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Novembre 8, 2013

L’Arabia Saudita finanzia i ribelli che hanno lanciato l’operazione “Sottomissione ad Allah”
di Leone Grotti

Siamo andati a curiosare nel sito dell’Esercito dell’islam, insieme di brigate islamiste finanziate dall’Arabia Saudita.

«I nostri mujaheddin hanno distrutto più di 19 carri armati delle bande di Assad dall’inizio dell’operazione “Sottomissione ad Allah”». È uno dei tanti comunicati che hanno pubblicato sul loro sito gli uomini dell’Esercito dell’islam, insieme di brigate salafite finanziate dall’Arabia Saudita per combattere in Siria contro il regime di Assad.

ADDESTRAMENTO IN PAKISTAN. Nato il 29 settembre in polemica con la Coalizione nazionale siriana, che secondo l’Occidente rappresenta il popolo siriano, l’Esercito dell’islam non è composto da jihadisti legati ad Al Qaeda ma da estremisti islamici il cui obiettivo resta quello di trasformare la Siria in un califfato sottomettendo la sua popolazione ad Allah. L’Arabia Saudita, come riporta il Guardian, finanzia con «milioni di euro» questa formazione composta da circa 50 mila uomini che grazie all’appoggio di Riyad potrà godere dell’aiuto del Pakistan per formare e addestrare i suoi mujaheddin.

GLORIA AD ALLAH. Andando a curiosare sul sito dell’Esercito dell’islam si trova un’intera sezione dedicata al “Consiglio della sharia” con uno spazio dedicato alle fatwa (ancora vuoto) e un altro dove si possono fare domande su comportamenti halal (leciti) e haram (proibiti). Tra le notizie riportate dal sito, oltre a quella sulla missione “Sottomissione ad Allah”, ce ne sono molte altre che iniziano con versetti coranici e video di brigate indipendenti che hanno scelto di aderire all’esercito.
Tra questi, un video mostra l’adesione della brigata Eza Bilah (Gloria ad Allah), i cui uomini dopo la lettura di un comunicato formale esultano con mitra e fucili gridando “Allahu Akbar”. Sempre sul sito, si può trovare anche un annuncio che offre posti di lavoro per diventare “media manager” dell’Esercito dell’islam (foto in alto). Basta scrivere una email a jobs@islam-army.com.

 SAUDITI POCO PRUDENTI. L’Esercito dell’islam, secondo quanto richiesto ufficialmente dall’Arabia Saudita, dovrà continuare a operare secondo le indicazioni del Consiglio militare supremo dei ribelli, guidato da Salim Idriss anche se è più probabile che agiranno in modo autonomo.

Secondo Yezid Sayegh, della Carnegie Foundation, «la leadership saudita dovrebbe stare attenta a quello che crea in Siria. Un giorno potrebbero marciare anche sulla Mecca. I sauditi, così come il Qatar, hanno molti soldi ma poche risorse umane e di intelligence, oltre che scarse capacità organizzative. Loro pagano senza fare troppa attenzione a chi finanziano e io non credo che riescano a creare un gruppo davvero unito. I sauditi dicono: “Se vi unite vi daremo i soldi” ma prima o poi qualcuno verrà pagato più di altri e il gruppo si spaccherà».

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