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18 Luglio2013

Chi sta con Bashar al Asad?
di Padre Paolo Dall’Oglio

Le ragioni per tifare per Bashar sono due: la prima è quella di chi crede ch’egli sia il meglio, un eroe.

Tra questi la gente di estrema destra. In comune c’è il disprezzo per la democrazia in quanto giogo e umiliazione dei forti e degli dei. Poi si è assieme in un profondo antisemitismo che si espande in islamofobia. Il regime siriano, insieme al suo alleato libanese, Hezbollah, e al padrino iraniano, rifulge d’un antisemitismo radicato nell’immondizia nazista e debitore degli attrezzi propagandistici zaristi fomentatori di pogrom.

Logicamente e perversamente ciò si accompagna al “negazionismo” più sfrenato, sicché è verità solo ciò che concorre all’affermazione violenta della propria identità, ed è menzogna il resto. Non meraviglia che l’agenzia di controinformazione mercenaria, complottista e negazionista, nota come Réseau Voltaire, sia l’eminenza grigia del regime di Damasco.

Quando il Papa scese le scalette dell’aereo a Damasco, tutti fecero finta di non sentire quando l’inesperto presidente gli disse che cattolici e “siriani” dovevano essere uniti nell’inimicizia verso gli ebrei, visto che questi avevano tentato di uccidere il Cristo.

Bashar rappresenta inoltre il più puro nazionalismo. Resta imbullonato nel rifiuto di postulati complotti universali, che negano lo spirito d’auto-affermazione delle élite patriottiche, sole in diritto di rappresentare legittimamente il Paese e di imporsi al popolo, giustamente assoggettato perché creato per la schiavitù. La libertà corrisponde all’autodeterminazione della nazione, personificata nel duce idolatrato, e affatto ai diritti dei cittadini.

Ma il presidente siriano piace anche all’estrema sinistra. È figlio di un grande socialista baathista pro-sovietico, mai rinnegato nonostante la sua deriva liberal-mafiosa. I rumorosi accenti anti-imperialisti, retoricamente e strumentalmente pro-palestinesi, innamorano i collettivi no-war del pacifismo finanziato a Mosca. Attira la sua inimicizia senza compromessi nei confronti di Israele, anche quando si rivela più propagandistica che altro. Piace l’alleanza con la Corea del Nord, il castrismo e il chavismo. Vittima designata dell’aggressione complottista Nato, nettamente Bashar è dei nostri, un eroe!

Devoti di Bashar sono poi i cristiani identitari (alcuni chiaramente tradizionalisti, fascisti e negazionisti). Qui il presidente siriano è il baluardo contro il terrore islamico …. e non parlateci di islamisti e di musulmani progressisti e democratici… alla resa dei conti ci vogliono tutti riportare al medioevo e vogliono schiavizzare i cristiani.

Passiamo quindi a coloro che pensano che Bashar sia il meno peggio e il baluardo contro il disastro. Sono i tifosi del secondo tipo, una galassia!

Alcuni mesi fa la nota religiosa attivista pro Bashar Marie Agnes è stata invitata a Parigi dall’associazione Francia-Israele proprio per spiegare che, nonostante le debolezze del sistema siriano, in definitiva era l’unico in grado di frenare le orde islamiste … La stessa religiosa e un Patriarca cattolico siriano si recarono a Bucarest nell’Agosto del 2012, al congresso dei Popolari europei, per convincere i cristiani democratici di dove fosse il vero interesse delle Chiese. Il risultato fu la paralisi dell’Europa sulla questione siriana e l’infinito tira e molla sull’embargo.

Mano a mano che le primavere arabe producevano dei tentativi di più o meno matura democrazia islamista in Tunisia, in Egitto, in Libia … la sinistra e i liberali europei, il mondo laico, si andavano raffreddando nei confronti degli auspici democratici degli arabi in generale e dei siriani in particolare. Anche il mondo politico dei siriani in esilio si spaccava sul crinale della laicità, indebolendosi a tutto vantaggio di Bashar che cavalca il toro antiterrorista e sventola lo stendardo dello stato secolare.

Via via che la violenza programmata e la repressione sistematica del regime spingevano la rivoluzione ad armarsi, ecco che tutto il mondo del pacifismo benpensante in poltrona si straccia le vesti. Vedendo Gandhi tradito, si decide di rinunciare a legittimare la lotta, ormai davvero spaventosa, dei siriani per la libertà.

Quarant’anni di dittatura torturatrice, di massacri, di indottrinamento criminale tramontano impuniti dietro la collina d’un popolo che non si rassegna a subire inerme il genocidio.

È noto agli addetti ai lavori e ai cittadini accorti che i servizi segreti siriani hanno ripetutamente giocato la carta dell’estremismo islamista più radicale, strutturato nella clandestinità criminale, esperto negli attentati suicidi, e lo hanno impiegato in Iraq, in combutta con l’Iran, e in Libano. Ora lo tirano fuori dal cappello, come il coniglio di un prestigiatore, per poter marchiare a fuoco tutta la rivoluzione come un’operazione terrorista mercenaria, gestita dalle monarchie petrolifere pro-americane del Golfo.

Gli europei, gli indiani, i brasiliani, i sudafricani … tutti a dirsi che la guerra in Siria non può essere vinta dai democratici e che quindi meglio semplicemente tornare indietro e poi si vedrà. Questa posizione è stata abilmente ventilata da Russia e Iran, ha trovato esperti promotori nel mondo universitario internazionale, è stata accettata, con l’aria coraggiosa di chi fa concessioni, dallo stesso regime siriano alle corde. Infine ha corrisposto alla paralisi dell’Onu e alla rinuncia all’azione della comunità democratica mondiale.

