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03/21/2014
Dedefensa 
22 marzo 2014
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24 marzo 2014

L’asse Mosca-Pechino a tutta velocità contro il dollaro
By Tyler Durden
Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il 21 marzo 2014, il sito Zero Hedge annuncia l’imminente firma di ciò che chiama Santo Graal del gigantesco accordo sul gas tra Russia e Cina, visto in parallelo a un massiccio attacco contro i petrodollari. Tyler Durden pone il contratto come segno fondamentale del ribaltamento del potere a scapito del blocco BAO.

Se c’è l’intento occidentale di spingere la Russia e la Cina, una superpotenza delle risorse naturali (anche se “un po’ usurata”) e l’altra superpotenza del capitale fisso/lavoro produttivo (ance se “con capitale sbilanciato e credito gonfiato”) a marginalizzare il dollaro e incoraggiare l’uso di rublo e renminbi nel commercio bilaterale, allora le cose vanno sicuramente “secondo i piani”. Per ora non ci sono stati importanti sviluppi in conseguenza dello spostamento dell’asse geopolitico che ha visto l’influenza globale degli Stati Uniti, oltre al Gruppo dei 7 (Paesi più insolventi), declinare  precipitosamente a seguito del tentato intervento pasticciato in Siria e dell’incruenta annessione russa della Crimea, ma presto tutto cambierà. Perché mentre l’occidente si concentra giorno per giorno sugli sviluppi in Ucraina e su come fermare l’espansione russa con un appeasement (difficilmente una tattica vincente come gli eventi negli anni ’30 hanno dimostrato), la Russia ancora una volta pensa tre passi avanti… e un bel po’ di passi a est. Mentre l’Europa si agita furiosamente per trovare fonti alternative all’energia che Gazprom potrebbe staccare dalla rete d’esportazione del gas in Germania ed Europa (con l’imminente aumento del 40% dei prezzi del gas in Ucraina, probabilmente la migliore indicazione di ciò che succederà), la Russia si prepara all’annuncio del “Santo Graal” dell’accordo energetico con nientemeno che la Cina, una mossa dalle potenti onde d’urto geopolitiche in tutto il mondo che lega le due nazioni in un asse basato sul commercio. Come alcuni, specie in queste pagine, hanno suggerito getterebbe le basi per una nuova valuta basata sui rapporti commerciali aggirando il dollaro, qualcosa che la Russia implicava momenti fa, quando il suo ministro delle Finanze Siluanov ha detto che la Russia può riprendersi i prestiti esteri quest’anno. Tradotto: i russi saltano l’acquisto di debito occidentale, finanziato dall’acquisto cinese di buoni del Tesoro degli Stati Uniti, per andare direttamente alla fonte”.

