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11 febbraio 2013

Il Tempo e le Domande
di Razan Ghazzawi

Dedicato alle persone solidali con le rivoluzioni popolari nel mondo

Ho difficoltà a ricordare le date, il modo tradizionale di rapportarsi al tempo che scorre. Non è che abbia perso la cognizione del tempo, ma la mia comprensione per il tempo oggi è diversa da come era… beh, prima della mia prima detenzione, credo.
Ero una persona metodica: giornata piena di cose da fare, obiettivi da raggiungere nel mese, ecc. Ora, invece, il tempo è diventato un punto di svolta. Per esempio: capisco il momento e la storia quando qualcuno dice: “Quando l’esercito ha fatto irruzione a Darayya”, o quando qualcuno mi chiede “Ti ricordi il massacro di Piazza dell’Orologio ad Homs?”. Si, ricordo tutto questo, ma non ricordo le date, i mesi ed i giorni che passano.
Il tempo scorre rapidamente in Siria, per questo è difficile controllarlo. Quindi, ti ricordi i punti di svolta, invece dello scorrere del tempo. Solo qualche tempo fa, mentre stavo chiacchierando con degli amici, mi sono ricordata che ero terrorizzata dalla prigione e mi sono sorpresa di non ricordare con facilità la mia prima paura, perché tutto quello che penso al riguardo, tutta la mia energia può avere tempo solo per le paure attuali. Le paure di oggi vivono con la mia giornata, ho paura per i miei amici a Damasco, ed io non posso sopportare la paura.
Per esempio, la nostra prima paura della prigione non è in alcun modo la paura che ne abbiamo oggi. Oggi, celebriamo il rilascio dei detenuti perché significa che sono riusciti ad uscire vivi: la frase che diciamo abitualmente in queste occasioni, “Grazie a Dio, sei sano e salvo”, è ora molto significativa, non è retorica come “Buon compleanno”. Non è una cosa che dici casualmente. La nostra paura della detenzione ora è diversa da quella che era due anni fa. 
Quando leggo su alcuni dei maggiori siti di informazione che la rivoluzione è iniziata il 15 marzo, non mi ritrovo in questa data, perché ho vissuto quei giorni e so che molte proteste avevano avuto luogo molto prima della data universalmente riconosciuta.
Il tempo non è più il tempo che ero abituata a capire ed a cui riferirmi. Si è trasformato: quando il mio amico stava tornando a Damasco per curarsi ma una bomba lo ha ucciso; quando il mio amico stava morendo, solo nella sua cella, dopo essere stato torturato e dopo che gli era stato impedito di ricevere cure mediche; quando ascoltavo le grida dei detenuti torturati per mezz’ora, ogni giorno, per due mesi; quando mi hanno portato ai servizi segreti dell’Aeronautica Militare con i miei colleghi del Centro Siriano per i Media. Il tempo è diventato una ferita nel tuo cervello e ti impedisce di mettere in relazione qualsiasi cosa, se non quei suoni e quelle immagini.
Il tempo scorre rapidamente in Siria, e contro il mondo.
La settimana scorsa, per esempio, alcuni attivisti di Damasco hanno chiesto ai loro amici di aiutarli a trovare dei medici volontari per gli ospedali da campo nei sobborghi di Damasco bombardati. I medici sono ora molto pochi a Damasco e non ce ne sono abbastanza per coprire tutti gli ospedali da campo. “Chiunque, abbiamo bisogno di chiunque” è quello che sentiamo comunemente. Due giorni fa, c’era un appello su Facebook ai medici in Siria di unirsi alla rivoluzione ed aiutare i feriti bisognosi di cure mediche. E’ la prima volta che vedo un appello del genere, che dimostra come la situazione sul terreno sia peggiorata. “Peggiorata”… che modo stupido di descrivere la situazione, davvero! Un ferito può morire per l’assenza di cure mediche. I medici sono nel mirino del regime, quando li arrestano vengono torturati e, spesso, uccisi.
Il tempo in Siria esiste come urgenza. Voi ascoltate gli attivisti dire “Vorrei avere più tempo per fare questo o quello”, la maggior parte di loro si sono trasformati in infermieri, perché nessun’altro potrebbe colmare questa carenza. In alcuni ospedali da campo, troverete il proprietario di un negozio di alimentari ad aiutare i feriti, semplicemente perché qualcuno deve farlo e non ci sono medici in giro.
I miei amici hanno perso i loro amici. I miei amici ora stanno soffrendo ed io non posso chiamarli ed essergli vicina. Io non lo sopporto, voglio stare con loro, stringere le loro mani, proteggerli, non posso chiamarli e dire poche parole. Non funziona così (…)
Non c’è tempo per elaborare il dolore, non c’è tempo per fare quello che vorresti, non c’è tempo per leggere e rispondere alle domande. Domande. Odio questa parola. Alla gente piace fare domande su determinate argomenti in Siria e la loro frase preferita è: “Non sappiamo cosa succede in Siria, c’è confusione”.
Mi siedo sulla mia sedia e provo a pensare ad una risposta diplomatica. “Confusione?”.
La gente non mi chiede cosa stia succedendo in Siria. A me piacciono le persone che fanno domande, ma io disprezzo quelli che arrivano da me, mi guardano negli occhi e mi chiedono di rispondere alle loro preoccupazioni per, uhmm… “l’agenda imperialista”, per gli “Islamisti”, per le “violazioni dei diritti umani da parte del Free Syrian Army”. Persone come queste non vogliono veramente capire, vogliono solo chiacchierare sulla mia sofferenza, sul dolore che vive in me. Giorno e notte, mi torna in mente la voce di Lina che dice: “Sono stanca, Razan”, ed io so che, quando lei dice questo, significa che veramente, veramente, non ce la fa più.
Ma alla gente che è “confusa” sulla rivoluzione popolare siriana e vuole che noi gli diamo “garanzie” che la Siria non sarà soggetta ai poteri imperiali ed al controllo islamico, io dico dritto in faccia, usando alcune frasi intellettuali ed alcuni riferimenti storici, che io dovrei lavorare di più e pensare di più a come salvaguardare gli obiettivi della nostra rivoluzione o a come sostenerla, ma c’è tanta confusione al riguardo.
Domande. La gente fa domande. Lo capisco. Ma non venite a dirmi che siete solidali con la nostra rivoluzione. Le persone solidali dovrebbero in primo luogo aprire una discussione con domande tipo: “Come stanno la tua famiglia ed i tuoi amici?” oppure “Cosa posso fare per aiutarti?”, prima di venire a dettarmi quanto dovrei essere “preoccupata” per la vostra idea di “rivoluzione vittoriosa”.

Le persone solidali sono facili da capire: sono quelle che provano compassione e vogliono ascoltare più che parlare. Invece tu, intellettuale, mi fai solo sprecare il mio tempo doloroso. La solidarietà è un compito difficile, ma è la cosa che fa la differenza fra i veri ed i falsi sostenitori.

Io alzo la mia tazza di caffè del mattino per quelli che solidarizzano con il diritto all’autodeterminazione dei popoli in tutto il mondo: vi voglio bene e la mia giornata va meglio grazie alle vostre email, ai vostri messaggi ed alle vostre telefonate.

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