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mag 8 2013

Abbiamo Parlato di Game Of Thrones Con I Jihadisti Più Temuti della Siria
di Danny Gold

“Ameriki?” mi chiede il militante jihadista, indicandomi con un’espressione confusa in faccia. Siamo nei pressi di un'abitazione utilizzata come base dalla formazione locale di Jabhat al-Nusra, il gruppo di militanti islamici più temuto tra quelli operanti in Siria. Un mese fa, i suoi compagni hanno attaccato la strada accanto alla casa del mio intermediario, bloccandola e affiggendo la bandiera nera che funge da loro simbolo. Passano il loro tempo andando in giro, a volte con dei pick-up e il retro pieno di giovani uomini vestiti di nero armati di lanciarazzi e AK-47.

Accompagnato da un paio di uomini dell’Esercito Siriano Libero, sono ancora piuttosto preoccupato all’idea di approcciare i componenti di al-Nusra. Giornalisti con più esperienza di me mi avevano consigliato di essere cauto; l’amministrazione Obama, dal canto suo, li ha recentemente inseriti tra le organizzazioni terroristiche, e per quanto il legame con al-Qaeda non sia mai stato ufficializzato, da più parti sono arrivate conferme. Quel giorno, poi, mi sono svegliato con la notizia dell'arresto da parte dell'FBI di Eric Harroun, un americano che avrebbe combattuto con al-Nusra in Siria.

A  Ras Al Ayn, cittadina sul confine con la Turchia, Al-Nusra e altri gruppi islamici hanno fatto la loro comparsa a novembre, dove—insieme all’Esercito Siriano Libero—hanno costretto alla fuga i sostenitori del regime di Assad rimasti. Successivamente si sono fronteggiati anche con la milizia curda più potente della Siria, le Unità di Protezione Popolare (YGP). Gli scontri si sono protratti per mesi, e a tregua raggiunta la città è stata essenzialmente divisa in due, con l'YPG che opera da una parte e l’ESL e al-Nusra dall’altra. Più di recente, al-Nusra si è anche scontrata con una brigata dell’ESL nella vicina città di Tal Abyad, ma poco dopo è stata ristabilita la pace.

Nella base di Ras Al Ayn, il jihadista che mi aveva chiesto se ero americano tira indietro il pugno con un gesto teatrale, e dopo la mia risposta affermativa finge di colpirmi. È un egiziano con gli occhi storti, e successivamente diventerà il responsabile delle pubbliche relazioni. Per il momento ride calorosamente.

“Stai attento, siamo terroristi!” si intromette una altro combattente, un ragazzo smilzo proveniente dagli Emirati la cui barba ricorda Orlando Bloom. Anche lui scoppia a ridere, per poi chiedermi concitatamente da che parte di New York City venga. “Oh, Brooklyn? Sì, la conosco. Sono andato a scuola a Seattle per un anno."

Ci scambiamo qualche impressione sulle sue visite a Detroit, Chicago e Disneyland, con qualche accenno al tempo, il caffè e le squadre di Seattle. “Forza Huskie!”

Alla fine veniamo raggiunti dagli altri membri del gruppo, compreso “il grande capo”. La nostra richiesta di fare un’intervista è stata respinta, e il tono si fa subito meno scherzoso. Mi mettono in guardia dal girare a piedi nella zona, per via della possibilità di un attacco dell’YGP o di un raid aereo. Yilmaz, il mio intermediario, mi ha detto che quando al-Nusra si era trasferito per la prima volta a un isolato di distanza da lui, a preoccuparlo era più che altro il fatto che la loro base potesse saltare in aria, data la quantità di esplosivi e munizioni presenti al suo interno.

La presenza di Al-Nusra in Siria è una questione un po’ controversa per i locali. Prima della guerra, Fayez Durbas non era un uomo religioso. Vestito con una maglietta adidas a maniche corte, dei pantaloni della tuta e la barba tagliata con precisione, Fayez mi spiega di essere un membro della brigata Fatah dell’Esercito Siriano Libero. Progetta di unirsi presto a Jabhat al-Nusra. “Loro lavorano per Dio, non per i soldi. Danno cibo alla gente.”