L’accordo potrebbe essere firmato a maggio, quando Putin sarà a Pechino, stabilendo un rapporto strutturale fondamentale tra il primo produttore di gas e il maggiore consumatore di gas, in cima ai  rapporti tra i due Paesi considerando le proprie attività legate all’energia. (Si aggiunga l’elemento di quest’anno, la Cina è diventata il maggiore importatore di petrolio russo superando la Germania). Un esperto russo della Cina, Vasilij Kashin, dell’Istituto di analisi strategie e tecnologie (CAST) infatti, ritiene che in tali condizioni sia completamente assurdo parlare di “isolamento” della Russia, anzi si può ritenere invece che sia il blocco BAO che si trova sulla via dell’isolamento, tanto più che Durden continua: “Bingo! E ora si aggiungano gli scambi bilaterali in rubli e renminbi, si aggiungano Iran, Iraq, India e presto Arabia Saudita (la prima fonte estera di greggio della Cina, il cui principe ha anche incontrato il Presidente Xi Jinping la scorsa settimana, per espandere ulteriormente i rapporti commerciali) e saluti ai petrodollari“. Durden fa una panoramica delle relazioni della Russia con i principali Paesi alternativi al blocco BAO (Cina, India, ecc.) valutando che le loro relazioni con la Russia sono in via di una positiva stabilizzazione sulla scia dello shock costituito dalla crisi ucraina. Durden aggiunge che misure altamente simboliche e significative sono in preparazione in altri settori della cooperazione, (“Kashin di CAST ha detto che le prospettive che la Russia offra i jet da combattimento Sukhoj Su-35 alla Cina, in discussione dal 2010, crescerà”).
“Punchline: “Una forte alleanza s’impone su entrambi i Paesi (Russia e Cina) in risposta agli Stati Uniti”. Un’alleanza che non si limita ad essere un prolungamento delle attuali tendenze a stretti rapporti bilaterali, tra cui non solo investimenti nelle infrastrutture, ma anche forniture militari… In sintesi: mentre il maggiore terremoto geopolitico dai tempi della guerra fredda accelera l’inevitabile consolidamento dell’”asse asiatico”, l’occidente monetizza il debito e si crogiola nella ricchezza di carta creata da un mercato azionario assai manipolato, mentre allo stesso tempo cerca di spiegare il motivo per cui il 6,5% di disoccupazione in realtà indichi un’economia debole, incolpando il tempo per ogni deludente dato economico, e affliggendo ogni singola persona nel cercare un aereo scomparso”.
Ciò che è più impressionante in questa analisi, che rafforza diverse voci,  prospettive, dichiarazioni di funzionari russi, ecc., è l’espansione accelerata della crisi ucraina, in questo caso passando al problema fondamentale del ruolo/status del dollaro il cui peso sul dispositivo egemonico del sistema è noto. Si tratta di misurare come e quanto velocemente questa crisi passa da una dimensione regionale ad una globale, in tutte le aree, mettendo in discussione tutti i rimanenti fattori  piuttosto stabili nelle relazioni internazionali, e ciò in un senso sistematicamente sfavorevole al blocco BAO. Nel frattempo, il blocco segue una dinamica in senso opposto, in particolare nel contesto dello sviluppo delle sanzioni antirusse. Quindi, in tale caso, c’è il fenomeno sorprendente di una sorta di “provincialismo” della globalizzazione. L’immagine non è esagerata o caricaturale quando si riferisce a ciò che riecheggiano le organizzazioni europee, immerse nei dettagli più banali accordando le sanzioni calcolate al millimetro e all’euro, per cercare di soddisfare tutte le parti interessate, i Paesi membri naturalmente, ma anche lobby, industriali e varie forze. (Indicativo a tale senso l’esempio, per la sua dimensione grottesca, di una piccola azienda austriaca molto efficace nel lobbying, mentre il suo Paese è assai riluttante nelle sanzioni, che ha un ordine di 30 milioni di euro dalla Russia; protestando contro tale perdita e minacciando vie legali, riesce ad ottenere un risarcimento da 30 milioni di euro dalle istituzioni UE in cambio della rinuncia dell’attività di lobbying, delle recriminazioni e dei piani per rivolgersi a un tribunale, e così via… Questo è il livello del “micro-management”, la frammentazione folle a cui le misure prospettate si riducono…)
Un altro fenomeno semantico appare nel testo Durden, ed è la considerazione della Crimea quale schiacciante sconfitta geopolitica degli Stati Uniti, così come lo fu in precedenza la crisi siriana di agosto-settembre 2013 (“…lo spostamento dell’asse geopolitico che ha visto l’influenza globale degli Stati Uniti, oltre al Gruppo dei 7 (Paesi più insolventi) naturalmente, declinare precipitosamente a seguito del tentato intervento pasticciato in Siria e dell’incruenta annessione russa della Crimea“). Ancora, si tratta della grande estensione della crisi ucraina, questa volta nel campo della percezione e comunicazione. Naturalmente, tale estensione viene completamente ignorata dal blocco BAO, perché completamente imbambolato dalla travolgente narrativa in corso nel blocco, che non è mai stata così pesante, pervasiva, impudente e che ingloba ogni pensiero ufficiale (che parli ad alta voce, o che eventualmente appaia nei punti di discussione e nelle relazioni finali, in meno di una pagina, su un determinato aspetto della crisi, ecc.). Ancora una volta, la differenza tra il blocco BAO e “l’altro lato” della crisi (Russia, ma probabilmente molto più della Russia) è sconcertante. Per buona misura e considerando l’atmosfera da microgestione in cui sono immersi tutti gli strumenti di potere del blocco BAO, sembra altamente improbabile che il blocco sappia esattamente ciò che accade, in generale, con l’accordo qui commentato (L’asse Russia-Cina e i petrodollari), come in altre aree del sistema globale del blocco.
Per parafrasare Durden e non necessariamente limitandosi alla sola Russia, “la Russia (…) pensa tre passi avanti“… ci si accorge di quale sia la vera preoccupazione dei cittadini statunitensi (vedi 22 marzo 2014), così rafforzando la logica della situazione, che rende tale circostanza un fattore antisistema supplementare (gli statunitensi contro il sistema dell’americanismo/contro il Sistema) all’azione russo-cinese, delineando ciò che potrebbe comportare una generale rivolta antisistema. Certo, sarebbe un’opportunità e un ulteriore tentativo in questa direzione, ma ancor più serio di quelli precedenti, tanto più serio per via di tali fattori, che si ha il diritto di pensare che ci sia un’opportunità così forte e dinamica da essere quasi decisiva.

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