ANSAmed
10 DIC 2013

Siria: Dall'Oglio e gli altri risucchiati nel buco nero

Numerosi gli stranieri scomparsi, oltre tremila i siriani

BEIRUT - Risucchiato in uno dei buchi neri della Siria in guerra, Padre Paolo Dall'Oglio, 59enne gesuita romano scomparso alla fine di luglio scorso nel nord del Paese dove per oltre trent'anni aveva vissuto e lavorato per il dialogo islamo-cristiano, ha fatto perdere le tracce. E da allora sulla sua sorte non si hanno, almeno pubblicamente, notizie certe e attendibili. Da più parti si afferma che sia tenuto prigioniero da miliziani qaedisti nella zona di Raqqa, capoluogo settentrionale da cui le forze lealiste si sono ritirate lasciando spazio all'avanzata dell'onda nera di mercenari stranieri provenienti dai quattro angoli del Pianeta e ostili alla causa degli insorti siriani. Sconosciuto è anche il destino di altri occidentali, per lo più giornalisti ma non solo, rapiti da bande in cerca di guadagni facili e che solo strumentalmente si dicono fedeli ai ribelli o al regime del presidente Bashar al Assad. In tutto - fanno sapere le organizzazioni internazionali che si occupano del monitoraggio delle violazioni contro i media - sono circa 30 i giornalisti stranieri e siriani scomparsi in Siria. La maggior parte dei casi non sono però resi noti su volontà dei rispettivi governi e delle famiglie. Sono invece circa tremila - secondo l'organizzazione Avaaz.org - i civili siriani di cui si sono perse le tracce dal marzo 2011, data convenzionale delle manifestazioni anti-regime subito represse nel sangue dalle forze governative. Oltre al caso dei due giornalisti spagnoli - Javier Espinosa e Ricardo Garcia Vilanova - catturati da al Qaida a metà settembre e in circostanze solo oggi rese note ai media da familiari e colleghi, si registra la recente scomparsa nella regione di Damasco di due freelance svedesi, il giornalista Magnus Falkehed e il fotografo Niclas Hammarstrom. Il primato di anzianità di cattività è detenuto dal freelance americano Austin Tice, 31 anni, scomparso il 13 agosto 2012 tra Damasco e Homs e secondo il Dipartimento di Stato Usa detenuto nelle carceri del regime. Il suo collega e connazionale James Foley, 39 anni, ha fatto invece perdere le tracce nella regione di Idlib, nei pressi di Taftanaz, nel 2012. La pericolosità del teatro siriano è tale anche per navigati giornalisti di guerra che gli esperti suggeriscono da tempo a tutti gli operatori di informazione di stare lontani dalla Siria perché il rischio di esser rapiti o uccisi è altissimo. Anche le organizzazioni internazionali hanno da tempo ritirato il personale straniero e si affidano sempre più ad attivisti locali. (ANSAmed

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