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6 giugno 2014

Follia: la Cina sposta (700) montagne… per costruire città insicure
di Umberto Mazzantini

Nature ha pubblicato l’articolo “Environment: Accelerate research on land creation” nel quale Peiyue Li,
Hui Qian e Jianhua Wu, della scuola di scienze ambientali ed ingegneria dell’università cinese di Chang’an, rivelano un altro aspetto inquietante della Cina a caccia di spazio vitale.

La Cina è grande più o meno quanto gli Usa, ma ha 1 miliardo e 300 milioni di abitanti e la terra vivibile, con l’imponente crescita industriale ed urbanistica, scarseggia. Il governo ha quindi pensato di demolire centinaia di montagne per creare nuovi terreni sui quali costruire.

Gli scienziati dell’università di Chang’an lanciano l’allarme ed avvertono che le montagne già spianate stanno provocando inquinamento dell’aria e dell’acqua, erosione e inondazioni, distruggono le foreste ed i terreni agricoli e mettono in pericolo specie animali e vegetali.

I progetti del governo centrale cinese prevedono di eliminare oltre 700 montagne e riempirci intere vallate, ma i ricercatori avvertono che la previsione dei costi e dei benefici della “creazione di territorio” è carente e che «Problemi di inesperienza e tecnici ritardano i progetti e aggiungono costi e gli impatti ambientali non sono stati accuratamente considerati».

Ma sono già state rese al suolo montagne per diverse centinaia di chilometri quadrati di territorio, «Uno spianamento delle montagne non è mai stato effettuato a questo livello», avvertono gli autori dell’articolo su Nature , nemmeno nelle criticatissime operazioni minerarie negli Usa, le famigerate Mountaintop, contro le quali si battono associazioni ambientaliste e comunità locali.

I progetti cinesi spesso ignorano le normative ambientali e puntano ad uno sviluppo che ha come fine solo il profitto immediato legato alla rendita immobiliare. Il problema è che in Cina circa un quinto della popolazione, più di 250 milioni di persone, vive in zone montane.

I ricercatori cinesi fanno l’esempio della città di Yan’an, dove «L’aria è spesso marrone per la polvere a causa dei team edili che lavorano nelle giornate di vento, senza contenere il suolo. Le foreste e le piante sulle colline e nei canaloni vengono spogliate con la demolizione ed il riempimento».

Il progetto di Yan’an, avviato nell’aprile 2012, è gigantesco: prevede il raddoppio dell’attuale area urbana con la creazione di circa 78,5 km2 di nuovo terreno pianeggiante. È il più grande progetto mai tentato su depositi di limo portasti dal vento e gli scienziati temono che un’inondazione possa provocare un collasso strutturale ed avvertono «Progetti di tamponamento come questo non sono mai stati utilizzati per la costruzione urbana».

Come scrivono i tre ricercatori dell’università di Chang’an, tutto questo ricorda la favola del “Vecchio uomo folle che spostò le montagne”: «Nel racconto, un uomo di 90 anni, convince il suo vicino incredulo che può scavare via, pietra su pietra, due montagne che bloccano la strada verso casa sua. Dato che ci riesce (anche se con l’aiuto della divinità), la favola è spesso citata – anche da Mao Zedong – per illustrare il potere della perseveranza. Ma, a nostro avviso, la Cina dovrebbe prestare attenzione al titolo della storia: a questo livello, senza supporto scientifico, movimentare la terra è follia».

Eppure In città come Chongqing, Shiyan, Yichang, Lanzhou e Yan’an, spianando le montagne sono stati realizzati decine di Km2 di nuovi terreni, progetti che avrebbero richiesto la condivisione di esperienze e strategie tecniche a livello nazionale e internazionale. La collaborazione tra università, istituti di ricerca, aziende private, imprese costruzione e governi… invece vengono investite ingenti somme di denaro pubblico per favorire interessi privati e i ricercatori avvertono ancora: «Senza cooperazione, le campagne di creazione di territorio potrebbero drenare le economie locali e nazionali e danneggiare irrevocabilmente i corsi d’acqua e gli ecosistemi».

I ricercatori concludono: «Come nella favola antica, la Cina sta muovendo le montagne. Fino a quando non ne sapremo di più sulle conseguenze, sollecitiamo i governi a richiedere pareri scientifici ed a procedere con cautela».

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