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4 marzo 2014

Cosa c’è dietro l’attentato di Kunming

Il 1 marzo otto persone armate di coltelli hanno attaccato i viaggiatori in attesa nella stazione di Kunming, nella provincia sudoccidentale dello Yunnan, uccidendo 29 persone e ferendone oltre 130. La polizia ha ucciso quattro degli assalitori e ha catturato gli altri quattro, identificandoli come appartenenti alla minoranza uigura e provenienti dallo Xinjiang.

Le autorità hanno dichiarato che si è trattato di un attentato terroristico organizzato dai separatisti musulmani della regione e hanno mostrato una bandiera islamica trovata sul posto.

Lo Xinjiang è una regione autonoma prevalentemente desertica abitata dagli uiguri e da altre etnie turcofone musulmane legate all’Asia centrale. La prima conquista militare da parte della Cina risale al secondo secolo dopo Cristo, ma la regione è rimasta largamente indipendente fino al 1949. Negli ultimi anni Pechino ha favorito l’immigrazione di cinesi di etnia han, che attualmente rappresentano il 40 per cento della popolazione e sono la maggioranza nei centri urbani e nelle principali attività economiche.

La pressione demografica cinese ha irritato molti uiguri, che temono la scomparsa della propria cultura e denunciano la repressione delle autorità e il loro favoritismo nei confronti degli han. Queste tensioni sono spesso sfociate in episodi di violenza. Nel luglio del 2009 nel capoluogo Urumqi un gruppo di manifestanti uiguri ha attaccato gli han e le loro proprietà, dando il via a una serie di disordini che hanno causato quasi duecento vittime.

Fino a poco tempo fa le violenze legate alla questione uigura sono rimaste localizzate nello Xinjiang, ma nell’ottobre scorso un’auto guidata da tre uiguri ha travolto un gruppo di turisti in piazza Tiananmen a Pechino, provocando la morte di due persone oltre agli attentatori. L’attentato di Kunming fa temere una possibile escalation di questi episodi.

Secondo una recente analisi di Philip Potter, negli anni novanta l’indipendenza delle repubbliche dell’Asia centrale dall’Unione Sovietica ha riacceso il nazionalismo anche nello Xinjiang. Ma i primi fermenti indipendentisti sono stati stroncati dalla repressione cinese, che ha spinto molti militanti a cercare rifugio nei paesi vicini, tra cui Pakistan e Afghanistan. A contatto con i movimenti islamici locali, alcuni di essi si sarebbero radicalizzati e avrebbero costituito gruppi armati come il Movimento islamico del Turkestan orientale, designato come organizzazione terroristica anche degli Stati Uniti.

Questi gruppi sarebbero ormai capaci di organizzare attacchi a centinaia di chilometri di distanza dallo Xinjiang, in luoghi dove le misure di sicurezza sono meno rigide. Ma secondo Radio Free Asia il motivo per cui l’attacco è avvenuto a Kunming potrebbe essere un altro. Negli ultimi mesi decine di uiguri in fuga dallo Xinjiang sono stati arrestati nello Yunnan mentre cercavano di attraversare illegalmente la frontiera con il Laos. Gli otto assalitori potrebbero essere stati parte di un gruppo braccato della polizia e aver deciso di agire sul posto prima di essere arrestati.

Ipocrisia occidentale

Gli attivisti uiguri accusano Pechino di usare la scusa del terrorismo per giustificare l’occupazione dello Xinjiang, e temono che l’attentato di Kunming possa portare a un aumento della repressione. Ma le autorità cinesi e una parte dell’opinione pubblica rivendicano con forza il loro diritto a parlare di terrorismo, scrive Foreign Policy.

I siti d’informazione occidentali che avevano messo tra virgolette la parola “terrorista” usata dalle autorità cinesi per designare gli assalitori sono stati sommersi di commenti indignati di utenti cinesi. Anche la nota ufficiale rilasciata dall’ambasciata statunitense a Pechino è stata duramente criticata per aver evitato di utilizzare il termine. Il Quotidiano del popolo, l’organo ufficiale del Partito comunista, ha scritto in un editoriale: “L’episodio di Kunming è l’11 settembre della Cina. Ma per gli Stati Uniti e per i loro mezzi d’informazione faziosi si può parlare di atti terroristici solo se avvengono nel loro territorio”.

Il 3 marzo il dipartimento di stato americano ha cercato di arginare la polemica diramando un comunicato in cui definiva l’attentato di Kunming un “atto terroristico”.

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