Originale Da Lsdi.it
http://www.informarexresistere.fr
Fonte: http://www.articolo21.org/
27 maggio 2013

Protezione legale per il giornalismo, non solo per i giornalisti

I casi dei redattori dell’ Associated Pressi  e del giornalista di Fox News James Rosen, spiati da uffici governativi Usa, hanno riproposto negli Stati Uniti l’ ipotesi  di una revisione della legge che protegge il lavoro dei giornalisti (la shield law) alla luce della pratica sempre più diffusa del citizen journalist: ormai il pubblico attivo contribuisce in modo consistente alla produzione dei media – osserva Webcartografie – , come accade durante i disastri naturali oppure negli eventi di cronaca, ad esempio mediante l’ invio di testimonianze dal campo. Ma a questo punto, quando si considera la questione della protezione legale del sistema di raccolta e diffusione delle notizie, la domanda che ci si deve porre non è chi sia la persona che compie questa attività, e quindi ‘’chi è giornalista?’’, ma piuttosto quella: ‘’questo è un atto di giornalismo?”.

Negli Stati Uniti il dibattito su questo problema è già abbastanza avanti, come dimostra un’ ampia analisi di Jeffrey P. Hermes, direttore di Digital Media law, dal titolo ‘’ Who is a Journalist? Here We Go Again…’’, di cui presentiamo qui ampi stralci. E alcuni Stati si stanno muovendo proprio in tal senso.

<<Non c’ è motivo di concentrarsi sul fatto se una persona sia un “giornalista ” ma piuttosto se una determinata attività di raccolta di notizie è meritevole di tutela>>, osserva fra l’ altro Hermes.   <<Fortunatamente, stiamo assistendo a dei passi positivi su questo tema, con una nuova legislazione probabilmente più focalizzata sulle funzioni che una persona svolge (come nella schield law del Tennessee ) piuttosto che sul loro status professionale (come in quella di New York).

In generale, comunque, le leggi in questo campo continuano a porre il problema del chi  sia qualificato per avere protezione piuttosto che su quale attività la meriti. Potrebbe sembrare una distinzione banale, ma concentrarsi su chi abbia il diritto di essere un ‘’giornalista’’  complica inutilmente la discussione di queste leggi.  Tra l’ altro, questa è una domanda che non ha bisogno di essere risolta dalla legge. Focalizzando l’attenzione sul processo di raccolta delle notizie e sul tipo di informazioni, piuttosto che sul soggetto, siamo in grado di indirizzare gli sforzi legislativi verso ciò che conta davvero: mettere le informazioni di cui la gente ha bisogno nelle mani del pubblico.>>

 


Who is a Journalist? Here We Go Again…
di Jeffrey P. Hermes

(Digital Media Law)

(…) Prima della rivoluzione dell’ User generated content, dei contenuti prodotti dai cittadini, , concentrarsi sui giornalisti (cioè sulle persone, definite dalla loro affiliazione istituzionale) serviva come una approssimazione rozza ma funzionale dei veri interessi in gioco (quindi, per esempio, il dibattito sul concetto di interesse pubblico). Ma ora la situazione è diversa.

I giornalisti professionali svolgono un ruolo critico nella nostra società. La maggior parte delle informazioni di rilevanza locale, nazionale e globale vengono ancora (e, salvo terremoti del sistema della comunicazione, continueranno ad essere) raccolte e segnalate in prima battuta da coloro che si sono formati per quel mestiere e fanno la pratica del giornalismo. I giornalisti professionali hanno competenze nell’ analisi delle notizie e nella ricostruzione del loro contesto che la maggior parte delle altre persone non hanno. Indipendentemente dal fatto che la loro pratica avvenga in strutture aziendali o in modo indipendente, i giornalisti professionali meritano e richiedono tutte le tutele legali necessarie per svolgere al meglio questi compiti.

Ma essi ora condividono il sistema dell’ informazione con una gamma molto più ampia di cittadini, di persone del pubblico, che si interessano di problemi e comunità particolari. Queste persone spesso parlano sulla base di una conoscenza approfondita e possono individuare delle notizie importanti che agli altri potrebbero sfuggire.

Dalla vicenda di  Rodney King in poi, è stato accettato il datto che a volte l’ informazione non nasce solo da chi fa giornalismo per professione, ma anche dall’ essere nel posto giusto al momento giusto. Le strutture editoriali istituzionali continuano a svolgere un ruolo importante nella trasmissione delle notizie raccolte da singoli individui del grande pubblico, ma Internet offre alla gente molti altri canali. I cittadini coinvolti nella diffusione pubblica di queste informazioni non hanno bisogno di essere chiamati “giornalisti” per dare valore alle informazioni di cui sono in possesso (anche se essi hanno diritto al rispetto e sono liberi di sostenere il loro diritto a tale titolo). Comunque, indipendentemente dal nome, il modo con cui queste informazioni di interesse pubblico vengono raccolte e diffuse ha diritto ad avere una protezione non inferiore a quella del processo giornalistico tradizionale.

