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Domenica 28 Settembre,2014

Il tempo della fine
di Giovanni Sarubbi

Viviamo il tempo della fine che è anche il tempo della verità. Viviamo il tempo della fine di un sistema sociale, che domina sul piano mondiale, che ha oramai raggiunto un livello di iniquità mai prima raggiunto. Gli imperi, storicamente, hanno fatto tutti una brutta fine.

Sono tempi, quelli attuali, paragonabili a quelli della fine dell'Impero Romano, con disfacimento di tutte le strutture sociali, morali, etiche di quella società. In più oggi stiamo vivendo il tempo della fine anche da un punto di vista ambientale, cosa mai verificatasi prima nella breve storia dell'umanità.

Si muore sempre più di cancro e nessuno si chiede, di fronte all'ennesimo amico, familiare o conoscente il perché. Chi vive nella Terra dei fuochi in provincia di Caserta, lo associa alle discariche dei rifiuti tossici presenti su quel territorio, così fa anche chi vive a Taranto, associando quelle morti all'ILVA, o a Casal Monferrato, patria dell'amianto, o in tutti quei luoghi dove vi sono stati disastri ambientali gravi. Per il resto si parla di sfortuna, di fatalità magnificando le doti del morto di turno come se questo servisse a riportarlo in vita o a punire i responsabili di quelli che in realtà sono dei veri e propri omicidi.

Omicidi perpetrati da chi, consapevolmente, fa eseguire attività inquinanti per ricavarne profitto. E le fa fare, di solito, alle persone più povere e ricattabili, agli ultimi operai delle fabbriche, che forse magari neppure si rendono conto di quello che fanno, e che mettono il cosidetto “lavoro” prima del rispetto della propria dignità di persona e del rispetto della vita dei propri familiari e di tutti gli altri abitanti di questo pianeta.

Ma il tempo della fine è anche il tempo della verità. E' il tempo durante il quale tutte le bugie giungono al pettine e si manifestano per quello che sono, bugie, falsità, imbroglio, truffe, ladrocini.

E una di queste bugie è arrivata a capolinea proprio in questi giorni e si chiama Renzi, primo ministro del governo Italiano.

Il “giovane” primo ministro Renzi parla contro i “poteri forti” che vorrebbero impedirgli di approvare il nuovo diritto del lavoro, che altro non è se non l'ennesimo attacco ai diritti di chi lavora a favore dei padroni dei mezzi di produzione, quelli che il buon vecchio Marx chiamava capitalisti. E Renzi parla contro i “poteri forti” seduto di fianco a Marchionne, amministratore delegato della FIAT che è la quintessenza dei poteri forti di questo paese. Di quella FIAT che, per dirla con le parole di un altro potere forte che risponde al nome di Diego Della Valle, ha “succhiato tutto il succhiabile da questo paese”[1] per poi andarsene all'estero.

L'immagine di Renzi seduto di fianco a Marchionne che parla contro i “poteri forti”, che per loro sarebbero gli operai a cui vogliono togliere le briciole dei diritti che gli sono rimasti, credo sia la visione moderna di quel passo del libro dell'Apocalisse (Ap 17,4-5) dove viene descritta una donna “vestita di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle” che “ teneva in mano una coppa d'oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione” e che sulla sua fronte aveva scritto un nome misterioso: "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra". La bugia non è stata mai più manifesta di quell'immagine ma, siamo convinti, che la maggioranza di questo paese non l'ha ancora compresa.

E questo perché i poteri forti, come ci ricorda sempre l'Apocalisse, sono abituati da millenni a mostrarsi deboli, addirittura vittime di quelli che loro ammazzano e schiavizzano. E lo fanno per continuare ad ingannare, rapinare, schiavizzare e uccidere. Come sta facendo in questo tempo della fine la superpotenza USA, che schiavizza mezzo mondo ma che si dichiara vittima di un terrorismo che essa stessa genera e alimenta per giustificare il proprio delirio di potenza. Invertono il senso delle parole, pace diventa guerra, debolezza diventa forza, viltà diventa coraggio.

Ma viene il tempo, ed è quello della fine che stiamo vivendo, nel quale la verità non può essere più nascosta e tutte le cose risultano chiare e nessuno potrà più dire io non ho capito, io non c'ero, io non so di che cosa tu parli.

Hanno chiamato questo nuovo diritto del lavoro Jobs Act, giusto per confondere le idee con un termine inglese, come se un termine inglese potesse servire a coprire ciò che nuovo non è perché si tratta di idee e norme risalenti al primo capitalismo, quello del 1800, quando i lavoratori non avevano alcun diritto e già era molto se riuscivano a sopravvivere. Se ne sono accorti l'economista Piketty (Leggi qui), lo stesso Krugman (leggi qui e qui) che comunisti non sono.

