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https://now.mmedia.me
November 14, 2013

Gli Eroi della Siria sono morti
di Maya Gebeil

Si tratta di una dichiarazione di lutto di massa. Sventrata e avvelenata, la rivoluzione siriana sta morendo.

Non è difficile vedere quanto le cose sono cambiate dal 2011. Coloro che con orgoglio sono scesi per le strade di Banias, Homs e Damasco in spregio alla sfida contagiosa, ora fissano con aria assente gli schermi dei loro laptop a Beirut, Parigi, o Il Cairo. Sono finite la vivacità e l’entusiasmante segretezza con cui gli attivisti hanno costruito le loro reti, sostituite dal terrore che, inevitabilmente, al Qaeda o il regime siriano busseranno alle loro porte e li arresteranno. Speranza feroce divenne disperazione apatica. I giovani siriani divennero combattenti. I combattenti divennnero cadaveri. I cadaveri divennero statistiche. Ed è così che la rivoluzione è diventata un’ombra.

Le storie siriane che ci hanno ispirato sono finite. I loro eroi sono stati assassinati, inghiottiti da un qualsiasi numero di antagonisti, o cacciati. Uno di loro è padre Paolo Dall'Oglio, che incarnava la rivoluzione. La sua storia è stata raccontata dozzine di volte: sacerdote italiano che ha contribuito a ricostruire un antico monastero sui monti di Qalamoun, che ha sostenuto il dialogo interreligioso in Siria prima del suo esilio imposto dal governo della Siria nel giugno del 2012.

Era inarrestabile. Padre Paolo giunto a Raqqa il 26 luglio 2013 per condurre una mediazione tra le molte fazioni di quella provincia. Scomparve in città e non è stato più sentito da allora. La fiamma di Padre Paolo ha ispirato quelli intorno a lui, ma oggi, la speranza che ha suscitato si è estinta.

Che cosa è successo a questi eroi?

Puntare le dita in questa rivolta è sempre più facile da fare e più difficile non far nulla. E' stata colpa di Assad prima di tutto: le pallottole dei cecchini erano le sue. L’inazione internazionale gli ha permesso di continuare impunemente, l'Occidente è stato criticato aspramente per non aver protetto la popolazione siriana. E dopo ripetuti fallimenti di unire la opposizione politica, e dopo avere realizzato che la coalizione dell'opposizione siriana era inefficace e non rappresentativa, l’opposizione armata è diventata l'ultimo carnefice.

Ma l'ultima è stata la più dolorosa e vergognosa. Assad e le sue forze di sicurezza in modo rapido e prevedibile, hanno dimostrato di non avere alcun interesse a proteggere il proprio popolo, l'Occidente, per quanto ci piacerebbe credere, non è mai stato responsabile dei siriani. Ma la Coalizione, l’auto-proclamata e riconosciuta "rappresentante del popolo siriano" a livello internazionale e le loro richieste rivoluzionarie, effettuate nel dovere di proteggere e onorare gli eroi della Siria. Non è riuscita nel suo intento.

La Coalizione è stata bruciata senza fine per la mancanza di legami reali con i siriani sul campo, accusta di sperperare i suoi fondi in hotel, per conferenze che nulla ottengono, per aver infranto le sue promesse. Ma ha anche per il disonore di aver spaccato la rivoluzione. Non è riuscita a proteggere gli eroi della Siria, gli attivisti, gli insegnanti, i grafici, i giornalisti, i chierici, gli ingegneri, e così facendo ha derubato la rivoluzione della sua anima.

Padre Paolo era l'anima della rivoluzione. Il suo lavoro rappresentava il cuore di tutto il bene che restava della rivolta, da metà del 2013 lui era la speranza, nonostante la disperazione schiacciante, era unificante di fronte alle crepe endemiche. A sua volta, si è meritato la protezione della Coalizione prima del suo rapimento e la piena attenzione del gruppo dopo di esso.

Senza ottenere niente. Dopo alcuni comunicati stampa riguardanti la sua scomparsa nel mese di agosto, la Coalizione è rimasta in silenzio. A livello strategico, evidenziare e avanzare il caso di Padre Paolo nel mondo avrebbe potuto aiutare la Coalizione a dimostrare la sua dedizione per le minoranze in Siria. Ahimè, hanno perso anche questa opportunità di aiutarsi. La Coalizione ha abbandonato Padre Paolo nel peggiore dei modi.

