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10 dicembre 2013

Un articolo di Seymour Hersh sulla Siria che fa discutere

Seymour Hersh è uno dei più importanti giornalisti investigativi statunitensi: ha vinto il premio Pulitzer nel 1970 per le sue inchieste sul massacro di My Lai durante la guerra in Vietnam. Ha lavorato per molte testate statunitensi, ma negli ultimi anni i suoi articoli sono stati pubblicati soprattutto dal New Yorker, tra cui quelli del 2004 sulle torture praticate dagli statunitensi nel carcere iracheno di Abu Ghraib. Il suo ultimo articolo sull’uso di armi chimiche in Siria il 21 agosto del 2013 ha fatto molto discutere. L’articolo Whose sarin? è stato pubblicato dalla London Review of Books l’8 dicembre e tradotto in Italia da Repubblica il 10 dicembre. Nell’articolo Hersh mette in discussione che a usare armi chimiche nella regione della Ghuta, vicino alla capitale siriana Damasco, sia stato l’esercito di Bashar al Assad, come indicherebbero i rapporti dei servizi segreti statunitensi, francesi e britannici, e di organizzazioni non governative come Medici senza frontiere e Human rights watch.

Il 24 agosto Medici senza frontiere aveva confermato di aver accolto nei suoi ospedali 3.600 persone con sintomi neurotossici e aveva denunciato la morte di 355 persone. Il 26 agosto sulla base di un rapporto dei servizi segreti statunitensi il segretario di stato John Kerry ha dichiarato che l’uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad è stato “innegabile”.

Nel suo articolo Seymour Hersh sostiene che gli Stati Uniti hanno pubblicato solo una parte delle informazioni di intelligence in loro possesso. Secondo Hersh Washington sapeva che il Fronte al nusra, un gruppo di ribelli affilliati ad Al Qaeda, era in grado di produrre gas sarin. “Nei mesi precedenti all’attacco l’intelligence americana aveva prodotto una serie di rapporti che erano culminati in un documento chiamato Operation order, un tipo di documento che di solito precede un’invasione militare, nei quali dimostrava che il Fronte al nusra era in possesso della tecnologia necessaria per produrre il sarin in grande quantità. Ma quando c’è stato l’attacco, il 21 agosto, il Fronte non era tra i sospettati. L’amministrazione ha scelto le informazioni dell’intelligence per giustificare un bombardamento contro Assad”, afferma Hersh. Le fonti del giornalista sono ufficiali dell’esercito, funzionari e consulenti dei servizi segreti. Hersh conclude che il presidente Barack Obama avrebbe potuto portare il paese in guerra sulla base di un’informazione non completa.

Uno dei punti contestati da Hersh alla ricostruzione fornita dall’amministrazione statunitense è sul tipo di missili usati per l’attacco nella Ghuta. In particolare Hersh solleva dei dubbi sul fatto che il governo siriano non avrebbe in dotazione un tipo di razzi “artigianali” come quelli usati nell’attacco del 21 agosto, inoltre Hersh sostiene che l’esercito di Assad li avrebbe dovuti lanciare da una base militare troppo lontana dall’obiettivo, la prima base lealista infatti è a nove chilometri dalla Ghuta. E si chiede infine se questi due elementi non facciano pensare che siano stati i ribelli ha lanciare i razzi terra-terra che contenevano sarin.

Su Foreign Policy Eliot Higgins, blogger esperto di armi e munizioni usate nella guerra siriana, smonta la tesi di Hersh. Higgins spiega che è stato dimostrato che i missili usati nell’attacco erano del tipo Volcano, in possesso esclusivamente delle forze governative. Inoltre ricostruisce che all’epoca dell’attacco le forze governative erano penetrate nei quartieri di Qabun e Jobar, a circa 2,5 chilometri dalle zone attaccate il 21 agosto.

Un altro sito che ha smontato la ricostruzione di Hersh è quello della fondazione EA WorldView, dell’università di Birminghan, nel Regno Unito.

I dubbi sulla ricostruzione di Hersh.

I servizi segreti statunitensi hanno smentito la versione di Hersh. Shawn Turner, portavoce dei servizi segreti, ha dichiarato che “qualsiasi insinuazione sul fatto che siano state taciute prove di intelligence a sostegno di presunte alternative, sono false”. Sia il Washington Post sia il New Yorker, giornali che di solito pubblicano lunghe inchieste, inoltre, non hanno voluto pubblicare l’inchiesta di Hersh. Secondo l’Huffington Post il Washington Post non avrebbe pubblicato l’inchiesta del giornalista perché non era in linea con gli standard di credibilità del giornale. Ma Christian Lorentzen, senior editor della London Review of Books, ha dichiarato che l’articolo di Hersh è stato editato e sottoposto a fact-checking.

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