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18/10/2013 11:30

Intere famiglie kazake viaggiano in Siria per combattere il jihad islamico

L'Isil, lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante, organizza viaggi di famiglie islamiche dall'Asia centrale alla Siria. I nuclei familiari, composti anche da 150 persone, viaggiano con donne e bambini di pochi mesi. In un video, un adolescente kazako dice di essere giunto in Siria insieme ai genitori per diventare anche lui un martire dell'islam.

Astana (AsiaNews) - Un nuovo fenomeno migratorio interessa la Siria colpita dalla guerra. Mentre migliaia di siriani fuggono dal Paese per sfuggire alle violenze del conflitto, centinaia di famiglie kazache vanno oltrepassano il confine in senso opposto, non per una vacanza, ma per combattere il jihad islamico. Definita dagli esperti come "family jihad", tale tendenza coinvolge anche bambini molti piccoli e donne.

In questi mesi su internet sono nate vere e proprie "agenzie di viaggi" gestite dall'Islamic State of Iraq and the Levant (Isil), che offrono l'opportunità a chi lo desidera di andare in Siria ed essere ospitati da gruppi di affiliati. Lo scorso 14 ottobre l'Isil ha pubblicato sul web un video di propaganda dal titolo: "Lettere da un'epica battaglia, l'ospitalità di una famiglia jihadista". Questa è la prima testimonianza del nuovo fenomeno che sovverte le strategie classiche dei gruppi jihadisti, che di solito viaggiano da soli o in coppia, per evitare di destare sospetti durante il viaggio.

Il filmato esalta i 150 membri di una famiglia kazaka definita nel video Mujair non araba, giunta in Siria dal Kazakistan con al seguito donne e bambini, alcuni di pochi mesi. Un giovane adolescente che ha scelto il nome di guerra di Abdel-Rahman spiega che la sua famiglia è giunta in Siria per "compiere il suo dovere come previsto dai precetti dell'islam". Il ragazzo, di meno di 16 anni, recita davanti alla videocamera un versetto del Corano sulla gloria dei martiri, sottolineando di poter morire presto come un martire.

Nel filmato di propaganda un terzo kazako, di nome Seif al-Dim, parla invece del "dovere che ha ogni musulmano di aderire alla causa del jihad, per difendere i Paesi islamici quando sono in pericolo". Un altro membro dei Mujair, forse il capo famiglia, ringrazia Dio per aver "consentito a lui e ai suoi parenti di emigrare insieme in Siria".

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