La rivolta siriana è satura di eroi non celebrati come lui. Dire che sono stati dimenticati dai rappresentanti del popolo siriano, significa assumersi quest'ultimo dolore circa tutti questi eroi.

Coloro che possono stringere la mano ai funzionari del Dipartimento di Stato e ai rappresentanti sauditi possono rilasciare ai media tutte le dichiarazioni che desiderano circa la Siria che vorrebbero. Nel frattempo, l’ex ingegnere 32enne, ora giornalista, cittadino di Aleppo, è abbandonato in balia di se stesso e degli affiliati di al Qaeda che circondano il suo quartiere, e il laureato sopravissuto a sei mesi di isolamento e agli interrogatori, rimane senza nome per la Coalizione cosìddetta rappresentante del popolo siriano.


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November 14, 2013

Syria’s heroes are dead
By Maya Gebeil

This is a declaration of mass mourning. Gutted and poisoned, Syria’s revolution is dying.

It’s not hard to see how much things have changed since 2011. Those who then proudly took to the streets of Banias, Homs, and Damascus in contagious defiance now stare blankly at laptop screens in Beirut, Paris, or Cairo. Gone are the liveliness and exhilarating secrecy with which activists built their networks; they are replaced by a dread that inevitably, either al-Qaeda or the Syrian regime will knock on their doors and have them detained. Fierce hope became listless despair. Young Syrian men became fighters. Fighters became corpses. Corpses became statistics. And that’s how the revolution became a silhouette.


The Syrian stories that inspired us are over. Their heroes have been slain, taken by any number of antagonists, or driven out. One such hero, Father Paolo Dall’Oglio, embodied the revolution. His story has been told a dozen times by now: an Italian priest who helped rebuild an ancient monastery in Qalamoun, he championed interfaith dialogue in Syria before his government-imposed exile from Syria in June of 2012.


He was unstoppable. Father Paolo headed to Raqqa on July 26, 2013 to lead mediation efforts among the provincial city’s many factions. He disappeared in the city and hasn’t been heard from since. Father Paolo’s flame inspired those around him; now he, and the hope he sparked, have been extinguished.

What happened to these heroes?


Pointing fingers in this uprising is getting easier to do and harder to do anything about. It was Assad’s fault first and foremost: the sniper bullets were his. When international inaction allowed him to continue with impunity, the West was lambasted for failing to protect Syria’s population. And after repeated failures at uniting the “political opposition,” and the eventual realization that the Syrian Opposition Coalition is ineffective and unrepresentative, the “hotel opposition” became the latest perpetrator.


But the last one has been the most painful and shameful. Assad and his security forces quickly and predictably showed they had no interest in protecting their own people; the West, as much as we’d like to believe it, was never responsible for Syrians. But the Coalition, the self-proclaimed and internationally-recognized “representative of the Syrian people” and their revolutionary demands, carried a duty to protect and honor Syria’s heroes. And it failed.


The Coalition has been endlessly burned for lacking real ties with Syrians on the ground, for squandering its funds on hotel conferences that achieve nothing, for breaking its promises. But it also has the distinct dishonor of breaking the revolution. It has failed to protect Syria’s heroes – the activists, the teachers, the graphic designers, the journalists, the clerics, the engineers – and in so doing has robbed the revolution of its soul.


Father Paolo was the revolution’s soul. His work represented the heart of whatever good was left of the uprising by mid-2013; he was hope in spite of overwhelming despair, he was unifying in the face of endemic fissures. In turn, he deserved the Coalition’s protection before his kidnapping and the group’s full attention after it.


He got neither. After a few press releases regarding his disappearance in August, the Coalition went silent. (On a strategic level, highlighting and advancing the case of Father Paolo internationally could have helped the Coalition prove its dedication to minorities in Syria. Alas, they lost even that self-serving opportunity.) In the worst of ways, the Coalition forsook Father Paolo.


The Syrian uprising is saturated with unsung heroes like him. To say they were forgotten by “the representative of the Syrian people” is to assume the latter cared about these heroes at all. Those who can shake hands with State Department officials and Saudi representatives can issue as many media statements about Syria as they’d like.


Meanwhile, the 32-year old ex-engineer, now-citizen journalist from Aleppo is left to fend for himself as al-Qaeda affiliates encircle his neighborhood, and the college graduate who survived six months of solitary confinement and interrogation remains nameless to her so-called “representative.”

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