La maggior parte dei tribunali che hanno affrontato casi simili a quello ‘’Philadelphia Newspapers, Inc. v. Hepps’’ hanno riconosciuto che la questione centrale è capire se ricorra la funzione di  ”incoraggiamento del dibattito sulle questioni pubbliche”, che è poi la tesi che ha guidato la decisione della Corte in quel caso, e non la natura dell’ imputato come parte della struttura di una testata giornalistica; in quanto tali, questi tribunali normalmente concedono la tutela delineata nel procedimento Hepps per tutti gli imputati di diffamazione il cui discorso abbia coinvolto questioni di interesse pubblico. Ma alcuni tribunali  continuano a respingere questa linea, ostinandosi a tracciare una distinzione fra le testate e gli altri.

La giurisprudenza non è l’ unico settore dove persiste una distinzione tra la stampa tradizionale e il pubblico. Legislatori impegnati nell’ elaborazione delle norme in materia di accesso alle informazioni o di protezione per la raccolta di notizie hanno spesso limitato l’ ambito della  protezione a “media”, “giornalisti” o “addetti all’ informazione”.  Lo stesso avviene nel campo delle norme per l’ accesso alle informazioni pubbliche o al settore fiscale. Il criterio della concessione di credenziali da parte del governo per accedere a determinati luoghi o eventi è legato strettamente a quello di ‘’stampa’’. E allo stesso modo i giudici che permettono l’ uso di macchine fotografiche e dispositivi elettronici in aula spesso limitano quest’ uso ai membri registrati dei media istituzionali. E, come detto prima,  la protezione delle schield laws è spesso legata strettamente al ruolo di giornalista.

A volte, ci sono legittime preoccupazioni pratiche dietro queste norme.  C’ è solo un determinato spazio per le telecamere in un’aula di tribunale (anche se ora le apparecchiature occupano molto meno spazio di prima), e permettere a troppe persone di andare oltre le barriere poste dalla polizia potrebbe in alcuni casi interferire con l’ attività di indagine e la sicurezza pubblica. In tali circostanze, sembrerebbe avere un senso limitare l’ accesso a quelli che sono nella posizione migliore per diffondere le notizie il più ampiamente possibile.  Ma ci sono altre alternative tuttavia, come ad esempio consentire una seconda fotocamera in tribunale per i media non istituzionali (come previsto ad esempio dal regolamento del  Massachusetts sull’ uso delle  telecamere di informazione nei tribunali) o la pratica degli accordi per una telecamera che lavora per un pool di testate. Cosa ancora più rilevante,  è importante affrontare questi problemi pratici caso per caso e riconoscere che in alcune circostanze potrebbe essere possibile una maggiore flessibilità.

Per quanto riguarda la protezione delle fonti confidenziali, la sicurezza contro le intrusioni governative o il sequestro dei prodotti del lavoro giornalistico, e altre protezioni  in questo campo, non c’ è motivo di concentrarsi sul fatto se una persona sia un “giornalista ” ma piuttosto se una determinata attività di raccolta di notizie sia meritevole di tutela.  Le informazioni in questione e l’ atto o l’ intento di trasmettere tali informazioni al pubblico dovrebbe essere determinante.  Fortunatamente, stiamo assistendo a dei passi positivi su questo tema, con una nuova legislazione probabilmente più focalizzata sulle funzioni che una persona svolge (come nella schield law del Tennessee ) piuttosto che sul loro status professionale (come in quella di New York).

In generale, comunque, le leggi in questo campo continuano a porre il problema del chi  sia qualificato per avere protezione piuttosto che su quale attività la meriti. Potrebbe sembrare una distinzione banale, ma concentrarsi su chi abbia il diritto di essere un ‘’giornalista’’  complica inutilmente la discussione di queste leggi.  Tra l’ altro, questa è una domanda che non ha bisogno di essere risolta dalla legge. Focalizzando l’attenzione sul processo di raccolta delle notizie e sul tipo di informazioni, piuttosto che sul soggetto, siamo in grado di indirizzare gli sforzi legislativi verso ciò che conta davvero: mettere le informazioni di cui la gente ha bisogno nelle mani del pubblico.

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