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13 Dicembre 2013

“I semi siano liberi, l’Europa la smetta di fare il gioco delle lobby”
di Giovanni Fez

L’associazione europea SeedFreedom lancia un appello a fronte delle nuove norme presentate dalla Commissione Europea che restringe ulteriormente i margini per la libera circolazione dei semi: “Basta fare il gioco delle multinazionali”. Intanto l’11 dicembre è scaduto il termine che gli eurodeputati avevano per presentare emendamenti al testo della Commissione. Le prossime settimane saranno decisive.

 L’11 dicembre è scaduto il termine che i deputati del Parlamento europeo avevano per presentare emendamenti al testo con il quale la Commissione intende introdurre una nuova regolamentazione per il mercato delle sementi. Testo molto criticato dalle associazioni che raccolgono le realtà contadine di base che si battono per un’agricoltura sostenibile, per la libera circolazione dei semi e per la preservazione della biodiversità. Il nuovo regolamento punta a sostituire 12 direttive europee e contiene, secondo l’associazione europea SeedFreedom, “condizioni ancora più limitative e ulteriore standardizzazione delle sementi. Lo scambio dei semi conoscerà nuove restrizioni e ciò che costituisce la base del nostro cibo diventerà parte di regole di mercato”. “Per le varietà locali, rare e i frutti antichi questo regolamento significherà barriere burocratiche ed economiche che saranno molto difficili da oltrepassare – dice ancora SeedFreedom – Diventerà più complicato anche l’accesso alle varietà biologiche. Probabilmente la commissione agricoltura del Parlamento voterà sul testo a gennaio 2014 e qualche mese dopo ci sarà la votazione in plenaria prima che venga adottata la decisione definitiva dal Consiglio d’Europa”. SeedFreedom chiama quindi a raccolta tutti i cittadini affinchè facciano pressione sulle istituzioni europee per non far passare il testo così com’è stato redatto: “Con queste modalità spesso si arriva ad ignorare la salute pubblica, la biodiversità e gli aspetti etici della produzione alimentare e degli interessi comuni. Chi, dunque, si prenderà a cuore gli interessi della società civile, dei cittadini, degli agricoltori biologici e dei consumatori? Ricordiamoci bene che l’uniformità genetica delle sementi non potrà mai risolvere il problema della fame nel mondo; in molti casi questi semi non riescono ad adattarsi alle condizioni locali e hanno bisogno di grandi quantità di pesticidi e fertilizzanti. Mentre invece l’agricoltura biologica, biodinamica e tradizionale cerca di sviluppare varietà che diano risposte alle esigenze del luogo e che si adattino alle condizioni specifiche per produrre in maniera sostenibile”.

In Italia a battersi per la modifica del testo della Commissione è la Rete Semi Rurali. “La revisione attuata dalla Commissione europea deve tenere in considerazione quegli agricoltori e quei cittadini/consumatori, che, ad oggi, sono stati dimenticati dalla legislazione. Chi cerca varietà locali, tradizionali, non uniformi o con particolari caratteristiche organolettiche o qualitative non può trovarle oggi sul mercato causa una legislazione troppo restrittiva. E’ necessario dare una risposta. Inoltre, la nuova normativa sementiera deve rispettare gli obblighi internazionali firmati dall’Unione europea e in particolare il Trattato FAO sulle risorse genetiche agricole per l’alimentazione e l’agricoltura, favorendo l’uso sostenibile della diversità agricola, tutelando i diritti degli agricoltori e garantendo l’accesso facilitato per fini di ricerca e sperimentazione alle varietà commercializzate”.

Ora i prossimi mesi saranno decisivi; dopo la tappa di gennaio, ci si giocherà veramente tanto, perché non dimentichiamolo: chi controlla i semi, controlla il cibo e quindi la vita.

Clicca qui per leggere le revisioni richieste dalla Rete Semi Rurali

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