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sabato 28 dicembre 2013

Conferenza di Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario apostolico emerito di Aleppo, a l'AIA - dicembre 2013

Chi sono i cristiani in Siria?

Sono i diretti discendenti di quei giudeo-cristiani che scapparono dalla persecuzione contro i seguaci di Gesù che scoppiò a Gerusalemme dopo la morte di Stefano.

La Chiesa siriana risale, perciò, al primo secolo della nostra era. Saulo di Tarso, divenuto poi Paolo, a Damasco abbraccia la fede in Gesù. Ad Antiochia di Siria, oggi in Turchia, i discepoli di Gesù ricevettero il titolo di cristiani.

Situazione sociale e cambiamenti: 

Regime del terrore. Alla fine degli anni 60 quasi tutti i religiosi stranieri che vivevano in Siria avevano alle costole un poliziotto.

Nel 1967 ad Aleppo eravamo 400.000 cristiani su un milione di abitanti. Oggi siamo 4.000.000 di abitanti e solo 200 mila cristiani.

1968 : a causa della nazionalizzazione delle scuole, oltre un migliaio di siriani si spostano  in Libano.

1971: assume il potere Hafez Al-Assad – Inizialmente segue quanto hanno fatto i predecessori. Col tempo cambia tattica e inizia ad allentare i controlli. Alla sua morte è eletto Presidente il figlio attuale, mentre avrebbe dovuto essere Presidente il fratello maggiore Basel morto in un incidente d’auto.

Bachar inizia ad allentare le redini, il popolo comincia a respirare, la Siria ad aprirsi all’occidente. Il benessere entra nel paese: tutti ne usufruiscono; il turismo aumenta continuamente; la gente viaggia all’estero con facilità. Le fabbriche lavorano, il Commercio si sviluppa. Gli stranieri vengono ad investire in Siria. Tutte le comunità etniche sono libere di esercitare la propria religione.

Tutte le anime che compongono il popolo siriano : Sunniti, Alawiti, Cristiani, Sciiti ed altri, vivono in pace tra loro, sono associati nel commercio; nelle differenti relazioni sociali non vi è distinzione tra gli appartenenti ad un gruppo o l’altro. Nello stesso Governo vi sono almeno tre Ministri cristiani, non esiste pregiudizio alcuno per la nomina di un Direttore di Banca cristiano, nell’esercito i più alti gradi sono accessibili a tutti. Ogni comunità è libera di praticare pubblicamente il proprio credo, per esempio noi cristiani non solo non abbiamo mai avuto problemi nelle chiese ma si era liberi anche di fare le nostre processioni per le strade della città.

Per le festività maggiori, per noi Natale e Pasqua, per l’Islam la festa della fine del Ramadan e quella del Sacrificio, ci scambiavamo gli auguri liberamente, gli islamici venivano da noi e noi andavamo da loro. Le visite di cortesia tra famiglie musulmane e cristiane erano molto frequenti senza alcun pregiudizio. Tutti si sentivano a casa propria, tutti erano siriani, figli di una stessa patria anche se con tradizioni storiche diverse.

Dall’anno 1968 all’anno 2011, i cristiani in Aleppo si riducono a circa 200 mila unità. Possiamo dire che in quarantatre anni i cristiani perdono circa 100-150 mila unità. Oggi quanti sono?

Oggi quanti cristiani sono rimasti? Solo Iddio lo sa. Il primo esodo, in tutta la Siria, lo abbiamo avuto con una massiccia emigrazione verso il Libano, i paesi europei, il Canada; il secondo lo abbiamo avuto con il disloco sul territorio, dalle città verso la zona costiera e verso la così detta “Valle dei Cristiani”.

Ad Aleppo, la nostra Comunità cattolica latina che contava circa  6000 fedeli si è ridotta di quasi la metà per il duplice effetto emigratorio di cui abbiamo accennato sopra. Possiamo dire che forse è stata la Comunità meno penalizzata perché, essendo la più povera, i suoi membri non sanno dove andare e così sono rimasti in città, confidando nell’aiuto di Dio e  di quanti vogliono dar loro una mano per sopravvivere.  Naturalmente il peso materiale cade quasi tutto sul Vescovo e sui  Francescani   responsabili pastorali della Comunità.

