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17/01/2013 15:26

Patriarca siro-cattolico di Antiochia: Stati Uniti, Europa e Paesi del Golfo fomentano l'odio in Siria
di Simone Cantarini

Per Ignace Joseph III Younan, la presenza dei cristiani in Siria è essenziale per la riconciliazione nella guerra confessionale fra alawiti e Sunniti. Al-Qaeda rivendica l'attentato all'università di Aleppo, che ha fatto 87 morti. Le violenze degli estremisti islamici e le offensive dell'esercito rischiano di cancellare la Siria per sempre. L'invito ai giovani cristiani a restare in Medio oriente per essere testimoni di pace.

Città del Vaticano (AsiaNews)  - "In questa guerra, nata come una Primavera araba pacifica hanno una enorme responsabilità Stati Uniti, Unione Europea e Paesi del Golfo. Sostenendo la ribellione, che non ha un fronte unito,  essi fomentano l'odio fra la gente. Noi cristiani siamo molto delusi dal comportamento di questi Paesi, che con il loro denaro e petrolio hanno comprato le coscienze del mondo, giustificando la violenza". È quanto afferma ad AsiaNews,  mons. Ignace Joseph III Younan, dal 2009 Patriarca di Antiochia dei siri. Per il capo della comunità medio-orientale, "i cristiani rimasti in Siria sono gli unici che possono ancora testimoniare con la loro vita e i loro valori la possibilità di una riconciliazione, ormai esclusa a priori e dal regime e dai ribelli".   

Il patriarca sottolinea che la Siria è ormai a un punto di non ritorno, la sua stessa esistenza potrebbe essere cancellata e finire sotto i bombardamenti: "La situazione si fa ogni giorno più dolorosa e difficile. Qui non siamo più di fronte a una Primavera araba, ma a un conflitto confessionale fra la minoranza alawita e la maggioranza sunnita".

Nelle regioni controllate dall'esercito continuano gli attacchi suicidi delle milizie al-Nousra, gruppo terrorista legato ad al-Qaeda, responsabili dell'attentato di due giorni fa all'Università di Aleppo. Il bilancio parziale è di 87 vittime e centinaia di feriti. Due kamikaze si sono fatti esplodere ieri a Idleb, la principale città del nord ovest della Siria, uccidendo 22 persone.  Gli attacchi dei giorni scorsi hanno scatenato una dura offensiva dell'esercito, che sta utilizzando ogni mezzo a sua disposizione, comprese le bombe a grappolo, per riguadagnare almeno la provincia di Damasco. Testimoni, raccontano che un'offensiva senza precedenti è in corso a Daraya, a Sud-Ovest della capitale. Fino a prima della guerra la città aveva oltre 200mila abitanti, ma ora è deserta e i pochi sopravvissuti rischiano di morire sotto i bombardamenti. Ieri, Maher al-Assad, colonello dell'esercito siriano e fratello del presidente Bashar, ha dato ordine di "liberare Daraya dai ribelli, a costo di radere al suolo ogni abitazione". L'offensiva dell'esercito continua anche ad Homs, dove secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, i militari avrebbero compiuto un nuovo massacro della popolazione, uccidendo oltre 106 persone, fra cui molte donne e bambini. 

Mons. Ignace Joseph III Younan sottolinea che negli anni passati la Chiesa ha più volte invitato il regime a cambiare il sistema di governo totalitario, favorendo la democrazia. "Io stesso - dice - ho espresso questa opinione alla televisione di Stato siriana. Il cambiamento deve avvenire, ma  non con la violenza, frutto dell'odio confessionale, che potrebbe durare decenni anche a guerra finita". Per questa ragione il prelato indica che l'unica strada è una riconciliazione vera anche con la partecipazione di membri del regime. "Non si possono fare accordi - spiega - con delle precondizioni. In caso di una salita al potere dei ribelli, che vogliono la testa di Assad, la comunità alawiti scomparirebbe e forse anche le altre minoranze. Lo stesso rischio vi è con le condizioni imposte dal presidente che vuole cacciare dal Paese tutti i sunniti".

"Guardando ai fatti accaduti in Iraq - aggiunge - e alle conseguenze della guerra siriana in Libano, noi cristiani del Medio oriente siamo di fronte alla sfida più grande della nostra storia: restare nelle nostre città e parrocchie e convincere i nostri giovani a non fuggire. Il nostro ruolo è fondamentale per la riconciliazione di popolazioni divise dall'odio. Come ci ha indicato il Papa dobbiamo pregare e lavorare per la pace, il dialogo, la riconciliazione e la difesa dei diritti umani di tutte le comunità presenti in Siria". 

La comunità dei siro cattolici è presente in tutto il Medio oriente. La maggior parte dei fedeli vive in Iraq (42mila) e Siria (26mila), dove la comunità più importante risiede proprio ad Aleppo. Come il resto delle chiese mediorientali, la chiesa siro-cattolica soffre la diaspora dei suoi membri. Secondo le stime sono oltre 55mila le persone rifugiate nei Paesi occidentali.

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