Durbas è originario delle campagne di Aleppo, ma ora lavora a un checkpoint di frontiera a Ras Al Ayn. Secondo lui, la città è più tranquilla proprio grazie ad al-Nusra. Si dice soddisfatto del loro operato, un sentimento condiviso da molti dei suoi amici—anch'essi riavvicinatisi alla religione soltanto recentemente. “Quando vedono l’occidente e il mondo intero che non aiuta, vanno con lo Jabhat,” chiosa Durbas.

In città sono molti a pensarla come lui. Con la sua strategia di aiuti, al-Nusra risolve i conflitti e cerca di mantenere il controllo in un periodo in cui il vuoto di potere rappresenta un’apertura verso il caos e la criminalità. Mi dicono che persino un cristiano si sia rivolto a loro dopo il rapimento del figlio, anche se altri cristiani che ho incontrato in città si mostrano esitanti—timorosi, addirittura—a parlare del gruppo.

Nelle zone della città a maggioranza curda controllate dalla YGP, al contrario, è molto più facile valutare i sentimenti nei confronti di al-Nusra. Qualsiasi sconfinamento in territorio curdo da parte degli islamisti andrebbe incontro a una sicura resistenza. La popolazione curda più laica e progressista vede al-Nusra e gli altri gruppi jihadisti come una minaccia, quasi tanto quanto il regime.

Al-Nusra ha anche cercato di prendere il controllo di beni fondamentali, come petrolio e cereali. Montaser Al Khaled—un capitano disertore dell’esercito regolare ora membro di alto rango dell'ESL nella provincia di Al-Hasakah—ne ha una visione decisamente negativa. “La gente qui li respinge, non apprezza il loro comportamento. Cercano di controllare le risorse, cercano di vendere i raccolti e il petrolio. Il loro obiettivo è dettare il futuro della gente, non combattere Assad.”

Diversamente da Al Khaled, però, molti soldati dell’ESL sembrano combattuti sulla loro visione dei componenti di al-Nusra, anche se a volte lottano al loro fianco. Molti dei soldati più giovani li ammirano per le loro capacità sul campo di battaglia e la profonda dedizione all'Islam, nonostante l’ESL raccolga principalmente moderati. A volte scherzano su di loro. Quando si discute di whiskey o donne, non è raro che uno dei presenti si finga scosso e indichi un amico dicendo, “Attento, lui è uno Jabhat!” Un paio di volte vengo anche interrotto dalle loro battute su una mia possibile consegna ad al-Nusra.

Marwan, un soldato curdo dell’ESL che ha combattuto in tutta la Siria, ha un'altra versione dei fatti: “Non tutti li appoggiano; la nostra zona non è per estremisti religiosi, ma loro forniscono dei servizi alla gente. A Idlib, Aleppo, Homs, sono tutti con al-Nusra perché dà loro cibo, acqua e aiuto."

Marwan sostiene che l’ESL non può fare nulla senza l’aiuto dell’occidente, mentre al-Nusra non ne ha bisogno. Poi ammette che quando cadrà il regime, l’ESL potrebbe essere costretto a scontrarsi con al-Nusra, e suggerisce come allora gli americani potrebbero finalmente dare all’ESL le armi per farlo. Per ora, però, dice, “Nella mia mente, io sono con loro, anche se faccio parte dell’ESL." "Visto che nessuno al mondo ha dato armi all’ESL, l’ESL e Jabhat combattono insieme,” conclude.

Al Khaled ha un approccio più diretto. “Jabhat al-Nusra è così forte per colpa vostra,” mi spiega, intendendo con “vostra” l’America. La mancanza di risorse nell’ESL ha infatti portato molti ad appoggiare quelli con soldi, armi e cibo: al-Nusra.

Cinque giorni dopo il mio primo contatto con la base di al-Nusra, ricevo una chiamata dal ragazzo degli Emirati Arabi con cui avevo parlato di Disneyland. Malgrado non avessero ricevuto il permesso dai loro superiori per un’intervista formale, sia lui che l’egiziano volevano incontrarmi per sfatare ogni pregiudizio che avrei potuto avere a proposito delle loro convinzioni e intenzioni. Ci diamo appuntamento in una casa nelle vicinanze, assieme a due soldati dell’ESL e al mio intermediario, Yilmaz.

