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06/08/2014

Terzo Settore, ecco la legge delega
di Marco Piazza

Il Ministro Giuliano Poletti ed il Sottosegretario Luigi Bobba hanno illustrato i contenuti del disegno di legge delega per la riforma del Terzo settore. «Questo tema è per noi costitutivo dell’idea stessa di società e di economia», ha sottolineato il sottosegretario

Ai nastri di partenza la riforma del Terzo settore. La legge delega al Governo prende ufficialmente il via in una calda mattina d’agosto, mentre Renzi è a colloquio con Berlusconi e l’Istat fa uscire un dato negativo (l’ennesimo) sul Pil. Significa che l’attenzione dell’esecutivo, sul tema, non era di facciata. Che meno di tre mesi dopo la frase a effetto con cui Matteo Renzi aveva lanciato la consultazione pubblica sul non profit («Lo chiamano il Terzo settore, ma in realtà è il primo» aveva dichiarato il premier) c’è una legge, da adottare entro 12 mesi, che riguarda l’intero comparto. E il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel presentare la normativa (il cui testo integrale è scaricabile in allegato), tiene subito a ribadire che il governo ha scelto di fare questa riforma insieme a quelle del sistema elettorale, della pubblica amministrazione e della giustizia, «perché questo tema è per noi costitutivo dell’idea stessa di società e di economia e perché per noi i protagonisti non sono né lo Stato né il mercato, ma i cittadini che si organizzano in comunità». Subito dopo il sottosegretario con delega al non profit, Luigi Bobba, coglie l’occasione per citare Bob Kennedy, quando disse che: «il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta».

Gli obiettivi della legge
Gli obbiettivi, spiega Bobba, sono quelli di semplificare e riordinare la materia. Snellendo i tempi e le procedure per ottenere la personalità giuridica, organizzando un unico registro degli enti (oggi ce ne sono oltre 300), rivedendo la normativa fiscale (anche se qui, ammette, ci vorrà più tempo) e facendo partire da subito, con un “contingente” di 35 mila ragazzi, quel servizio civile universale che mira ad arrivare a 100 mila giovani nel 2017. Quanto alle risorse, per il momento ci si dovrà accontentare dei fondi già assegnati al servizio civile e di altri 50 milioni di euro, che costituiranno un fondo destinato a far decollare le prime imprese sociali. Si parte, quindi. Con grandi obiettivi e un anno di tempo per concretizzarli. Quanto alla consultazione popolare, per la cronaca hanno risposto 1016 soggetti, di cui il 14,8% non pertinenti. Tra le risposte valide il 37,4% arriva dalle organizzazioni non profit, il 38,5 per cento dai cittadini, il 7,2 per cento dal mondo delle imprese, dei sindacati e degli ordini professionali e il 2,3 per cento da amministrazioni pubbliche e università. Tra le istanze più gettonate in 315 ritengono necessario lavorare alle fondamenta giuridiche, 274 al servizio civile, 242 al sostegno economico del settore, in 187 per cento all’impresa sociale, in 186 alla sussidiarietà.
 

Le reazioni
«Si tratta di un buon testo», ha sottolineato Pietro Barbieri, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, «di cui siamo complessivamente soddisfatti, per l'articolazione e la complessità dell'articolato, che abbraccia tutta la normativa del Terzo Settore e che ha saldi ancoraggi costituzionali, solidaristici e si pone in una prospettiva di riduzione delle diseguaglianze. Siamo anche soddisfatti per l'attenzione che il Ministero del Lavoro ha prestato alle nostre segnalazioni e sottolineature, in particolar modo nell'articolo 2, nel quale vediamo recepite diverse nostre istanze, volte a valorizzare, in un contesto di legalità e trasparenza, il grande portato di utilità sociale, freschezza, vivacità, complessità e innovazione del Terzo Settore Italiano».

Anche per Giuseppe Guerini, portavoce Alleanza Cooperative Sociali e presidente Federsolidarietá Confcooperative, si tratta di una buona legge delega. «Erano anni che attendevamo questa cornice che, per la prima volta, ci colloca nel cuore di un progetto di riforma», ha infatti spiegato, «In primo luogo è importante che finalmente si liberi questo settore dai troppi lacci, dall’incertezza di un quadro normativo datato, confuso e stratificato, e poi c’è bisogno di strumenti di sussidiarietà che accompagnino la messa a sistema delle innovazioni sociali che abbiamo sperimentato e prodotto nei territori e che vogliamo diffondere. Per affrontare le sfide del welfare e, per rispondere ai nuovi  bisogni che sono emersi in questi anni di crisi, infatti, è necessario usare anche strumenti nuovi».  



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