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27/01/2014

Bagnasco: serve un nuovo servizio civile
di Stefano Arduini

«Abbiamo a che fare con un io ipertrofico e un noi impoverito, come se il noi attentasse all’io di ciascuno. Ma è proprio il “noi” che ispira la cultura dell’incontro e del dialogo, per cui ci si ascolta al fine di comprendersi senza finzioni. In questa ottica, forse sono da ripensare seriamente anche delle forme organiche di servizio civile, che siano delle tappe di vita e dei tirocini del “noi”,  “cattedre pratiche” di fraternità, di giustizia e di pace, dove si respira il gusto di vivere e di operare insieme per il bene di tutti».

Con queste parole il Cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della CEI nella sua prolusione (in allegato)  al Consiglio Episcopale Permanente in programma a Roma da oggi fino al 30 gennaio, chiede una riforma organica del servizio civile. Si tratta della seconda uscita forte di una delle massime personalità della Chiesa cattolica a favore della riforma dell’istituto nato nel 2001 sulle ceneri dell’obiezione di coscienza. La prima risale allo scorso novembre, quando, proprio dalle colonne di Vita magazine il vescovo di Pavia e Presidente del Consiglio nazionale di Pax Christi, membro nella Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, monsignor Giovanni Giudici aveva sottoscritto il Manifesto per il servizio civile universale promosso dalla nostra testata.

Di seguito l’intervista in versione integrale:



Monsignor Giudici, in questo momento sono in servizio meno di mille ragazzi (oggi invece sono poco più di 2mila). Che impressione le fa?
Mi fa un effetto molto negativo: la giovinezza è l’età della vita in cui si può sperimentare davvero. E pensare che questa età non possa essere usata per incontrare mondi nuovi e dialogare con ambienti diversi da noi è per me un vivo dispiacere. Anche perché un’esperienza di servizio civile per alcuni può diventare anche il viatico di un impegno professionale nel sociale.

Perché la politica al di là del ritornello sull’emergenza educativa poi nei fatti
è così assente?

Vedo due ragioni. Nelle classi dirigenti italiane permane l’idea che l’impegno giovanile possa coincidere con la critica alle forze armate e alla struttura di difesa dello Stato. L’altra ragione è che questa non è una zona di popolazione che ha un peso al momento del voto. Detta brutalmente: col servizio civile non si fa campagna elettorale.

Non le sembra però che anche la Chiesa sia un po’ in ritardo su questo punto?
In parte è vero. Anche noi non ci rendiamo pienamente conto di quanto sia importante  dare ai ragazzi la possibilità di donare energie e tempo per una causa sociale. Non c’è un legame diretto, ma questo attiene anche alla proposta di fede. Più facilmente una vita che ha deciso di donare è disponibile a un racconto di sé che ha a che fare con la fede. Una persona rinchiusa su se stessa difficilmente si apre. L’annuncio ha bisogno di un humus su cui attecchire, noi invece siamo troppo concentrati nel raccogliere subito.

Si può trovare un legame fra la deriva dell’azzardo l’assenza di strumenti
di educazione civica per i giovani?
Senz’altro: è la vita inutile, la vita noiosa che cade in questa trappola. Il gioco ha dentro di sé la sospensione dei sentimenti e il senso dell’attesa. È il suo bello, ma diventa una droga se oltre a questo non c’è impegno nella vita sociale.  

Rimane un punto. Difficile fare servizio civile, senza risorse. O no?
Se vogliamo lasciare spazio alle forze che un servizio civile di massa potrebbe scatenare, dobbiamo pensare che per i ragazzi l’aspetto della paga non può essere quello decisivo. D’altra parte faccio un appello perché sia le associazioni, sia il profit investano del loro. Una comunità socialmente più ricca è un posto migliore per operare. Per il pubblico, ma anche per i privati.

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