Il ragazzo degli Emirati ha deciso che il jihad era la sua strada all'età di 22 anni. Malgrado abbia studiato sia negli Stati Uniti che in Australia, i video di jihadisti che guardava su internet lo hanno convinto e alla fine ha deciso che la vita del jihad faceva per lui. I suoi genitori pensano che viva in Turchia e abbia una propria attività. Prima di unirsi ad Al-Nusra era un fan di Game of Thrones e il film Troy.

Dapprima, i due uomini mi spiegano la storia dell’Islam. Poi passano ad al-Nusra. Sostengono che l’Islam è una religione di pace, che la loro è una guerra difensiva. Chiedo dei filmati di decapitazioni che circolano online, e rispondono che sono cose che capitano, in guerra. Mi spiegano che l’Iran è il nemico e che gli sciiti non sono veri seguaci dell’Islam, ma ci tengono ad aggiungere che non obbligherebbero nessuno a piegarsi alle loro idee. La colpa è dei leader sciiti, dicono, non di tutti gli sciiti: sono i leader ad aver accecato la gente.

Ogni mia domanda incontra una risposta immediata, senza esitazioni. Accenno ai diritti delle donne, e loro mi dicono che negli Stati Uniti per una donna va bene girare in minigonna ma non nuda, e che tutto è relativo. Sottolineano come centinaia di anni fa l’occidente avesse norme simili a quelle di al-Nusra, ma chi dice che un giorno non cambieranno idea tra 50 anni e torneranno indietro? Durante i "secoli bui, in occidente c’erano incesti e le donne non potevano ricevere nulla in eredità, mentre nell'Islam cose del genere non sono mai successe"—perché allora dovrebbero fidarsi degli standard occidentali?

Quando chiedo come sono arrivati in Siria e quali sono state le reazioni della gente, mi fanno notare che stiamo fumando delle sigarette e che la cosa non li disturba. Se un uomo vuole commettere un peccato contro la religione, aggiungono, dovrebbe farlo di nascosto, nel segreto di casa sua… Ma non approvavano il fatto che qualcuno commetta peccati in segreto. Hanno delle leggi severe che sono state rispettate per mille anni, ma trovano modo di adattarle e modernizzarle dove necessario.

Non odiano gli americani semplicemente perché americani: odiano solo quelli che vogliono combatterli. Dicono di non apprezzare che l’occidente stia cercando di indirizzare la gente all’Islam moderato, che il popolo vuole la Sharia e che in Siria gli unici ad aver paura di al-Nusra sono quelli che non conoscono l'Islam. Mi dicono che la separazione tra la religione e la politica è un’idea occidentale, e che i media occidentali raccontano che al-Nusra è piena di gente ignorante, povera e retrograda. Ci tengono ad aggiungere che non è così, che nei loro ranghi ci sono molti occidentali e uomini istruiti.

Alla fine mi invitano a leggere il Corano e il sito di Aaron Zelin, Jihadology.

Terminata la conversazione con i soldati di al-Nusra ci allontaniamo, con Yilmaz che scuote la testa e mormora, “I giovani sono a posto. Ma i cervelli, loro sono gente cattiva. Non sono un bene per la Siria.”

Jabhat Al Nusra è con ogni probabilità la forza ribelle più efficace del Paese. I soldati, che si stima siano circa 5.000, sono temprati dalle battaglie, impavidi e disciplinati. Hanno già assestato sconfitte significative al regime e continuano a lavorare duro per entrare nei cuori e nelle menti di civili e combattenti. Hanno promesso di continuare la lotta con Hezbollah e sembra probabile che alla fine si scontreranno di nuovo con l'YPG.

Alcuni, come Marwan, credono che gli elementi più laici dell’ESL finiranno per rivoltarsi contro al-Nusra, o viceversa, una volta che il loro nemico comune cadrà e non li unirà più nella causa. Per ora, l’unica cosa certa è che continueranno a combattere il regime di Assad e a rappresentare una questione problematica per l’occidente e le Nazioni arabe alla ricerca di metodi per sostenere i ribelli.

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