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domenica 27 aprile 2014

Canonizzazioni, il dato rimosso

Nella giornata di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II viene rimossa la teoria giovannipaolina dell'ingerenza umanitaria

Che i drammi del 900 fossero al centro della vita, della storia e delle attenzioni di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II lo hanno capito in tanti. Sono stati i drammi delle due guerre mondiali, la tragedia della Shoà, i totalitarismi, la nazionalizzazione delle masse, il grande collante dei loro pontificati. Un'enciclica epocale, come la Pacem in Terris, ha aperto questo grande cammino, con la scoperta che la celeberrima "guerra giusta" sopraggiunto il rischio dello sterminio nucleare non c'era più. 



E' seguito un lungo cammino, segnato dall'altra innovazione giovannea, la distinzione tra errore ed errante, poi dalla Populorum Progressio di Paolo VI, nella quale i movimenti socialisti democratici non erano più nemici, ma interlocutori, e il lungo pontificato di Giovanni Paolo, con la sua sfida al comunismo sovietico per una liberazione senza spargimenti di sangue. Improbabile senza Gorbaciov. 



Sarebbe una storia lunga da raccontare, con le sue articolazioni e diversità, ma certo balza agli occhi come la pagina delle Guerre Balcaniche sia stata rimossa da quasi tutti. Eppure nel pontificato giovannipaolino il riconoscimento dell'indipendenza di Slovenia e Croazia ha pesato, come ha pesato la determinazione con cui ha seguito il dramma bosniaco e l'elaborazione della teoria del dovere dell'ingerenza umanitaria. 



Avendo davanti agli occhi e nel cuore la città sotto assedio, il papa non solo disse di volercisi recare anche quando gli venne impedito. Più volte parlò del dovere morale di intervenire per salvare chi rischiava lo sterminio. Questo contestato insegnamento di papa Giovanni Paolo II era chiarissimo e ribadito: non si può lasciare sola Sarajevo, non è ammissibile lo sterminio di popoli ed etnie da parte di regimi sopraffatori.



Quanto l'impegno di Giovanni Paolo II per Sarajevo e poi per il Kosovo, dove numerose erano le popolazioni musulmane tra gli oppressi, sfugge in queste ore. Eppure pensando ad Homs e altre città siriane dice molto.

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