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dic 4th, 2013

Siria. Si avvicina Ginevra 2: Damasco avverte, al-Assad presidente durante la transizione
di Enrico Oliari

Omrane al-Zohbi, ministro siriano dell’Informazione, ha dichiarato oggi all’agenzia stampa ufficiale Sana che, in caso di successo della conferenza di pace prevista a Ginevra per il 22 gennaio, il cosiddetto “Ginevra 2” in passato più volte procrastinato, sarà lo stesso presidente Bashar al-Assad “a guidare il periodo di transizione”.
al-Zohbi ha affermato che “Se qualcuno pensa che andremo al Ginevra 2 per consegnare le chiavi di Damasco all’opposizione, allora è meglio che non ci vada. La decisione spetta al presidente al-Asssad, sarà lui a guidare il periodo di transizione, se mai ci si dovesse arrivare. E’ lui il capo della Siria e resterà il presidente della Siria”.
L’apertura di un terzo fronte in Siria rappresentato dai combattenti di gruppi qaedisti come Jabat al-Nusra e lo Stato libero dell’Iraq e del Levante, che più volte hanno girato le armi contro gli insorti dell’Esercito libero siriano, contro i curdi del nord e che spesso si sono resi protagonisti di barbarie e di eccidi di civili, ha indebolito l’azione di combattimento contro il governo di Damasco, il quale, forte anche del supporto degli Hezbollah libanesi, dei pasdaran iraniani e dei rifornimenti russi, ha saputo riconquistare terreno e quindi acquisire una posizione di maggiore peso proprio in vista della conferenza di Ginevra.
Il tempo sta quindi giocando a favore di al-Assad, per cui non è un caso se il Consiglio delle opposizioni, rappresentato da George Sabra, ha cercato di posticipare il più possibile il tavolo dei negoziati; lo scorso 25 settembre tuttavia diversi gruppi dell’opposizione armata al regime di al-Assad che si riconoscono nella jihad hanno diramato un comunicato congiunto con il quale hanno reso noto di rifiutarsi di riconoscere “ogni forma di opposizione costruita all’estero, inclusa la cosiddetta Coalizione nazionale o governo transitorio”, al momento guidato da George Sabra.
Solo ieri, tuttavia, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha reso noto per bocca del commissario Navi Pillay i risultati di un’inchiesta che accuserebbe il presidente siriano Bashar al-Assad ed altre figure istituzionali di crimini di guerra: “esistono prove concrete – ha dichiarato la Pillay – che rimandano a crimini molto seri, crimini di guerra, crimini contro l’umanità. La brutalità degli abusi perpetrati da questi soggetti va oltre ogni immaginazione. Le prove che abbiamo ci permettono di puntare il dito contro gli esponenti più importanti del governo siriano, incluso il capo dello Stato”.
Il commissario ha poi fatto sapere che è stata stilata una lista con i nomi di tutti i personaggi accusati di violazioni dei diritti umani, ma che essa resterà segreta fino a che non ci saranno iniziative a riguardo, come ad esempio l’avvio di una causa presso la Corte penale internazionale.
Le ha risposto il ministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, il quale ha detto che “Pillay dice cose senza senso, è da molto tempo che non badiamo più a cosa dice”.
Più probabilmente è il caso di dire che nella Siria di oggi il migliore ha la rogna, se i pensa che abusi sulla popolazione ed atteggiamenti disumani nei confronti dei prigionieri sono stati perpetrati in modo consistente anche e soprattutto dalle decine di migliaia di combattenti jihadisti stranieri che si trovano oggi in Siria, foraggiati dalle petromonarchie del Golfo: solo pochi giorni fa l’antichissimo centro cristiano di Maalula è stato vandalizzato e le 12 suore del convento di Santa Tecla sequestrate.
La mancata presa di distanza degli insorti nei confronti dei gruppi qaedisti, i quali vorrebbero istaurare in Siria uno stato islamico soggetto alla sharia, i forti dubbi su chi abbia in realtà usato le armi chimiche, la dimostrazione che determinati documenti in rete, come video, siano stati costruiti ad hoc, le testimonianze come quella del giornalista rapito e poi liberato Domenico Quirico ed il fatto che di occidentali, come padre Paolo dall’Oglio, non si abbiano notizie, hanno spinto l’opinione pubblica occidentale se non al disinteresse verso la drammatica crisi siriana, quantomeno alla prudenza di giudizio.

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