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9/9/2013

Siria, rapporto sul dramma dei profughi palestinesi

Londra-Quds Press. Un rapporto pubblicato dal gruppo di lavoro per i palestinesi in Siria ha mostrato la dimensione della sofferenza dei profughi palestinesi a causa della guerra che imperversa nel paese da quasi due anni e mezzo.

Il rapporto ha rivelato che una delle più gravi ripercussioni della crisi siriana è rappresentata dall’ampliarsi della sofferenza dei profughi palestinesi, che ha superato i confini della Siria, arrivando nei i paesi e i continenti lontani.

La relazione, pubblicata all’inizio di settembre, rivela che i profughi palestinesi sono scappati dai loro campi di Yarmouk, al-Husaiynia, Sbaynah, Sayeda Zeinab, Khan al-Shaykh, Handarat, Deraa, al-Raml, e Nairab, nelle città di Damasco, Aleppo, Homs e Daraa, per fuggire in Giordania, Libano, Turchia ed Egitto, e da questi paesi hanno cominciato a sbarcare in altri continenti, quali l’Europa, l’Asia e l’Africa.

Ha aggiunto: “I profughi palestinesi fuggiti dalla Siria hanno scoperto una nuova maledizione, quella dei documenti di viaggio. Una maledizione che insegue loro dovunque, privandoli del più elementare dei diritti umani: la libertà di circolazione tra i paesi. Tuttavia, essi hanno deciso di superare questa maledizione, salpando a bordo delle barche della morte, vagando nei deserti e viaggiando con falsi documenti d’identità, disinteressandosi del rischio di arresto che attende loro se dovessero essere scoperti negli aeroporti internazionali”.

Il rapporto racconta le sofferenze vissute dai profughi palestinesi durante i loro viaggi disperati. “Sono stati oppressi, umiliati, affamati, deportati o arrestati, alcuni sono morti per annegamento o spinti a suicidarsi”, si legge nel rapporto.

Stando alla relazione, i profughi palestinesi fuggiti in Egitto si sono stabiliti nelle principali città: Cairo, Alessandria, Fayoum, Mansoura e Matruh. Mentre la stragrande maggioranza di loro si è recata nella città di 6 Ottobre, nei pressi della capitale egiziana.

Ha quindi richiamato l’attenzione sul fatto che “la difficile situazione economica in Egitto, gli alti prezzi degli affitti, l’alto costo della vita e i pochi lavori disponibili hanno rappresentato una sfida per molte famiglie palestinesi, mettendole di fronte a delle scelte difficili, alcune hanno fatto marcia indietro, ritornando in Siria o in Libano, altre si sono dirette in Libia, trovandovi un sostegno economico a scapito della loro sicurezza personale”.

Il rapporto ha proseguito affermando che dopo mesi di permanenza palestinese in Egitto si è iniziato a parlare di fughe, attraverso il mare, dalla costa egiziana verso quella italiana, e da lì verso l’Europa. Un viaggio che dura più di dieci giorni, pieno di insidie e dei risultati ignoti. “Privi di qualsiasi possibilità di studiare o lavorare, senza alcuna prospettiva o speranza per una soluzione in Siria e alla ricerca di stabilità, dignità e libertà, bambini, donne e giovani hanno deciso di imbarcarsi, rischiando la propria vita, che per loro vale quanto la morte, nella speranza che alla fine del loro viaggio possano accedere ad uno dei due paradisi-secondo loro- l’Europa o quello dei cieli. Dopo i successi delle prime esperienze e l’arrivo di alcuni sulle coste italiane, poi in Germania e Svezia, molti altri hanno preso coraggio e deciso di intraprendere l’avventura, nonostante il prezzo di un viaggio oscilli tra i 3.000 e i 5.000 dollari”, aggiunge il rapporto.

La relazione contiene alcune testimonianze di rifugiati palestinesi che si sono avventurati in mare al fine di raggiungere l’Europa. Ha anche rivelato i rischi a cui sono stati esposti e i nuovi problemi che hanno dovuto affrontare.

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