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24 giugno 2014 18.08

L’epidemia di ebola è fuori controllo

Un dottore di Medici senza frontiere spiega come si trasmette l’ebola agli abitanti di Gbando, in Liberia, nel marzo del 2014. (Joffrey Monnier, Medici senza frontiere)

L’epidemia di ebola è fuori controllo e continua a diffondersi in Africa occidentale: per fermarla serve un maggiore dispiegamento di risorse e di forze da parte dei governi della regione e delle organizzazioni umanitarie. È l’allarme lanciato da Medici senza frontiere (Msf), che avverte di aver raggiunto il limite della capacità di azione delle sue squadre di soccorso.

I casi di ebola sono stati registrati in più di 60 località dei tre paesi coinvolti – Guinea, Sierra Leone e Liberia – e questo complica gli sforzi per curare i pazienti e limitare i contagi. “L’epidemia è fuori controllo”, ha dichiarato il dottor Bart Janssens, direttore delle operazioni per Msf. “Con la comparsa di nuovi focolai c’è il reale rischio che si diffonda in altre aree”.

“La situazione epidemica non ha precedenti”, incalza Saverio Bellizzi, un epidemiologo di Msf appena rientrato dalla Guinea. “In alcune zone del paese siamo riusciti a contenere l’epidemia, ma in altre abbiamo ancora un tasso di mortalità dell’80 per cento. Una cosa è sicura: l’epidemia andrà ancora avanti per alcuni mesi”. L’emergenza potrà dirsi conclusa solo quando non saranno registrati nuovi casi di infezione per 42 giorni, cioè il doppio del periodo massimo di incubazione.

Attualmente Msf è l’unica organizzazione umanitaria a trattare le persone affette dal virus, ma è anche in difficoltà nel rispondere all’emergenza. Per questo continua l’azione di raccolta fondi avviata all’inizio dell’epidemia.

Senza precedenti.

La portata attuale dell’epidemia non ha precedenti in termini di distribuzione geografica, persone colpite e decessi. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità ci sono stati 528 casi e 337 decessi dall’inizio dell’epidemia. Il virus si manifesta con febbre alta, diarrea, vomito, affaticamento e talvolta emorragie: con un tasso di mortalità del 90 per cento è uno dei più contagiosi e letali per l’essere umano, dato che non è stata ancora trovata una cura.

È la prima volta che il virus si diffonde in Africa occidentale, e le comunità locali, pur avendone paura, non si fidano delle strutture sanitarie. Inoltre, la scarsa conoscenza sulla diffusione della malattia fa sì che le persone continuino a partecipare ai funerali di persone uccise dal virus senza che siano prese misure per impedire il contagio. Allo stesso tempo, la società civile e le autorità politiche e religiose non riconoscono la portata dell’epidemia e sono poche le figure di spicco che promuovono la lotta contro la malattia.

“Serve personale medico qualificato, serve una formazione sanitaria su come trattare il virus, e bisogna incrementare l’attività di sensibilizzazione tra la popolazione e di monitoraggio dei contatti con persone infette. Ebola non è più una questione di salute pubblica limitata alla Guinea: sta interessando tutta l’Africa occidentale”, insiste Janssen.
 


Il periodo di incubazione del virus – che varia da due giorni a tre settimane – complica la situazione, rendendo impossibile rintracciare i nuovi casi quando i sintomi non si sono ancora manifestati. L’infezione si trasmette tra gli esseri umani al contatto con i fluidi corporei, come sangue o secrezioni, anche nel caso di persone defunte.

Questo grafico pubblicato da Mashable riporta il numero di casi di ebola registrati quest’anno, i morti a causa della malattia e il tasso di mortalità tra i malati di ebola, cioè la proporzione tra le infezioni e i decessi.

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