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maggio 26, 2013

Come gli USA hanno trasformato tre pacifisti in ‘sabotatori multi-reato’
di Fran Quigley
Traduzione di Miky Lanza

Repressione federale di pacifici manifestanti anti-nucleari che evidenziarono grossolane carenze di sicurezza in fabbrica d’armi.

In appena 10 mesi, gli Stati Uniti sono riusciti a trasformare un’anziana suora cattolica 82enne e due pacifisti da manifestanti anti-nucleari nonviolenti accusati di trasgressioni da contravvenzione in delinquenti federali imputati di violenti crimini di terrorismo. Attualmente carcerati in attesa di sentenza per le loro azioni in un impianto di produzione di armi nucleari di Oak Ridge (Tennessee), con una storia da gelare chiunque si occupi di dissenso negli USA. Ecco quant’è avvenuto.

Nelle prime ore del mattino di sabato 28 luglio 2012, i pacifisti di lunga data suor Megan Rice, 82 anni, Greg Boertje-Obed, di 57, e Michael Walli, di 63, tagliarono la rete metallica di cinta della fabbrica di armi nucleari Y-12 a Oak Ridge, penetrandovi. L’Y-12, detta il Fort Knox dell’industria degli armamenti nucleari, ha in deposito migliaia di tonnellate di uranio molto arricchito e lavora su ognuna delle migliaia d’armi nucleari mantenute dagli USA.

I tre, che si definiscono Transform Now Plowshares [Vomeri da Trasformare Ora, ndt], intendevano da manifestanti nonviolenti disarmare simbolicamente le armi. Avevano con sé bibbie, dichiarazioni scritte, bandiere della pace, vernice spray, fiori, candele, biberon pieni di sangue, pane, martelli con su versetti biblici e tronchesine per filo metallico. Intendevano seguire le parole di Isaia (2:4): “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra.”

Suor Megan Rice è monaca cattolica della Society of the Holy Child Jesus [Società del Bambin Gesù] da oltre sessant’anni. Greg Boertje-Obed, un falegname coniugato con una figlia in età universitaria, è un veterano dell’esercito e abita in una casa del Catholic Worker (Lavoratore Cattolico) a Duluth (Minnesota). Michael Walli, un veterano di due periodi di ferma del Vietnam divenuto operatore i pace, abita nella casa del Dorothy Day Catholic Worker a Washington DC.

Al buio i tre violarono la recinzione con segnali “Non Valicare”, che ammoniscono eventuali trasgressori che un ingresso non autorizzato, una infrazione, è punibile con pene fino a 1 anno di prigione e una multa di $100.000.

Nessun agente di sicurezza arrivò a fermarli.

Così attraversarono una collina con macchia fitta, poi una strada, continuando finché videro il HEUMF (Padiglione materiali d’uranio molto arricchito) circondato da tre cinte, illuminato a giorno. Ancora nessun intervento della sicurezza. Allora penetrarono le tre cinte, appesero le loro bandiere e spruzzarono slogan di pace sul HEUMF. Sempre niente sicurezza. Cominciarono allora a pregare e cantare canzoni come “Down by the Riverside” and “Peace is Flowing Like a River.”

Quando infine arrivò la sicurezza intorno alle 4 e mezza, i tre si arresero pacificamente, furono arrestati e incarcerati.

Il successivo lunedì 30 luglio, Rice, Boertje-Obed e Walli furono chiamati a giudizio, accusati di violazione federale, reato che comporta fino a un anno di prigione. Frank Munger, un giornalista vincitore di un premio del Knoxville News Sentinel, fu il primo a chiedersi: “Se manifestanti disarmati vestiti di scuro hanno potuto raggiungere il nucleo dell’impianto protetti dal buio, fa sorgere domande sulla sicurezza dello stabilimento nei confronti di intrusori più minacciosi.”

Mercoldì 1 agosto, a tutte le operazioni coinvolte col nucleare al Y-12 fu ordinata la sospensione affinché ci si potesse concentrare sulla sicurezza dello stabilimento. La misura (“security stand-down”) fu ordinata dall’appaltatore incaricato della sicurezza al Y-12, B&W Y-12 (una consociazione della Babcock and Wilcox Company e della Bechtel National Inc.) e avallata dalla National Nuclear Security Administration.

Giovedì 2 agosto, Rice, Boertje-Obed, e Walli comparirono in tribunale per un’udienza pre-processuale. Il governo ne chiese la detenzione. Il pubblico ministero li definì un potenziale “pericolo per la comunità” e chiese che fossero tenuti in carcere fino al processo. Il magistrato federale ne permise il rilascio.

