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08/08/2014

Rapite in Siria. Risparmiateci le fiaccolate!
di Francesco Santoianni


“Agli eroi del Battaglione dei Martiri Grazie dell’ospitalità e se Dio vuole vedremo la città di Idlib libera quando torneremo” è questa la traduzione del cartello tenuto in mano da Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due ragazze rapite in Siria. Chi siano gli “eroi del Battaglione dei Martiri” e cosa abbiano fatto a Idlib, lo vediamo dopo. Liquidiamo subito, invece, la davvero strana storia del giornalista de “Il Foglio”  Daniele Raineri che, secondo l’inverosimile versione diffusa dai giornali padronali italiani, “si trovava con le ragazze al momento del loro rapimento, ma è riuscito a scappare e a dare l’allarme”.

Non so cosa dirà agli inquirenti sui suoi (“eventuali”, of course) rapporti con le bande di “ribelli” che dominano la zona con gli scannamenti; mi auguro per lui che sia qualcosa di più credibile del suo “scoop” sulle “bombe al cloro usate da Assad” che ho cercato di smontare in questo articolo e in questo video.

Ma parliamo delle responsabilità politiche di questo rapimento che, come è stato fatto notare qui, è stato reso possibile principalmente dalla decisione ONU di indirizzare gli aiuti umanitari nelle zone controllate dai “ribelli” siriani. Scelta che, oltre a favorire il rafforzarsi di queste medioevali enclaves, autorizza nugoli di “volontari” ad entrare clandestinamente in Siria affidando la loro sicurezza a bande di jihadisti, già responsabili di innumerevoli atrocità. E così per “aiutare la popolazione siriana” (la stessa che viene strangolata dall’Occidente e dalle Petromonarchie con sanzioni ed embarghi e – soprattutto – con i finanziamenti ai “ribelli”) in Siria si lascia entrare di tutto. Anche “missioni umanitarie” come il “Progetto Horryaty” (per il quale operavano le ragazze rapite) la cui sede in Siria – a quanto si apprende – era, addirittura, l’abitazione del capo dei cosiddetti “ribelli” della zona. Un davvero strano Progetto – basato sulla mera distribuzione di “kit di pronto soccorso” – portato avanti da due ragazze (20 e 21 anni) delle quali restano ignote le specifiche capacità ma non il loro proclamato attivismo, a favore dell’”opposizione siriana”; attivismo sviluppato in un ambito politico e organizzativo veramente nefasto e nel quale il principale punto di riferimento resta quel Padre Dall’Oglio la cui ideologia, sostanzialmente pro-jihadista, è raccontata, da lui, qui.

E così, ostinandosi ad immaginare il proseguo di una ineffabile “Primavera Araba” si finisce per a sventolare cartelli che inneggiano a quelle che altro non sono che bande di tagliagole, come il “Battaglione dei Martiri” (“Liwa AlShuhada”: gruppo che, come moltissimi altri in Siria, risulta oggi aver cambiato nome), capitanato da quel Jamaal Maarouf (oggi, dopo i Sauditi, al soldo anche direttamente degli USA) i cui crimini sono, in parte, documentati qui, qui e (ma vi sconsigliamo di vederne il video) qui.

Si, ma, ora? Intanto, diamoci da fare per liberare, al più presto, le due ragazze rapite. Una indicazione ovvia, ma non tanto davanti alla valanga di biliosi interventi (date, ad esempio una occhiata ai commenti qui) che affollano la Rete. Ce ne è di tutto: dalla curiosa proposta di incriminare per “circonvenzione di incapace” coloro che hanno fatto arrivare le due ragazze nella Tana del Lupo; al linciaggio di Vanessa Marzullo “rea” di “favorire” l’espatrio clandestino dalla Siria verso le nostre coste, come, nella sua pagina Facebook, lascerebbe intendere questo post del 3 giugno (ipotesi questa che non ritengo suffragata da nulla a meno che, ovviamente, quel telefono satellitare – che pure, oggi in Siria costa qualche migliaio di dollari, non certo nella disponibilità di ogni profugo – non risultasse essere stato contattato dalla ragazza anche per altre “traversate”). Per fortuna, non tutti gli interventi sono così. Alcuni sono assolutamente condivisibili come questo che chiede al nostro ministro degli Esteri di smettere di favorire gli ingressi clandestini in Siria ma di adoperarsi affinché, anche attraverso la riapertura dei canali diplomatici con Damasco, veri aiuti, gestiti da operatori non improvvisati, vengano dati alla stremata popolazione siriana.

Si. Ma – dicevamo – intanto liberiamo le due ragazze rapite. E, quindi, tiriamo fuori i soldi per il loro riscatto. Pazienza. Speriamo che sia meno esoso di quanto pagato, ad un’altra banda di “ribelli” per la liberazione dei giornalisti RAI un anno fa in Siria (si parlò di 8 milioni di dollari). Certamente sarà meno costoso di quanto il nostro Paese dilapida tra aiuti ai “ribelli” e soccorsi ai Siriani che, per sfuggire ad una guerra (finanziata anche da noi) approdano sempre più sulle nostre coste. Pazienza.

E, comunque, (visto che la pur “avvincente” storia delle due ragazze rapite è già scomparsa dai titoli di testa dei giornali e dai talk show) una preghiera. Nessuno pretenda più di ordinare su questa storia lo stesso “Silenzio di Stato” imposto, un anno fa, per il rapimento dei giornalisti RAI e che mi fece scrivere questo post. E, visto che ci siamo: evitiamo buffonate come continuare a scrivere che i rapitori non sono ribelli ma delinquenti comuni. E soprattutto, anche perché sono ormai utilizzate per santificare personaggi davvero impresentabili, risparmiateci le fiaccolate.




Francesco Santoianni

Fonte: www.francescosantoianni.it Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/2014/08/08/rapite-in-siria-risparmiateci-fiaccolate/ 8.08.2014

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