizzare la costruzione degli impianti impedendo il passaggio dei camion che trasportavano i materiali da costruzione.

L’assedio alla Monsanto è arrivato fino a un piccolo villaggio turistico del sud del Cile, Pucón, sul lago Villarrica, dove 80 dirigenti della transnazionale provenienti da Stati Uniti, Argentina, Brasile, e Cile erano giunti in un lussuoso hotel per realizzare una convention. Gruppi di ambientalisti, cooperative e collettivi di Mapuche di Villarrica e Pucón, in questi giorni, si stanno dedicando a fare degli escrache sulla presenza di Monsanto nel paese (El Clarín, 13/10/13).

Sono soltanto due delle molte azioni che si susseguono in tutta la regione sudamericana. A mio modo di vedere, quelle diverse mobilitazioni in oltre 40 paesi ci permettono di trarre alcune conclusioni, dal punto di vista dell’attivismo antisistemico.

In primo luogo, le azioni di massa alle quali partecipano decine di migliaia di persone sono importanti. Permettono infatti di mostrare all’insieme della popolazione che l’opposizione a imprese come la Monsanto, e dunque agli ogm, non sono questioni poste solo da una minoranza critica. In questo senso, le Giornate mondiali, come quella del 12 ottobre, sono indispensabili.

Le mobilitazioni di piccoli gruppi, decine o centinaia di persone, come a Pucón e Malvinas Argentinas, così come quelle che riguardano diverse imprese minerarie nella Cordigliera andina, sono però necessarie quanto le grandi manifestazioni. Da un lato, perché quello è un modo perché la protesta possa essere presente sui media in modo permanente, ma, soprattutto, quello è il miglior cammino per formare militanti, far sentire assediate le multinazionali e diffondere le critiche a tutte le loro iniziative imprenditoriali.

È nei piccoli gruppi che è solita emergere l’inventiva e nel loro seno nascono le nuove forme del fare capaci di innovare la cultura politica e le forme della protesta. È lì che possono nascere legami di comunità, quei vincoli forti tra le persone che sono necessari ad approfondire la lotta. Dopo un mese di accampamento a Malvinas Argentinas, i manifestanti hanno cominciato ad alzare pareti con i mattoni, hanno costruito un forno di argilla e hanno messo su un orto biologico oltre il margine della strada (Día a Día di Córdoba, 13 ottobre 2013).

In terzo luogo, è fondamentale sostenere le denunce con argomentazioni scientifiche e, se possibile, coinvolgere delle autorità in materia. Il caso del biologo argentino Raúl Montenegro, premio Nobel Alternativo nel 2004 (Right Livelihood Award), che s’è impegnato nella causa contro Monsanto e con le Madres de Ituzaingó, mostra che l’impegno degli scienziati è tanto necessario quanto possibile.

La quarta questione è l’importanza delle opinioni della gente comune, bisogna diffondere le sue convinzioni e i suoi sentimenti sugli Ogm (o qualsiasi altra iniziativa del modello estrattivo). La soggettività delle persone mostra generalmente tratti che non contemplano i più rigorosi studi accademici ma le sue opinioni sono altrettanto importanti.

Credo sia necessario infine puntare l’attenzione non solo su una multinazionale come Monsanto, una delle più terribili tra le molte che operano nel mondo. In realtà, questa è appena la parte più visibile di un modello di accumulazione e sviluppo che chiamiamo estrattivismo e che gira intorno all’espropriazione dei beni comuni e alla trasformazione della natura in merce. In questo senso, è importante sottolineare quel che c’è in comune tra le monocolture transgeniche, l’industria mineraria e la speculazione immobiliare, la forma che l’estrattivismo assume nelle città. Se sconfiggiamo la Monsanto, possiamo vincere anche le altre multinazionali.

 

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