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30 marzo 2014

Il disarmo mondiale passa anche da Ghedi ed Aviano
di Alfonso Navarra

Le popolazioni lombarda e friulana sono più da vicino coinvolte dalle armi atomiche B-61 in dotazione agli squadroni dell'aviazione americana ed impiegabili secondo il concetto NATO della condivisione nucleare. 
I pacifisti lombardi, a partire da Brescia e dintorni, con Ghedi, e friulani ,a partire da Pordenone con Aviano, hanno più responsabilità dirette nella lotta per rispedire le armi atomiche al mittente americano. Ma il problema è, nella sua importanza, attualità ed urgenza, di tutti gli italiani ed europei, non possiamo fare i distratti su questo punto basilare.
 
Leggendo l'International Herald Tribune del 28 maggio 2013, sono stato colpito da un commento del direttore che, facendo i dovuti collegamenti e le dovute riflessioni che su essi possono essere innestate, mette in rapporto Aviano (e Ghedi) con il disarmo atomico mondiale.
L’editoriale si intitola “SPLURGING ON NUKES” (Sperperi sulle armi nucleari) e lo riporto nel file allegato con una mia approssimativa traduzione (il mio inglese non è di alto livello!).
Va anche considerata, a completare il quadro, una recente informativa del quotidiano inglese “The Guardian” (21 aprile 2013) sul riadattamento delle B61, per poterle utilizzare come armi teleguidate montate sui cacciabombardieri F-35, che riporto anche essa nel pezzo originale di Julian Borger – tradotto alla meno peggio in italiano dall’inglese – e nella sua citazione da un articolo di panorama.it.
La vicenda può essere riassunta nel seguente modo (non la faccio tanto lunga!):
1- Si stanno ammodernando con oltre 10 miliardi di dollari le B-61 a Ghedi (20) e ad Aviano (50) con testate nucleari adatte al trasporto degli F-35.
2- I repubblicani del congresso USA ratificano il "New START" (Trattato per la riduzione delle armi strategiche) solo perché Obama ha stanziato 80 miliardi di dollari per l'ammodernamento dell'arsenale nucleare strategico e tattico.
3- Ma a questo punto sono i russi, già irritati per il sistema antimissile in Polonia e Romania (quello che i cechi hanno rifiutato grazie ad una potente mobilitazione popolare), prendendo spunto dall'ammodernamento delle "tattiche" in Europa, a fare problemi sulla entrata in vigore del Trattato in questione minacciando una possibile disdetta.
Ogni tanto infatti da Mosca, a varie riprese, ed anche il groviglio siriano e mediorientale è complice in questo, giungono dichiarazioni sulla possibile uscita dall'accordo con gli USA perché la Russia vede nelle mosse americane non dei comportamenti distensivi ma al contrario minacciosi (e questo aspetto anche l'editoriale dell'IHT lo mette in rilievo).
Basta visitare il sito di "Russia Oggi" (www.russiaoggi.it) per trovare molti articoli preoccupati in questo senso, sottolineanti come la “buona volontà russa” venga sistematicamente frustrata da fattori che non favoriscono la partecipazione di Mosca alla lotta per l'azzeramento delle armi nucleari.“
 
Chiariamo brevemente, già che ci siamo, la situazione dei Trattati tra USA e Russia: il Trattato sulla limitazione dei sistemi balistici è del 1972; l'Accordo provvisorio sulla limitazione delle armi offensive strategiche (SALT 1) è dello stesso anno; il Trattato sui missili europei a medio raggio (INF) – ricordate i Cruise di Comiso? - è del 1987; il Trattato sulla riduzione e sulla  limitazione delle armi offensive strategiche e quello sulla ulteriore riduzione e limitazione di tali armi (START 1 stipulato nel 1991 e venuto a scadenza nel 2009, e START II, 1993 non entrato in vigore e di fatto superato dal trattato SORT del 2002) sono ora ricompresi nel New Start del 2010 di cui ci stiamo occupando, che avrebbe durata decennale.
 
Albert Einstein disse a suo tempo che "o avremmo eliminato le armi atomiche o queste avrebbero finito per eliminare l'umanità".
Il New Start non porta alla cancellazione totale degli ordigni perché fissa solo dei limiti (ad es. il tetto di 1.550 tra testate e bombe nucleari), ma è pur sempre un passo avanti da non disprezzare.
Stiamo giustamente protestando contro il programma di acquisto degli F35 perché, oltretutto, li consideriamo uno spreco inaccettabile in un momento di scarsità di risorse e di crescente ingiustizia sociale aggravate dalla crisi economica in atto.
A maggior ragione non dobbiamo permettere ordigni nucleari sul nostro territorio e ancor più non permettere che vengano sostituite le vecchie bombe atomiche con munizioni più moderne adattate alle missioni degli F35.
Dobbiamo, come Paese che "ripudia la guerra" e che quindi si impegna – questa è la corretta interpretazione della Costituzione - per la difesa armata solo dei propri confini, rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare, che prevede l'impegno a non ospitare ordigni nucleari sul proprio territorio.
 
Il sottoscritto, insieme ai miei compagni di studio, ma soprattutto di azione e resistenza nonviolenta, da via Pichi a Milano (la Campagna OSM-DPN in particolare con la sua articolazione “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico), con la collaborazione dell'Associazione Energia Felice (ARCI), siamo pronti ad aiutare e sostenere chiunque in ogni sede sollevi la questione ed intenda battersi per risolverla una volta per tutte.


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