Suor Megan Rice uscendo di prigione ammise prontamente ai media lì adunatisi che loro tre erano effettivamente penetrati nella proprietà per svolgere una manifestazione di protesta contro le armi nucleari. “Ma dovevamo farlo — dovevamo rivelare la verità della criminalità che vi si compie, è un nostro obbligo,” disse Rice. Che sfidò anche tutto quanto il settore degli armamenti nucleari: “Abbiamo il potere, e l’amore, e la forza e il coraggio di farlo finire e trasformare l’intero progetto, per cui si sono spesi più di 7.200 miliardi di dollari”, disse. “La verità ci guarirà e guarirà il nostro pianeta, i nostri mali provocati dalla disarmonia del pianeta causata dalle peggiori armi della storia dell’umanità, che non dovrebbero esistere. Per questo doniamo la nostra vita — per la verità sulla terribile esistenza di queste armi”.

Allora il governo cominciò ad aggravare le accuse contro i pacifisti anti-nucleari.

Il giorno dopo il loro ordine di rilascio del magistrato, un agente del ministero dell’Energia (DOE) sporse una denuncia penale federale di reato federale contro i tre per danneggiamento di proprietà federale, un reato punibile da zero a cinque anni di prigione, secondo il Codice USA 18, sezione 1363.

L’agente DOE ammise che i tre portavano una lettera che dichiarava “Siamo allo stabilimento Y-12 perché la nostra umanità stessa rifiuta i disegni del nuclearismo, dell’impero e della guerra. La nostra fede nell’amore e nella nonviolenza c’incoraggia a credere che sia necessaria la nostra attività qui; che veniamo per indurre alla trasformazione, per disfare l’opera passata e presente del Y-12; per disarmare e porre fine a ogni ulteriore tentativo di aumentare la capacità del Y-12 per un’economia e una struttura sociale basata sulla guerra e sull’imperialismo”.

A quel punto, Rice, Boertje-Obed e Walli avevano di fronte una infrazione e un reato punibili fino a 6 anni di prigione.

Ma il governo non si fermò lì. La settimana successiva, le accuse furono ancora ampliate.

Martedì 7 agosto, lo stato federale le aggravò ad accusa triplice. La prima fu l’accusa originaria di danneggiamento al Y-12 in violazione del Codice federale 18 sez. 1363, punibile con pene fino a cinque anni di prigione. Il secondo fu un danno supplementare alla proprietà federale in quanto oltre i $1.000 in violazione del Codice federale 18 sez. 1361, punibile con condanne fino a dieci anni di prigione. Il terzo fu un’accusa di violazione di proprietà, infrazione punibile con condanna fino a un anno di prigione ai sensi del Codice federale 42 sez. 2278.

Adesso dovevano fare i conti con perfino sedici anni di prigione. E le azioni dei manifestanti cominciavano ad attirare l’attenzione nazionale e internazionale.

Il 10 agosto 2012, il New York Times pubblicava in prima pagina una foto di suor Megan Rice col titolo “La monaca che ha fatto irruzione nel tempio sacro del nucleare”. Citando esperti nucleari, il giornale ne definiva le azioni “la più gran breccia alla sicurezza nella storia del complesso atomico nazionale”.

Alla fine dell’agosto 2012, l’Ispettore Generale del Ministero dell’Energia emise un rapporto completo sulla grave carenza securitaria al Y-12. Definendo trasgressori i pacifisti, il rapporto indicava che i tre erano stati in grado di arrivare fin dove erano arrivati grazie a “deficienze sistemiche multiple a vari livelli”. Quelle citate comprendevano telecamere guaste da sei mesi, inettitudine nel reagire agli allarmi, problemi di comunicazione, e molte altre carenze degli appaltatori e dei sorveglianti federali. Il rapporto concludeva che “Ironicamente, l’irruzione al Y-12 può essere stata una salutare “sveglia” sulla necessità di correggere questioni di sicurezza del sito”

Il 4 ottobre 2012, gli imputati annunciarono di essere stati ammoniti che, a meno che si dichiarassero colpevoli almeno di un reato loro ascritto e della violazione di proprietà, il governo federale li avrebbe accusati anche di sabotaggio a i danni del governo stesso, imputazione ben più grave. Oltre 3.000 persone firmarono una petizione per l’Avvocato dello Stato Holder chiedendogli di non accusarli di sabotaggio.

