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20 febbraio 2014

Elite Globalista e Rischi di Rivolta
di Luciano Lago

Nelle lussuose sale dei club esclusivi dove si riuniscono i personaggi della Elite finanziaria che mantiene il controllo del sistema economico mondiale, una sottile inquietudine serpeggia da tempo: sarà possibile una rivolta di masse giovanili di alcuni grandi paesi contro l’ordine imposto dalla globalizzazione?

Potrebbe essere questo il paventato “risveglio globale” (“the Global Awakening”) indicato come rischio reale da alcuni esponenti della elite come Zbigniew Brzezinski, cofondatore della “Trilateral Commission”, il quale già tempo addietro, in alcune analisi fatte nel corso di riunioni della “Council of Foreign Relations” a Montreal, aveva parlato di questo pericolo connesso anche alla diffusione di internet e delle tecnologie informatiche che, avendo in parte incrinato il monopolio dell’informazione dei grandi media controllati dalla Elite (i mega media), hanno l’effetto di aumentare il grado di percezione condivisa e di consapevolezza nelle nuove generazioni suscitando possibili rivolte che si diffondono a macchia d’olio in molti paesi, soprattutto in quei paesi in via di sviluppo dove esistono enormi differenze sociali accompagnate ad un forte sviluppo demografico e di conseguenza possono rappresentare una bomba ad effetto ritardato.

Si tratta della insofferenza delle classi giovanili, delle aspettative non soddisfatte, della loro impossibilità di garantirsi un futuro e del loro desiderio di rivalsa in assetti sociali dove le risorse sono gestite da pochi e le ineguaglianze sociali diventano intollerabili. Situazione che può iniziare a manifestarsi anche in alcuni paesi europei come Grecia, Spagna, Italia e Francia.

L’Elite è riuscita nell’ultimo ventennio ad accelerare come non mai il processo di globalizzazione e di controllo dei principali organismi internazionali, dalle Nazioni Unite al WTO, dagli organismi finanziari quali il FMI, la FED e la Banca Mondiale fino ad una serie di sovrastrutture di cui pochi conoscono anche l’esistenza come la Banca dei regolamenti Internazionali, con sede a Basilea, che rappresenta il vertice del cartello bancario delle Banche Centrali , un istituto che controlla l’offerta di moneta in tutto il globo. Si tratta essenzialmente di una banca centrale, non eletta, inattaccabile legalmente, che ha l’immunità totale dalle imposte e dalle leggi nazionali.

Attraverso questi organismi l’Elite mondialista si è assicurata il controllo dei governi delle aggregazioni come la UE, del commercio internazionale e soprattutto del movimento dei grandi capitali finanziari. Risulta però molto più difficile per l’Elite controllare ogni ambiente politico e controllare i pensieri ed i comportamenti di milioni di persone ed è per questo che si stanno studiando sistemi per tenere sotto controllo il web utilizzando la supremazia tecnologica e commerciale di società come Google che possono attuare un controllo delle informazioni e degli utenti del web. La strategia conclamata dalle dichiarazioni di alcuni esponenti della elite è quella di incanalare e controllare i fenomeni di rivolta e di malcontento piuttosto che tentare di reprimerli. Il vecchio sistema del “divide et impera”.

D’altra parte sono in pochi ancora ad avere compreso quali siano i metodi adoperati dall’Elite mondialista per avere il controllo di buona parte dei governi ed ottenere l’adempimento delle politiche richieste: l’Elite utilizza un nucleo molto ristretto di istituzioni finanziarie e mega-società per dominare il pianeta. L’obiettivo è quello di averne il controllo dell’economia e del sistema finanziario. La strategia della Elite è quella di rendere tutti i governi schiavizzati dal debito appositamente gonfiato e che tutti gli esponenti politici dei paesi controllati siano schiavi degli ingenti contributi finanziari che vengono incanalati nelle loro campagne per la rielezione e di conseguenza siano ricattabili.

Fondamentale il sistema è creato dalla Elite di potere per avere il controllo di tutti i grandi gruppi proprietari dei media, delle catene televisive e dei gruppi editoriali, attraverso una serie di incroci societari, queste appartengono direttamente (per circa il 90%) ad esponenti della elite, questo spiega perchè i media mainstream non informano il pubblico sul motivo per cui il nostro sistema finanziario non funziona e produce quelle immani distorsioni a cui assistiamo.

Il meccanismo del debito non riguarda soltanto gli Stati (debito pubblico) ma anche i cittadini (debito privato). L’obiettivo è che anche tutti i cittadini, possano essere resi schiavi per conseguenza del debito attraverso le banche ed il sistema del credito, delle commissioni, della limitazione del contante, delle imposte sui risparmi, degli interessi passivi, delle commissioni, dei servizi privatizzati a cui dover accedere al pagamento.

