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giovedì 16 maggio 2013

Guerra: e questa volta il Libano trema.
di Riccardo Cristiano



Ormai è chiaro: l'Iran ha messo la Siria in mano a Hezbollah. Ecco perché i fondamentalisti sunniti di al-Nusra dichiarano guerra a Hezbollah. E il Libano trema.

Le parole di Hasan Nasrallah sono chiare ed è chiarissimo il loro peso, visto che arrivano dopo due viaggi a Tehran. Il leader di Hezbollah ha dichiarato: "siamo pronti a fare della Siria uno stato della resistenza ed a ricevere ogni tipo di armamento, anche in grado di mutare il rapporto di forza regionale".

La propaganda non deve fare ombra alla sostanza: Nasrallah sa che l'obiettivo dei radi israeliani in Siria era proprio quello di impedire trasferimenti di armi capaci di modificare l'attuale rapporto di forze tra i blocchi. E quindi risponde. Ma quel che gli interessa dire al campo sunnita è un'altra cosa: in Siria adesso comando io. Sono io il tutore degli interessi iraniani a Damasco, Bashar è un figurante.

Dal campo opposto è arrivato immediatamente il segnale di conferma, "messaggio recepito" : in una dichiarazione da Amman uno dei portavoce di Jabhat al-Nusra, l'organizzazione degli insorti più legata all'estremismo sunnita, alleata di al-Qaeda, ha dichiarato che le armi di Nusra d'ora in poi prenderanno di mira i miliziani di Hezbollah in Siria. Inutile perdere tempo con il figurante.

Ma a Jabhat al-Nusra di liberare la Siria da un feroce tiranno non interessa un bel niente, a differenza degli altri gruppi insorti. A loro interessa la "umma". E quindi non esiteranno a combatterre Hezbollah al di là della lotta per la Siria. E sanno bene che combattere sul terreno con Hezbollah non è affar loro. E' dura per Israele... Ecco allora che la galassia qaedista diffusasi in questi mesi anche in Libano potrebbe tornare utile, anzi, vitale. Colpire Hezbollah sarà molto più facile, e doloroso, colpendo le periferie meridionali di Beirut o il Libano del Sud. Loro, i signori di Jabhat al-Nusra e degli altri gruppi affini, non distinguono certo tra comunità sciita ed Hezbollah.

Ecco che l'export delle milizie di Hezbollah in Siria, e i massacri indiscriminati perpetrati con inaudita ferocia per conto di Nasrallah, potrà presto produrre un export di terrorismo sunnita verso il Libano meridionale.

Il Libano in questi giorni sta cercando una via per costituire un nuovo governo, dopo la crisi di quello dominato da Hezbollah. Ne occorre subito uno che sappia dire che gli sciiti non sono Hezbollah, come per altro la piazza ha dimostrato ampiamente, prendendo le distanze dai miliziani e dalla scelta di combattere per Bashar. Ma non basta: proprio ora che gli sciiti dimostrano di non essere riducibili al khameinismo come comunità arriva una minaccia (strano, no?): occorre tutelarli, non lasciare nelle mani di Hezbollah i bottoni più delicati e dimostrare che il nuovo premier sunnita, Tammam Salam, sa intervenire e fermare le frange dell'estremismo sunnita. Fallire potrebbe essere un rischio esiziale per il piccolo Libano, che ha già conosciuto 25 anni di guerra civile e non ne chiede altri.

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