Ma il 4 dicembre 2012 il governo federale sporse un’altra denuncia contro i manifestanti, con la nuova accusa già minacciata di sabotaggio. Gli imputati furono accusati di aver inteso ledere, interferire con, od ostruire la difesa nazionale degli Stati Uniti e di danno volontario a siti di difesa nazionale in violazione del Codice federale 18 sez. 2155, punibile con pene fino a 20 anni di prigione. Inoltre il secondo e terzo capo d’accusa erano le precedenti accuse di danneggiamento con periodi potenziali di carcerazione fino ad altri 15 anni; mentre era invece del tutto caduta l’accusa di violazione di proprietà.

A quel punto Rice, Boertje-Obed e Walli avevano di fronto anche 35 anni di prigione.

In meno di 5 mesi, le accuse governative li aveva trasformati da violatori di limiti a sabotatori multi-reato.

Il governo manovrò anche con successo nel riuscire a privare i tre di ogni difesa o testimonianza sugli effetti nocivi delle armi nucleari. L’Avvocatura di Stato emise un documento definito “Mozione per precludere agli imputati la presentazione di prove a sostegno di certe difese giustificative”, in cui lo stato federale chiedeva al tribunale di escludere la presentazione da parte degli imputati di ogni prova riguardante l’immoralità delle armi nucleari, il diritto internazionale, o credenze religiose, morali o politiche riguardanti le armi nucleari, i principi di Norimberga sviluppati dopo la 2^ guerra mondiale, protezioni o necessità derivanti dal Primo Emendamento, oppure la politica USA sulle armi nucleari.

Rice, Boertje-Obed e Walli obiettarono a tale mozione. Ma, nonostante una robusta deposizione dell’ex-Avvocato dello Stato, generale Ramsey Clark, una dichiarazione di un medico di fama internazionale e di altri, il tribunale decise contro la posizione degli imputati.

Frattanto il Congress esaminava la breccia securitaria, e l’attenzione dei media al processo crebbe con un pregevole servizio del Washington Post, con servizi di CNN e con la partecipazione di Associated Press e Reuters.

Il processo si è tenuto a Knoxville a inizio maggio 2013. I tre attivisti furono imputati di tutti i capi d’accusa denunciati. Tutti e tre, Rice, Boertje-Obed e Walli, alla sbarra ammisero ciò che avevano fatto e spiegarono il perché. Il direttore federale del Y-12 disse che i manifestanti avevano danneggiato la credibilità del sito a livello USA e globale arrivando ad affermare che le loro azioni avevano un impatto sulla deterrenza nucleare.

Appena congedata la giuria, il governo incarcerò i manifestanti perché imputati di “crimini di violenza”. Il governo sostenne che tagliare le recinzioni e dipingere slogan era danneggiamento tale da costituire appunto crimine violento, sicché la legge obbligava alla loro carcerazione in attesa della sentenza.

La difesa fece notare che Rice, Boertje-Obed e Walli erano restati liberi dopo il loro arresto senza incidenti. I legali del governo sostennero che due dei manifestanti avevano violato la loro libertà condizionata andando a un’udienza parlamentare sui problemi di sicurezza del Y-12, atto peraltro approvato dai loro funzionari di libertà vigilata.

I tre furono immediatamente incarcerati. Nella sua decisione affermativa sull’incarcerazione in attesa della sentenza, il tribunale stabilì che le imputazioni sia di sabotaggio sia di danneggiamento di proprietà erano definite dal Congress come crimini federali di terrorismo. Poiché le accuse comportano sentenze potenziali di dieci anni o più, il tribunale stabilì che c’era una forte presunzione a favore dell’incarcerazione, non controbilanciata da alcuna circostanza particolare che ne giustificasse il rilascio in attesa di sentenza.

Questi pacifisti nonviolenti stanno ora in prigione come carcerati federali, in attesa di sentenza, prevista per il 23 settembre 2013.

In dieci mesi, una suora 82enne e due pacifisti erano stati compiutamente trasformati dal governo USA da manifestanti nonviolenti anti-nucleari per la pace accusati di violazione di proprietà in delinquenti incriminati di violenti crimini di terrorismo.


Fran Quigley è docente e direttore della Clinica di Salute e Diritti Umani presso la Scuola di Diritto dell’Università dell’Indiana.

16 maggio 2013

Titolo originale: How the US Turned Three Pacifists Into ‘Multiple Felony Saboteurs’

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