Scmp - Monday, 06 October, 2014 - Dopo una settimana frenetica, Lunedi i siti della protesta Occupy central sono tranquilli, mentre alcuni manifestanti partono per il lavoro, altri rimangono e le autorità mantengono le distanze. Gli attivisti di Occupy e il governo sono attualmente in una situazione di stallo sui negoziati. Le discussioni preliminari, di preparazione per colloqui con il segretario capo Carrie Lam Cheng Yue-Ngor sono iniziate, ma i progressi sono lenti con entrambe le parti in disaccordo sugli orientamenti dietro le riunioni.


Repubblica - 06 ottobre 2014 - Hong Kong inizia a tornare alla normalità, dopo una settimana di proteste. La città ha registrato questa mattina una sostanziale ripresa delle sue attività grazie ad una parziale smobilitazione dei manifestanti pro democrazia, che non hanno ottenuto alcuna concessione e appaiono divisi sul futuro del movimento. La tensione è comunque ancora molto alta, con gruppi di manifestanti, sebbene assai ridotti nel numero rispetto agli scorsi giorni, ancora raccolti nella zona simbolo della protesta.


Peopledaily - Oct. 5, 2014 - Domenica alcuni manifestanti hanno deciso di ritirarsi dalle zone di Hong Kong come gesto di buona volontà per i colloqui con le autorità, mentre le scuole secondarie interessate dalla manifestazione Occupy Central riprenderanno le lezioni Lunedi. "Alcuni cittadini hanno una visione negativa dei giorni di protesta. E' tempo per noi di lasciare", ha detto uno studente.


Euro news - 05/10/2014 - Un ritiro seppur parziale. Lo hanno deciso i giovani responsabili di ‘Occupy Central’ a Hong Kong. Gli studenti, dopo che il governo locale ha minacciato di usare la forza, lasceranno Mong Kok, quartiere commerciale della città, per permettere a migliaia di persone di tornare al lavoro e a scuola già da lunedì. Ma c‘è anche chi vuole rimanere. “Se la polizia utilizza la violenza per sgombrare l’area – sostiene Chan Chak-To, ingegnere di 29 anni – allora per forza me ne andrò. Dopo tutto sono solo una persona fragile, normale. Ma se non usa la violenza, andrò avanti rispettando i principi della disobbedienza civile e mi assumerò le responsabilità per quel che ho fatto. Se ho violato la legge, e davvero mi devono arrestare, allora lo accetterò”. I manifestanti ripiegheranno tutti nel distretto di Admiralty, dove hanno sede le principali istituzioni governative. Da lì, promettono, non se ne andranno. “Penso – ipotizza una dimostrante – che ci sia anche la possibilità che cercheranno di forzarci ad andare via. Ma noi resteremo. Ma, se le nostre vite venissero minacciate, allora ce ne andremo”.


Il Fatto Quotidiano - 05/10/2014 - La tensione resta altissima nelle strade di Hong Kong, dove domenica 5 ottobre ci sono stati 165 feriti tra i manifestanti dopo nuovi scontri con gruppi contrari alla protesta. C’è attesa, intanto, per gli sviluppi della situazione dopo le ultime aperture dei manifestanti che hanno annullato il presidio davanti agli uffici del governo. Le immagini televisive hanno mostrato un rappresentante della protesta stringere la mano di un poliziotto. Una decisione, quella di allontanarsi dalla sede governativa, che non è legata alla volontà di abbandonare le strade, hanno fatto sapere i manifestanti, ma alla strategia di raggrupparsi in un’altra parte della città. Non è bastato, quindi, l’ultimatum di Pechino a fermare la piazza. Alta la preoccupazioni dei residenti che vivono nelle aree occupate dagli studenti. “Fateci lavorare“, è stato il grido di un uomo non identificato che è salito su un ponte ad Admiralty, chiedendo agli studenti di andare via. “Siete stati qui per un’intera settimana. Ho tre bambini che devono andare a scuola, e io devo andare al lavoro“, ha detto l’uomo ai manifestanti chiedendo loro di cessare l’occupazione delle strade. Intanto è cresciuto anche il timore tra i manifestanti che le autorità possano intervenire per sgomberare le strade. Gli studenti hanno accusato la polizia di essersi alleata con bande criminali per fermare la loro protesta, affermazioni smentite dal governo.  


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