Un aiuto consistente lo danno i Padri Gesuiti che, con il loro confratello P. Mourad Abou Seif, hanno creato una mensa per i poveri dove distribuiscono circa 8000 pasti caldi al giorno. I Padri Salesiani continuano a tenere aperto l’oratorio per dare ai giovani la possibilità di avere un momento di libertà e di spensieratezza in cui farli uscire  dall’incubo della guerra che li sovrasta. A loro volta i fratelli Maristi di Champagnat si interessano dei quartieri difficili dove i cristiani sono stati aggrediti e costretti ad abbandonare le loro case rifugiandosi presso il loro Iistituto. Fino a quando si potrà andare avanti? Si continuerà finché arriveranno gli aiuti, quando questi verranno a mancare sarà la fine.

Veramente noi lo vogliamo? La comunità cristiana mondiale realmente desidera che avvenga questo? Dobbiamo dare una risposta chiara, sincera ed onesta a queste domande.

Nei  giorni 21 – 22 marzo 2013, accompagnato dal Padre Parroco di Kanayè, il francescano P. Hanna JALLOUF, ho visitato i villaggi cristiani sul fiume Oronte.  

Questo è ciò che ho visto con i miei occhi della Comunità di rito Latino a me affidata in quanto Vicario Apostolico in Siria  :

1- Ghassanieh – villaggio di circa 1000 abitanti tutti cristiani e, che lo scorso 23 giugno 2013, ha avuto il martirio di Padre François Mourad, religioso Siro cattolico trucidato dalle masnade di Jabhat  El – Nousra nel Convento dei Padri. Francescani di Ghassanieh. Questo villaggio da oltre un anno ha visto l’esodo di tutti gli abitanti, tutti i cristiani, sia cattolici latini che ortodossi: i ribelli dello Jabhat el-Nousra sono entrati notte tempo nel villaggio e con gli altoparlanti li hanno fatti fuggire minacciandoli tutti di morte.

2- Yacoubie – villaggio di circa 900 anime, per metà armeno-ortodossi e metà cattolici latini. Gli armeni con il loro sacerdote scappano ad Aleppo, abbandonando tutto. Restano sul posto il Parroco Latino Francescano e le Religiose Francescane del CIM con circa 80 famiglie cattoliche latine ed alcune famiglie armene ortodosse. Subiscono continue vessazioni da parte dei ribelli, visite inaspettate nel convento, nella chiesa perché, secondo loro, il parroco e le suore nascondono i soldati dell’esercito regolare.

La Chiesa Armena è ridotta ad una stalla. Dentro vi fanno di tutto.

3 - Jedeideh – Gli abitanti erano un totale di circa 1000 cristiani, tutti ortodossi con alcune famiglie latine. Il prete ortodosso è fuggito, il Padre Francescano del villaggio di Kanayè assiste  sia i latini sia gli ortodossi. La chiesa parrocchiale greca ortodossa ha subìto la stessa sorte di quella di Yacoubié.

4 - Knayé – è il villaggio principale della zona, conta circa 2000 anime tutte latine e qualche famiglia alawita. Il Padre deve fare miracoli per tenere la gente legata al villaggio perché sa che una volta usciti non vi torneranno più, i ribelli saccheggeranno tutto e bruceranno tutto, come è accaduto a Ghassanieh. Kanayé è il centro di raccolta dei profughi di Jisser Es-Choughour che lasciarono le cittadine al momento dell’eccidio che si è consumato il 2 giugno del 2012. Da allora il Convento francescano di Kanayé ospita Cristiani, Alawiti e Sunniti.

