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13 Agosto 2014

Il silenzio, il presente, il senso delle cose
di Simone Perotti

Simone Perotti è da maggio in navigazione sulla nave Mediterranea, con un progetto unico che lo porterà fino al 2018 nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Mar Rosso. Dalla nave legge e vede quanto sta accadendo nel mondo. Ospitiamo le sue riflessioni. Grazie Simone.

Difficile trovare un senso alle cose, in questi giorni. Non bastava la burrasca interiore, quella che tiene impegnato ognuno di noi tra le onde del destino e il proprio piccolo scafo dell’anima. Le immagini che arrivano dal mondo fanno inorridire: quelle del jihadista che posta su facebook la foto del figlio con una testa mozzata tra le mani; i colpi secchi dei fucili che passano per le armi decine di giovani stesi nella polvere, in Iraq; ancora colpi, quelli delle pistole che freddano alla nuca altri “nazareni”.

Ho rivisto Il Cacciatore, capolavoro di Michael Cimino. All’epoca parve di una durezza efferata. L’ho riguardato come uno splendido film sull’amicizia e sul dramma di occuparsi sempre degli altri (De Niro) e finire col ritrovarsi soli proprio per questo. Eppure quella solitudine del protagonista è la stessa che gli fa risparmiare il cervo, nelle scene finali, quando dopo un lungo inseguimento in una battuta di caccia è a tiro, ormai, lo punta, ma poi alza la canna del fucile. La solitudine ha a che fare con il nuovo modello di vita possibile? E ogni tragedia umana deriva dall’eccesso di promiscuità? Può darsi. O forse no.

Leggo molto, in questi giorni, sui monaci sufi di Hajji Bektash Veli, e poi sui meteoriti ortodossi, o sulle mille storie di eremitismo. Uomini soli, che meditavano, che cercavano il senso dove solo era possibile trovarlo. Un amico caro, a cui confidavo i miei pensieri tortuosi, mi ha scritto un messaggio qualche giorno dopo: “Scusa se non ho saputo darti consigli. Però ho ripensato molto a quello che mi hai raccontato. Emergono in me due parole: silenzio e presente”.

Nel silenzio e nel presente non c’è violenza, non c’è mai aggressione. Non ci aggrediamo verso l’interno, né violentiamo fuori di noi. Ne ha esperienza il marinaio. Cosa fa la burrasca, in fondo? Irrompe clamorosa nella quiete e lancia il cuore verso il futuro. I colpi dell’onda portano la mente del navigatore fino al porto che verrà, dove vorrebbe già trovarsi, a riparo, oppure al prossimo temuto peggioramento del vento, che si augura di non vedere di lì a poco. Quando il silenzio s’impadronisce nuovamente della scena il futuro scompare, gli istanti tornano a battere il ritmo del cuore. Allora, forse, si può tornare a vivere.

A chi si intestardisce sulle scelte di vita, quelle che iniziano sempre dal tema dei soldi, del lavoro, della casa, mi trovo sempre più spesso a sorridere. Come sarebbe lungo il discorso che dovrei fargli. Sarebbe tutto incentrato sul tempo, sul silenzio, sulla solitudine. Ma credo che i più non vogliano ascoltarlo. Allora sto zitto, che non servirà forse a loro, ma fa bene a me.

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