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venerdì 13 dicembre 2013

Fronte Islamico prende controllo armi ribelli anti-Assad
di Michele Giorgio

Il nuovo raggruppamento che riunisce sei formazioni jihadiste, ha occupato il deposito di armi dell'Els a Bal al Hawa. Voci di fuga, poi smentite, del generale Idriss

Roma, 13 dicembre 2013, Nena News

La ministra degli esteri Emma Bonino è stata accontentata. L'Italia farà parte dei 32 Paesi che il 22 gennaio parteciperanno alla Conferenza di Ginevra sulla Siria che, in realtà, si terrà a Montreux perché nella città "diplomatica" per eccellenza gli hotel in quel periodo saranno tutti pieni. Ci saranno anche, l'Iran, l'alleato principale del presidente Bashar Assad, e l'Arabia saudita che finanzia e arma i ribelli e che ha condizionato la sua partecipazione al riconoscimento della Coalizione nazionale (Cn) come rappresentante dell'opposizione siriana al tavolo delle trattative. Ma la Cn oggi ha ancora un peso? Peso mosca possiamo affermare senza timore di essere smentiti.

L'opposizione che piace all'Occidente è un cartello di gruppi e fazioni di fatto senza alcuna influenza sul terreno. A questo si aggiunge lo sfaldamento dell'Esercito libero siriano (Els), ossia del braccio armato della Cn, a vantaggio delle Brigate jihadiste e qaediste che dettano la loro dura legge e tirano il carro della guerra contro l'Esercito regolare di Assad.



Ieri dopo che milizie del Fronte islamico (nato il mese scorso e che raggruppa i sei più forti movimenti islamisti, tutti alleati di al Qaeda), avevano preso il controllo a Bab el-Hawa (sul confine turco-siriano) di una postazione dell'Els con depositi di «armi non letali» (si fa per dire) fornite dai governi occidentali, Usa e Gran Bretagna hanno congelato immediatamente gli aiuti militari ai ribelli. Una mossa che segna un passaggio importante. 



Non è il caso di farsi troppe illusioni ma Londra e Washington forse cominciano a rendersi conto che l'Els e la Cn ormai esistono solo sulla carta. Ieri, peraltro, sono circolate voci della "fuga" del generale Salim Idriss, «capo di stato maggiore» dell'Els e del «Consiglio Militare Supremo» dei ribelli, che avrebbe lasciato la Siria sconfinando in Turchia e poi si sarebbe rifugiato a Doha, in Qatar. La "fuga" è stata poi seccamente smentita dal portavoce della Cn ma lo sfaldamento progressivo dell'Esl resta. 



I miliziani finanziati e armati dall'Occidente disertano sempre più numerosi e si uniscono proprio al Fronte islamico che ha per obiettivo la proclamazione di uno Stato sunnita fondato sulla legge coranica. In ciò si segnala il ruolo ambiguo dell'Arabia saudita. Il suo capo dell'intelligence, Bandar bin Sultan (l'uomo forte oggi a Riyadh), proclama pieno appoggio alla Cn ma, dietro le quinte, sostiene i jihadisti che ideologicamente si rifanno al wahabismo, la rigida corrente islamica dominante in Arabia saudita. Nena News

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