( *Ndr: in seguito, Monsignor Nazzaro stesso ha lanciato l'allarme per la comunità di Kanayè, il cui villaggio il 15 dicembre è stato invaso da miliziani islamisti che terrorizzano la popolazione, minacciano una strage e hanno imposto la legge islamica.Non si conosce a tutt'oggi la sorte neppure di Padre Hanna : http://www.ilgiornale.it/news/esteri/duemila-cristiani-ostaggi-dei-tagliagole-caccia-ai-credenti-977172.html ) 

5 - Ghisser Es-Choughour – è la cittadina della tragedia di Giugno 2012 quando i ribelli trucidarono 120 poliziotti. La gente delle tre confessioni (cristiani, sunniti ad alawiti) temendo di subìre la stessa sorte dopo questo massacro  scappa e si rifugia nel convento francescano di Knayé. Essendo questa gente scappata da casa portando con sè soltanto ciò che aveva addosso, Il Padre francescano di Kanayé, che è ancora responsabile della comunità cattolica latina di Jisser Es-Choughour, ora deve provvedere per loro dando da mangiare e sistemandoli separatamente secondo le confessioni religiose, onde evitare che si azzuffino l’uno contro l’altro. La cittadina conta circa 25.000 abitanti, i cristiani ortodossi e latini si aggiravano intorno alle 2000 anime.

6 – Lattakieh – la città è relativamente tranquilla, la comunità cristiana che ha visto arrivare da vari villaggi parenti fuggiti alla persecuzione degli estremisti ribelli ha i suoi problemi di sopravvivenza, sempre più spesso va a bussare alla porta del Convento per aiuto. Quest’aiuto può essere per comperare cibo, vestiti, affitto di casa, medicine. La stessa popolazione della città si trova a disagio, tutto aumenta, gli affitti delle case aumentano, non parliamo di voler acquistare una casa, il che è quasi impossibile.

La popolazione di Lattakié è per la maggior parte alawita, ma ha una buona percentuale di cristiani appartenente a vari riti quali: Maroniti, Greco-Ortodossi, Latini e Greco-Cattolici; i cristiani appartenenti ad altri riti cattolici eccetto maroniti e greci, sono sotto la responsabilità pastorale del Parroco Latino.

7 – Deir Ez-Zor – la prima cosa che hanno fatto i ribelli è stata quella di dare alle fiamme la Chiesa del Sacro Cuore dei Padri Cappuccini. Questi avevano la cura pastorale di quasi tutta la comunità cristiana della cittadina.

      E’ una città di oltre 150.000 abitanti quasi tutti sunniti, con una minoranza di curdi e cristiani. I Cristiani non superano le 500 unità e, come detto, i Padri Cappuccini erano responsabili della loro cura pastorale.

      Le religiose di Madre Teresa di Calcutta che gestivano una casa per persone anziane, sono state costrette a partire in maniera rocambolesca, prendendo con loro anche i degenti. Si sono rifugiate a Damasco. I Padri Cappuccini si sono rifugiati al Libano.

8 -  Homs – Il padre gesuita olandese, P. Franz Van der Lught, parroco della comunità cattolica latina, resta prigioniero a Homs per oltre un anno, senza mai poter uscire dal suo convento e poter conoscere le sorti della sua comunità.

La Comunità Latina di Homs era molto ridotta: vi erano  circa 400 fedeli curati dai Padri Gesuiti.

Oggi quanti sono rimasti e chi vi è rimasto?

La zona costiera è ed è restata relativamente tranquilla perché abitata in stragrande maggioranza dagli Alawiti. I ribelli salafiti, che già da Aprile 2011 attaccarono la città costiera di Banias usando le armi, anche semipesanti, in un secondo momento si sono ritirati lasciando la zona relativamente calma.

Del sud e dell’est del paese le mie notizie risalgono a maggio dello scorso anno quando feci il giro completo del paese e fino a quel momento (maggio 2012) non si lamentavano persecuzioni particolari contro i cristiani, eccetto i malcapitati che viaggiavano.

 L’ultima di tutte queste tragedie è stata la conquista di Maaloula, la cittadina in cui tutti, cristiani e musulmani, parlano la lingua del Signore Gesù, l’Aramaico. Essa dista da Damasco una sessantina di Km. Ha subìto la tragedia che tutti conosciamo con dovizia di particolari che, questa volta, i Mass media ci hanno fornito.

