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mercoledì 22 maggio 2013 12:17

Tripoli, 10 morti negli scontri tra sunniti e alawiti

Quarto giorno di violenze nella città libanese tra sostenitori e oppositori di Assad. Il Paese dei Cedri ormai contagiato dal settarismo siriano.

Roma, 22 maggio 2013, Nena News - Bilancio provvisorio di dieci morti (otto civili e due soldati) e 70 feriti nel quarto giorno di scontri nella città libanese di Tripoli. Le violenze sono esplose tra residenti sunniti e sciiti alawiti domenica scorsa.

L'esercito è stato dispiegato subito nell'area, ma per ora non pare in grado di fermare gli scontri, sempre più frequenti da due anni a questa parte, ovvero dall'inizio della guerra civile siriana che fa sentire i suoi effetti anche nel vicino Paese dei Cedri. Tripoli, città a maggioranza sunnita, è anche residenza per una piccola comunità alawita, a cui appartiere il presidente siriano Bashar al-Assad.

E proprio il sostegno e l'opposizione al regime siriano sono alla base delle violenze di Tripoli. Ieri trenta persone sono rimaste ferite nel fuoco incrociato nel quartiere di Jabal Mohsen, dove i sostenitori di Assad appaiono più radicati, e in quello di Bab al-Tabbaneh. A preoccupare il governo di Beirut è la continua escalation di violenza, oltre all'utilizzo di "armi nuove", come le ha definite un membro della sicurezza a Tripoli. Armi usate prima solo dai combattenti.

Gli scontri sono esplosi dopo che domenica l'esercito governativo siriano, con l'appoggio fondamentale di Hezbollah, ha preso la città siriana di Qusayr, al confine tra Libano e Siria, strappandola al controllo dei gruppi armati di opposizione. Una vittoria strategica: Qusayr, nel distretto di Homs, fa da collegamento tra il Mar Mediterraneo e Damasco ed è la via di passaggio degli armamenti contrabbandati dal Libano.

In ogni caso le violenze di cui Tripoli è teatro in questi giorni sono solo parzialmente collegate alla presa di Qusayr: da anni la città assiste a scontri e confronti tra militanti dei due gruppi. Il Libano, come la Siria, è ormai teatro di violenze settarie, del tutto simili a quelle siriane, un'eventualità che il governo ha cercato di evitare non prendendo parte alla guerra civile di Damasco. Nena News

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