Cosa volete di più dai lavoratori? Ritenete che questi potranno ancora a lungo rimanere schiavi di un sistema che li uccide sul lavoro, che li costringe alla disoccupazione, a fare a meno delle medicine per curarsi, al cibo per vivere, al diritto all'istruzione, ad una casa e ad una vita degna di essere vissuta? Ritenete che l'accumulazione di immense ricchezze nelle mani di pochi individui a livello nazionale e mondiale possa darvi l'immortalità?

Il tempo della fine è un tempo con il quale ogni essere vivente deve fare i conti sul piano personale. E questo tempo verrà anche per gli oppressori di turno, per i re come per l'ultimo mendicante. E allora le ricchezze immense accumulate andranno al vento e produrranno solo morte su morte ed il nome di chi le ha possedute verrà maledetto in eterno. Di questo potete essere certi.


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Domenica 05 Ottobre,2014

Parole e fatti per capire e agire nel tempo della fine che stiamo vivendo.
di Giovanni Sarubbi

Per quel poco che so di Francesco D'Assisi, credo che in questo momento egli si stia rivoltando nella tomba dopo aver ascoltato l'intervento del Presidente del Consiglio pronunciato davanti alla chiesa dedicata al santo più amato di tutti i tempi. Discorso pronunciato sul sagrato della Basilica di Francesco D'Assisi, con contorno di monaci e cardinali osannanti, che hanno dato credito ed un pulpito privilegiato a chi continua a dire bugie in modo eclatante. Sono le bugie tipiche da “Fine dei tempi” di cui ho parlato nel testo qui sopra.

La più grossa è quella riguardante il tema dell'ambiente che, ha affermato il presidente del Consiglio, è un tema "molto importante per chi si impegna in politica". Dipende però da quale punto di vista lo si voglia affrontare, se da quello dei petrolieri o da quello dei cittadini. Ed il governo Renzi sul tema non ha dubbi: loro lo stanno affrontando dal punto di vista dei petrolieri perché nel decreto cosiddetto “sblocca Italia” c'è in pratica il via libera alle perforazioni petrolifere dappertutto, in mare come in montagna, come sta succedendo per esempio in Campania. Delle due l'una: o il tema dell'ambiente è importante, e allora vanno bloccate tutte le perforazioni petrolifere che inquinano e distruggono l'ambiente, a cominciare dalla risorsa acqua, oppure non lo è. Una via di mezzo non è possibile.

Credo sia la prima volta che un presidente del Consiglio faccia una cosa simile, cioè parli immediatamente dopo un rito religioso come se fosse una sua conclusione. Forse mi sbaglio, ma l'unico precedente che io ricordi è stato quello di Giulio Andreotti chiamato a presiedere in Vaticano, nell'anno 2000, il Giubileo dei politici, ma quella era una cosa diversa da quanto accaduto ieri. Andreotti non era presidente del Consiglio e non aveva alcun incarico istituzionale.

Ieri, invece, è stato messo in discussione il principio di laicità dello Stato che la vecchia DC (incredibile ma vero a cominciare da De Gasperi) ha sempre rispettato, pur essendo essa strettamente legata al Vaticano. Ricordo la polemica, in un convegno un po' di anni fa (era il 2002), fra l'ex segretario della DC De Mita e mons. Fisichella venuto ad Avellino per richiamare i politici cattolici al rispetto del documento emesso dalla Congregazione per la dottrina della fede, allora presieduta dal cardinale Ratzinger, sull'obbligo dei politici al rispetto integrale dei diktat vaticani sui temi cosiddetti etici (aborto, fecondazione assistita ecc)[1]. De Mita, nel suo intervento, arrivò a mettere in dubbio che quel documento fosse stato effettivamente approvato da Giovanni Paolo II che era gravemente malato di Parkinson già da diversi anni (fin dal 1991) e giunto ad uno stadio avanzatissimo. Accusa, lo ricordo come fosse ieri, che provocò la reazione stizzita di mons. Fisichella, segno che essa era fondata.

Da ieri ci tocca rimpiangere la laicità della vecchia DC e i monaci della basilica di Francesco d'Assisi hanno la responsabilità di aver dato la possibilità di dire bugie, applaudendolo, al presidente del Consiglio certificandone la sua bontà e autenticità.

Altra bugia da “fine dei tempi” è quella sul lavoro. Anche qui, come dice l'Evangelo, non si può servire due padroni. Non si può stare a fianco di Marchionne, il nuovo Nerone del 21° secolo, e poi dire di essere a fianco di chi lavora quando si sta per approvare una legge che riporta il mondo del lavoro ai tempi del primo capitalismo.

In questa settimana sul tema lavoro si è sviluppata un'ampia polemica fra la minoranza del PD e il Governo Renzi. Molti dei nuovi volti della dirigenza del PD si sono dati da fare per spiegare su tutte le TV le loro opinioni. Non ricordo tutti i loro nomi e i loro volti ben pasciuti, ma ricordo il contenuto di alcune loro affermazioni, fra cui quella che oggi per essere di sinistra occorre battersi per  “la redistribuzione delle opportunità” o che “nessun onere deve cadere sulle imprese” che anzi devono essere aiutate. Alle imprese si da una cosa certa (“nessun onere deve cadere sulle imprese”), ai lavoratori si da il nulla, cioè “la redistribuzione delle opportunità” (che non da lavoro e non da da mangiare) invece della “redistribuzione delle ricchezze”, cosa che ha caratterizzato l'idea di “sinistra” fin dal nascere di questo termine avvenuta ai tempi della Rivoluzione Francese.