Gli abitanti di Maaloula risultavano al 70% cristiani ed al 30% islamici sunniti. La convivenza tra loro è stata sempre esemplare. Non vi sono mai stati problemi di xenofobia contro questa o quella comunità.

 – Damasco – pur avendo subìto grossi attentati sia contro le caserme, sia nei punti nevralgici della città, non vi sono stati specifici atti contro chiese e cristiani, eccetto il sabato 5 ottobre scorso in cui i terroristi hanno sparato colpi di mortaio sulla Chiesa di Santa Croce dei Greci ortodossi facendo otto morti di cui un musulmano.

Come Vescovo della Comunità Latina di Siria devo rendere onore a tutti i religiosi Francescani, Gesuiti e Cappuccini per la loro fedeltà al mandato ricevuto di pascere il gregge nella buona e nella cattiva sorte. Tutti sono rimasti al loro posto condividendo lo stesso destino dei loro fedeli. Il sacrificio della vita offerto dal Padre François Mourad che, sebbene Siro cattolico, viveva nel convento Francescano condividendo la stessa responsabilità col Parroco del villaggio, ci deve far riflettere sul coraggio e la fedeltà di questi uomini di Dio, attaccati al loro dovere pur sapendo che restando mettono in pericolo la  propria vita. P. François, prima di intraprendere la nuova via religiosa che voleva far rinascere in Siria, era stato Figlio di Francesco d’Assisi vestendo l’abito religioso francescano.

Una parola di elogio mi è d’obbligo spendere anche per i religiosi delle altre Congregazioni che operano sul territorio Siriano e sono sotto l’Obbedienza del Vicario Apostolico di Aleppo. Dinanzi a questi autentici eroi della testimonianza cristiana per amore a Cristo ed al proprio dovere, ci dobbiamo inchinare e pregare per loro perchè il Signore li benedica e li fortifichi nel lavoro immane che stanno compiendo.

Questi sono, oltre quelli già ricordati sopra,  i Padri Lazaristi, i Padri Cappuccini, i Sacerdoti del Verbo Incarnato, le oltre 200 Religiose di diverse Congregazioni e che sono sparse per tutto il territorio siriano in aiuto a chi soffre.

Tra queste non possiamo dimenticare la sorella Dorotea Suor Rima Nasri, che ha perduto la vita durante lo scoppio di due bombe lo scorso 15 gennaio 2013, soltanto a 15 metri dall’Istituto per Universitarie “Gesù Operaio” che assieme alle sue consorelle dirigeva. Di lei non s’è trovato più nulla!

Queste due bombe sono scoppiate a soli 50 metri dalla sede del Vicario Apostolico causando danni ingenti non solo al Vicariato Apostolico ma anche alla Cattedrale e a tutte le case attorno.

Che il Signore accolga Suor Rima e Padre François  nella Sua gloria. 

Dopo l'esposizione del Vescovo , alcune domande sono state poste dal pubblico. 

Mons. Nazzaro si è mostrato critico sulla politica occidentale verso la Siria , che ha definito di  "neo-colonialismo" : L'Occidente sta facendo anzitutto profitti con la vendita di armi ai militanti siriani . Poi l'Occidente intende di nuovo fare profitti nel concedere crediti (con gli interessi e le condizioni del caso) per ricostruire il paese distrutto , il tutto nascosto dietro parole piene di umanesimo. Ancora , l'Occidente avrà ulteriori profitti da  un governo fantoccio installato , o almeno un governo che faccia concessioni sostanziali .

La libertà relativa in Siria, rispetto ad altri paesi arabi, è una minaccia per i leader religiosi delle monarchie del Golfo come l'Arabia Saudita , quindi si tenta di istallare un governo confessionale e meno tollerante in Siria .

Non c'è speranza di efficaci colloqui di pace in Ginevra II per risolvere il conflitto in Siria , finchè i terroristi sono sostenuti dai governi occidentali e dei loro alleati in Medio Oriente . 

Mons. Nazzaro ha avuto parole di elogio per il leader religioso sunnita in Siria , Gran Mufti Hassoun .

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