Nessuno peraltro deve poter mettere in questione le ricette del sistema neoliberista ed i dogmi del monetarismo praticato in questo sistema. Coloro che occasionalmente lo fanno corrono dei seri rischi di essere in un primo tempo emarginati e definiti populisti e retrogradi, in un secondo tempo, qualora siano giudicati pericolosi, rischiano per la propria incolumità personale di essere coinvolti in qualche strano incidente o direttamente assassinati dai sicari di qualche servizio. Può essere illuminante ascoltare le dichiarazioni rilasciate da Karen Hudes, un avvocato di Yale ed ex funzionaria della Banca Mondiale, consulente senior della banca, che ha lavorato presso l’organismo dal 1986 al 2007. (Global Research)

La Hudes ha dichiarato che il sistema finanziario globale è dominato da un piccolo gruppo di corrotti. Figure assetate di potere, quest’ultimo centrato attorno alla US Federal Reserve di proprietà privata. Il network della Banca Mondiale ha il controllo dei mezzi di comunicazione e ha i mezzi per coprire i suoi crimini, ha spiegato. In un’intervista con il New American, Hudes ha detto che quando ha cercato di rivelare i più gravi problemi alla Banca Mondiale, è stata licenziata per i suoi sforzi. Citando un esplosivo studio svizzero del 2011 pubblicato sulla rivista Plus One che parla di una ”rete aziendale di controllo globale”, la Hudes ha sottolineato che un piccolo gruppo di soggetti – per lo più le istituzioni finanziarie e in particolare le banche centrali – esercitano una massiccia quantità di influenza sull’economia internazionale da dietro le quinte. ”Quello che sta realmente accadendo è che le risorse del mondo sono in corso di dominazione da parte di questo gruppo”, ha spiegato. La Hudes collabora adesso con una rete di ricercatori attraverso la quale sta operando per denunciare questo fenomeno di corruzione all’interno delle istituzioni finanziarie.

Quali siano queste centrali finanziarie dominanti non risulta facile spiegarlo ma potremmo basarci su un accurato lavoro di analisi svolto da alcuni ricercatori svizzeri del Politecnico federale di Zurigo i quali hanno recentemente pubblicato un report (sulla rivista “New Scientist”) che mette in evidenza l’esistenza di una rete specifica e identificabile di società finanziarie ed industriali che di fatto governano l’economia mondiale. Sarebbero in tutto una cinquantina, le mega aziende internazionali (in maggioranza istituti finanziari e banche) che, attraverso un complicato incrocio proprietario, controllano circa il 40% del valore economico e finanziario di 43.060 multinazionali globali. Questo è il vero cuore dell’economia occidentale.

James Petras, docente di sociologia presso l’Università Binghamton di New York, ci spiega che, in base ad alcuni calcoli, il 2% delle famiglie controlla l’80% dell’intero patrimonio mondiale. All’interno di questa elite, una frazione ancora più ristretta risulta proprietaria e controlla il grosso degli “assets” mondiali e tende a ad arrivare ad una ulteriore concentrazione di mutinazionali e società finanziarie. Nel nucleo della classe dirigente finanziaria e politica, i leaders provengono quasi sempre da banche private, in pratica da Wall Sreet, in particolare dalla Goldman Sachs, da Blackstone, dalla JP Morgan Chase, dalla Barclays Plc, dal Carlyle Group ed altre banche d’affari.

Questi gruppi, secondo Petras, organizzano e finanziano i due maggiori partiti negli Usa e tutte le loro campagne elettorali. Sono loro stessi che esercitano pressioni sul Congresso USA, preparano proposte di legge e nuovi regolamenti, operano con strategie globali per imporre deregolamentazioni, liberalizzazioni e libera circolazione dei capitali a livello mondiale, premono sui governi per salvare banche o aziende in bancarotta, spingono perchè si arrivi al pareggio di bilancio tagliando spese sociali e welfare. Queste banche sono presenti in ogni settore dell’economia, in ogni regione del pianeta e possiedono quote del capitale di quasi tutte le più importanti multinazionali. In conclusione si conferma che la gran parte dei capitali finanziari si trova nelle mani di banche di investimento, degli “hedge found“ e di altre entità controllate dalla elite che guida la finanza mondiale.