«E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e il suo grande potere. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.

Allora la terra intera, presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e adorarono la bestia dicendo: "Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?".» (Ap 13,1-4)

Cari fraticelli di Assisi, avete dato spazio a chi ha scelto apertamente di stare dalla parte dei poteri che opprimono l'umanità, che danno onore e ricchezza a chi già ha a sbafo e se ne infischia della sofferenza di chi ogni giorno cerca di lavorare onestamente. Avete trasformato la vostra casa in quella che il libro dell'Apocalisse chiama “sinagoga di Satana” che raccoglie “quelli che si proclamano Giudei (cioè figli di Dio e seguaci della sua volontà di giustizia ndr) e non lo sono”(Ap 2,9). Delle due l'una: o è vero il Vangelo che dice che non si possono servire due padroni o non lo è.

Le forze politiche cosiddette di opposizione, intanto, stanno facendo ridere i polli. La cosa più dura che è stata detta da Vendola, presidente di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà) ex Rifondazione Comunista ex PCI e attuale governatore della Puglia e accreditato dalla stampa come forza di opposizione, è che il Governo Renzi “è un governo conservatore”. La minoranza interna al PD alla fine, dopo tanto abbaiare, si è astenuta e non farà mancare il suo voto al governo in parlamento. Da parte loro i tantissimi partiti sedicenti comunisti oggi esistenti sono tutti impegnati, dopo essersi frantumati in mille rivoli, a "ricostruire un partito comunista degno di questo nome". Ridere o piangere?

La tassa patrimoniale è una parola innominabile. Nessuna la nomina, anche il Movimento Cinque Stelle. Da dove vanno presi i soldi da dare alla grande massa di lavoratori, pensionati, disoccupati se si vuole che i consumi ripartano? E quali consumi devono ripartire? E l'ambiente, la guerra, la produzione di armamenti e le spese militari?

Una parola molto chiara la dice la dichiarazione Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II al n. 69. La riportiamo per intero. (Le frasi in grassetto sono nostri ndr).

«69. I beni della terra e loro destinazione a tutti gli uomini

Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità (147). Pertanto, quali che siano le forme della proprietà, adattate alle legittime istituzioni dei popoli secondo circostanze diverse e mutevoli, si deve sempre tener conto di questa destinazione universale dei beni. L'uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri (148). Del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori della Chiesa, i quali insegnavano che gli uomini hanno l'obbligo di aiutare i poveri, e non soltanto con il loro superfluo (149). Colui che si trova in estrema necessità, ha diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui (150). Considerando il fatto del numero assai elevato di coloro che nel mondo intero sono oppressi dalla fame, il sacro Concilio richiama urgentemente tutti, sia singoli che autorità pubbliche, affinché - memori della sentenza dei Padri: « Dà da mangiare a colui che è moribondo per fame, perché se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso » (151) realmente mettano a disposizione ed impieghino utilmente i propri beni, ciascuno secondo le proprie risorse, specialmente fornendo ai singoli e ai popoli i mezzi con cui essi possano provvedere a se stessi e svilupparsi.

Nelle società economicamente meno sviluppate, frequentemente la destinazione comune dei beni è in parte attuata mediante un insieme di consuetudini e di tradizioni comunitarie, che assicurano a ciascun membro i beni più necessari. Bisogna certo evitare che alcune consuetudini vengano considerate come assolutamente immutabili, se esse non rispondono più alle nuove esigenze del tempo presente; d'altra parte però, non si deve agire imprudentemente contro quelle oneste consuetudini che non cessano di essere assai utili, purché vengano opportunamente adattate alle odierne circostanze. Similmente, nelle nazioni economicamente molto sviluppate, una rete di istituzioni sociali per la previdenza e la sicurezza sociale può in parte contribuire a tradurre in atto la destinazione comune dei beni. Inoltre, è importante sviluppare ulteriormente i servizi familiari e sociali, specialmente quelli che provvedono agli aspetti culturali ed educativi. Ma nell'organizzare tutte queste istituzioni bisogna vegliare affinché i cittadini non siano indotti ad assumere di fronte alla società un atteggiamento di passività o di irresponsabilità nei compiti assunti o di rifiuto di servizio. »[2]

Ulteriori parole non servono. I concetti sono chiari e chiaramente espressi, è la loro messa in pratica che lascia molto ma molto a desiderare.

NOTE

[1] - NOTA DOTTRINALE circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (vatican.va)

[2] - Gaudium et Spes dal sito: vatican.va

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