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martedì 29 ottobre 2013

In Siria tornano liberi numerosi rapiti. C'è attesa anche per i religiosi cristiani

Terrasanta.net - 23 ottobre 2013

Potremmo essere a un momento decisivo per la sorte dell’arcivescovo greco ortodosso Boulos al-Yazigi, dell’arcivescovo siriaco ortodosso Yohanna Ibrahim, del gesuita italiano padre Paolo Dall’Oglio e di due sacerdoti locali: padre Michel Kayyal (armeno cattolico) e padre Maher Mahfuz (greco-ortodosso). Tutti rapiti in Siria, in varie circostanze, tra febbraio e agosto di quest’anno.

Infatti negli ultimi quattro giorni decine di ostaggi, vittime del conflitto siriano, sono stati rilasciati grazie ad un’azione diplomatica condotta dai governi di Qatar, Libano e Turchia. Azione che potrebbe coinvolgere anche i religiosi cristiani fino ad oggi scomparsi.

Le liberazioni «a catena» sono iniziate il 19 ottobre, lo scorso sabato, quando sono stati rilasciati nove pellegrini sciiti libanesi, rapiti in Siria 17 mesi fa. Facevano parte di un gruppo di undici ostaggi (di cui due già rilasciati nei mesi scorsi) sequestrati nel nord della Siria mentre erano di ritorno da un pellegrinaggio in Iraq. Il gruppo dei pellegrini, appena rimesso in libertà, è stato portato in Turchia e da lì è ritornato in Libano su un jet privato del Qatar, sul quale viaggiavano anche il ministro degli Esteri qatariano, Khaled al-Attiyah, e Abbas Ibrahim, capo dei servizi di sicurezza libanese.

Secondo il giornale di Beirut al Akhbar, le trattative per il rilascio degli ostaggi libanesi sono durate dieci mesi e il successo si deve anche all’impegno assunto dal Qatar di versare 9 milioni di dollari a quattro leader ribelli. Stando al ministro dell’Interno libanese Marwan Charbel, l’ex-primo ministro Saad Hariri - leader sunnita oggi all’opposizione - avrebbe giocato un ruolo fondamentale per la liberazione degli ostaggi sciiti: «Già nel maggio 2012 aveva cercato di negoziarne il rilascio, senza successo», ha rivelato Charbel. Il coinvolgimento di Hariri nelle trattative potrebbe contribuire a distendere il rapporto conflittuale tra sunniti e sciiti in Libano.

Quello dei nove libanesi è stato il primo anello di una catena di liberazioni in corso in questi giorni; il segnale atteso per il rilascio di due piloti delle linee aeree turche - Murat Akpinar e Murat Agca - rapiti nei pressi dell’aeroporto di Beirut e rimasti 71 giorni nelle mani di un gruppo libanese. Una volta rilasciati, anche loro sono stati riportati a casa a bordo di un aereo del Qatar, per essere accolti domenica 20, con tutti gli onori, dalle autorità di Ankara.

Ieri si è realizzato un altro capitolo del piano per il rilascio di prigionieri: le autorità siriane hanno restituito la libertà a 14 donne arrestate perché ritenute vicine ai ribelli. Sono le prime di una lunga lista di persone ancora da liberare. «Per la loro sicurezza dovranno lasciare il Paese - ha dichiarato all’Agenzia France Presse l’attivista per i diritti umani Sema Nassar -. In lista restano altre 128 donne che attendono di tornare libere».

La speranza è che un ultimo capitolo di questa «settimana di liberazioni» riguardi i religiosi cristiani.

Sempre secondo il ministro libanese Charbel – citato dal quotidiano Ya Libnan - i vescovi Yazigi e Ibrahim, rapiti il 22 aprile scorso nei pressi di Aleppo, sarebbero «in buone condizioni di salute». Si troverebbero in un sobborgo di Aleppo ma gli scontri armati ancora in corso nell’area ostacolerebbero il loro rilascio.

Per il quotidiano online libanese Naharnet, il capo dei servizi segreti libanesi, Abbas Ibrahim, avrebbe incontrato in questi giorni il presidente siriano Bashar al Assad, per discutere il caso dei due vescovi di Aleppo. Questione sollevata anche dal patriarca maronita Bechara Rai presso le autorità del Qatar, Paese in cui si è recato in visita ufficiale.

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