Questa elite possiede delle risorse che sono calcolate in totale per ben 15/20 volte il PIL mondiale, possono comprarsi personaggi di governo in ogni nazione, determinano le nomine dei principali componenti dei CDA nelle banche e nelle multinazionali, designano i loro fiduciari nei principali organismi internazionali (WTO, FMI, Banca Mondiale, ecc.), designano i loro lobbisti e fiduciari presso gli organismi dell’UE, costituiscono una cupola di comando che influenza ed orienta (si presume) le decisioni politiche anche dei governi di tutti i paesi occidentali. (Stampa Libera)

Questa elite di potere non è facilmente identificabile ma alcuni dei personaggi che ne fanno parte si celano e si riuniscono dietro sigle di club esclusivi e centri studi che sono gli “influencers “ nelle decisioni economiche e nella politica mondiale, ad esempio il Club Bilderberg , La Trilateral Commision e l’Aspen Insitute in Europa.

Ma l’Elite mondialista non si limita a controllare queste mega-società. Secondo la Hudes essi dominano anche le non-elette organizzazioni irresponsabili che controllano le finanze di praticamente ogni nazione sulla faccia del pianeta. La Banca Mondiale, il FMI e le banche centrali come la Federal Reserve che letteralmente controlla la creazione e il flusso di denaro in tutto il mondo. Non a caso i personaggi chiamati a dirigere queste società sono quasi sempre appartenenti alle stesse famiglie, una cerchia ristretta che include dinastie di antica tradizione come i Rotschild, che dispongono del controllo societario di organismi come le più importanti banche centrali (incluse la FED e la BCE), o banche d’affari di importanza mondiale come la Barclays Bank, la dinastia dei Rockfeller, a sua volta proprietaria di un grande numero di banche e di società multinazionali.

Tuttavia nonostante il totale dominio del sistema finanziario, degli assetti politici di buona parte degli Stati, nonostante il controllo del 90% dei media (network televisivi, radio, giornali, periodici, magazine, ecc.), il condizionamento imposto nelle Università dove le nomine dei docenti sono accuratamente controllate, della classe docente orientata e formata su base ideologica conforme al “pensiero unico globale” o “politicamente corretto”, qualche sintomo di dissidenza e di contestazione appare di tanto in tanto e spinge alla protesta oltre che per motivi prettamente economici anche contro gli attuali assetti di potere. Accade in Brasile dove masse giovanili si sono rivoltate nelle piazze contro la politica di sfruttamento economico a favore degli interessi delle multinazionali, attuata dal governo brasiliano. Accade in forme diverse Europa (in Spagna, in Francia, in Galles, in Grecia), dove la crisi economica e la disoccupazione causata dalla speculazione finanziaria ha prodotto la caduta del sistema di welfare e di diritti per un sistema dove predomina il mercato e la logica dei tagli e privatizzazione dei servizi pubblici e li si accompagna alla libera delocalizzazione delle multinazionali.

L’antidoto contro la globalizzazione e l’ideologia mondialista e neoliberista viene offerto dal risorgere dei nazionalismi, in alcuni casi, dell’antagonismo localistico in altri casi, oppure dai movimenti di contestazione politica (come in Italia con Grillo ed i 5 stelle).

In acuni paesi è stato lo stesso sitema della Elite a favorire i movimenti di protesta, tipico il fenomeno delle “rivolte arancioni” in alcuni paesi dell’Europa dell’Est o delle “primavere arabe” in paesi del Nord Africa, un sistema astuto di controllo e di fomentazione quando è interesse delle centrali di potere il favorire un cambiamento dell’assetto politico. In altri casi la strategia delle centrali di potere è quella di infiltrare i movimenti di protesta ed orientarli verso obiettivi di comodo, apparentemente di sovvertimento politico, come ad esempio una classe politica corrotta, in modo da rendere innocua tale protesta. Si presta molta attenzione al che la protesta e la contestazione non investa gli assetti del potere finanziario poichè in questo caso potrebbe diventare pericolosa per la elite e rappresenta un reale motivo di preoccupazione.

Il fattore micidiale per un paese è quando questo vuole avere la proprietà il controllo della propria banca centrale, respingere le offerte di finanziamento interessate del FMI, della Banca Mondiale o della Goldman Sachs. Allora quel governo entra nel mirino della Elite globalista che dispone di una serie di mezzi a propria disposizione per annientare tale paese (il caso dell’Ungheria). Si può partire dalle agenzie di rating alla vendita massiccia della moneta di quel paese per causarne il collasso, si può arrivare a mobilitare, nei casi più gravi, l’apparato militare, il braccio armato, costituito dagli USA, dalla NATO e da Israele.

Questo è il caso attuale della Siria e la spiegazione del conflitto in corso con tutto l’apparato militare USA e NATO schierato contro che minaccia l’intervento diretto. Per l’avvenire l’Elite globalista si sta attrezzando per non essere impreparata ad affrontare questo ed i possibili fenomeni e di conseguenza, nel prossimo futuro, bisognerà aspettarsi un controllo della rete web ed una possibile azione che serva a distogliere dai veri “obiettivi sensibili”.

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