Nonostante un giorno si e l’altro pure gli idealisti democratici Usa dicano che Bashar deve cadere, e nonostante la tragicommedia delle linee rosse, tuttavia qualcosa ha fatto di Obama un altro mezzo alleato di Bashar.

Osservatori acuti e di grande esperienza hanno fatto notare, con la necessaria cortesia, la forza della posizione, solo apparentemente defilata e discreta, di Israele. Appare sempre più chiaro che il governo di destra israeliano ha sistematicamente protetto Bashar, spuntandone le unghie in modo chirurgico solo quando e quanto necessario.

Il parere contrario, in difesa dei rivoluzionari siriani, di qualche sionista idealista, come il presidente Peres, era appena udibile e del tutto ineffettivo.

Qui vanno aggiunti coloro, tra i neo-con statunitensi e del Mossad, che teorizzano l’opportunità geostrategica della lotta intestina tra siriani, possibilmente senza tregua e a tempo indeterminato. Si elidono così due nemici. A Bashar basta che non lo si obblighi a partire …. poi la fortuna provvederà.

La crisi dell’islamismo democratico in Turchia e in Egitto convince poi i più avvisati che per la Siria l’unica soluzione è fare marcia indietro.

Tra i pro Bashar ci sono ovviamente una maggioranza di sciiti (oltre l’Iran e Hezbollah) di ogni parte del mondo. Il fatto che i siriani siano al settanta percento sunniti non dimostra nulla. Nella religione vale la mia verità e non il tuo numero! Comunque per Bashar l’appartenenza alla comunità alawita ha più un valore clanico che religioso e l’alleanza pan-sciita è strumentale.

Per i russi essere pro-sciiti è una questione strategica visto che la sfida al grande orso viene dai popoli asiatici sunniti, come i ceceni.

A questi si aggiungono culturalmente coloro che sono allergici alle leggi divine rivelate e che vanno più sulle gnosi raffinate e elitiste anche quando musulmane, cristiane o ebraiche … o, che so io, indù.

Questi “cafoni di sunniti siriani” non possono aspirare all’autodeterminazione, sono così ineleganti. Certo poi ci si mette quello impazzito che azzanna il cuore del nemico, i francescani sgozzati (anche se non è vero, tutto fa brodo), l’eremita cattolico assassinato (da un gruppo pare di islamisti teleguidati), i vescovi rapiti (forse dagli stessi di cui sopra), e le prostitute jihadiste tunisine…

Non va quindi dimenticato che Bashar e il suo clan fanno parte di un mondo propriamente mafioso sul piano dei commerci illeciti e della circolazione del denaro. A prescindere dalle vaste complicità sommerse, non meraviglia dunque che tanti lo ammirino e intimamente lo invidino come uno che ha capito come va il mondo e che ha saputo farsi furbo. È un fenomeno simile al berlusconismo, e non è strano di trovare quasi tutta quell’area di destra pronta a decidersi per la non solidarietà con la lotta dei siriani per la libertà.

Negli ultimi mesi è apparso sempre più forte un altro alleato di Bashar. Si tratta degli umanitari fondamentalisti. Parlarne è difficile perché si passa per crudeli e insensibili. La posizione ha trovato forse la sua espressione più sublime nelle parole a Damasco del Patriarca maronita venuto a presenziare, all’ombra del regime, l’intronizzazione del nuovo Patriarca, amico dei russi, greco ortodosso – cito a memoria – : “Una goccia di sangue d’un bambino vittima della violenza vale tutta la democrazia”.

Pazienza per le decine di migliaia di torturati in prigione … i bambini soffrono, meglio assoggettarci tutti a Bashar, vedrai che poi si converte. Aleppo ha fame, cosa importa la libertà. Non vedete che Bashar è senza scrupoli, che non si arrende, che massacra senza pietà? Allora arrendiamoci noi. E sembra saggio! Tutti i violenti sono cattivi. La guerra è sempre cattiva…. Basta, basta, meglio il dittatore! Tanto poi chi viene dopo è peggio…

Mi vedo obbligato a elencare tra i pro-Bashar indiretti tutti quei politici siriani d’opposizione che si sono preoccupati di posizionarsi nella corsa al potere più di quanto abbiano partecipato a buttar giù il dittatore. Per non parlare dei corrotti che, su posizioni laiciste o islamiste, o semplicemente per deriva criminale, ogni giorno convincono dei siriani a rinunciare alla libertà. Più delicato è valutare i conciliaristi, partigiani del dialogo ad oltranza. Le intenzioni sono spesso rette, ma il risultato è quello d’un appoggio indiretto al regime, nel quadro dell’ignavia internazionale.

Infine il più grande appoggio a Bashar glielo danno gli scettici e i rassegnati al fatto che non si può davvero sapere come stanno le cose, che è un calderone di contrasti inestricabili, di oscuri misteri e complessi complotti.

A conferma di tale posizione viene in soccorso l’azione professionalmente immorale dei colleghi giornalisti esperti in equilibrismi equidistanti, pigri nel provare i fatti, facilmente autori di analisi superficiali e presuntuose che giustificano l’irresponsabilità e anestetizzano la coscienza della società civile. Siccome non si sa chi ha ragione, allora “tutti al mare”.

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