Originale: Haaretz
http://znetitaly.altervista.org
13 luglio 2014

Il vero scopo di Israele con l’operazione di Gaza? Uccidere gli Arabi
di Gideon Levy
Traduzione di Maria Chiara Starace

Lo scopo dell’operazione Protective Edge (Margine protettivo) è di ripristinare la calma: i mezzi: l’uccisione di civili. Lo slogan della Mafia è diventato la linea politica ufficiale di Israele. Israele crede sinceramente che se ucciderà centinaia di palestinesi nella Striscia di Gaza, nella regione regnerà la quiete. E’ inutile distruggere le scorte di armi di Hamas che si è già dimostrata in grado di armarsi di nuovo. Non è un obiettivo realistico (e legittimo)  abbattere il governo di Hamas, un obiettivo che Israele non vuole raggiungere; è consapevole che l’alternativa potrebbe essere molto peggiore, per cui rimane soltanto uno scopo possibile per l’operazione militare: la morte agli arabi, accompagnata dall’incoraggiamento delle masse.

Le Forze di difesa israeliane hanno una “mappa del dolore”, un’invenzione diabolica che ha sostituito la non meno diabolica “banca degli obiettivi”, che si sta diffondendo a un ritmo  disgustoso.  Guardate Al Jazeera in lingua inglese, un canale televisivo equilibrato e professionale (al contrario della sua stazione televisiva gemella in lingua araba), e vedrete l’estensione del suo successo. Non la vedrete negli studi  televisivi   “aperti” di Israele che come al solito sono aperti soltanto riguardo alle vittime israeliane, ma su Al Jazeera vedrete tutta la verità e forse ne sarete anche scioccati.

A Gaza i cadaveri si stanno accumulando, la disperata  tabulazione  costantemente aggiornata del massacro di cui Israele si vanta, che annovera già molti civili, compresi 24 bambini al mezzogiorno di sabato (12 luglio); centinaia di persone ferite, oltre all’orrore e alla distruzione. Sono stati già bombardati una scuola e un ospedale. Lo scopo è di colpire le abitazioni, e nessuna numero di giustificazioni può farci nulla: è un crimine di guerra anche se le Forze di difesa israeliane  li chiamano “centri di comando e controllo” o “sale per le conferenze.” Certamente esistono attacchi che sono molto più brutali di quelli di Israele, ma in questa guerra, che non consiste di altro che di reciproci attacchi contro i civili – l’elefante contro la mosca – non ci sono neanche profughi. Al contrario che in Siria e in Iraq, nella Striscia di Gaza gli abitanti non si possono permettere il lusso di fuggire per salvarsi la vita. Quando si è in una gabbia, non c’è alcun luogo dove scappare.

Fin dalla prima guerra del Libano, più di 30 anni fa, l’uccisione degli arabi era diventata lo strumento strategico primario di Israele. Le Forze di difesa israeliane fanno guerra contro gli eserciti, e il loro obiettivo principale è la popolazione civile. Gli arabi sono nati soltanto per uccidere e per essere uccisi, come tutti sanno. Non hanno nessun altro scopo nella vita, e Israele li uccide.

Si deve, naturalmente, essere  indignati per il modo di agire di Hamas: non soltanto lancia i suoi razzi contro i centri con popolazione civile a Israele, non soltanto si posiziona nell’ambito di centri abitati – forse non ha un’alternativa, date le condizioni di affollamento di Gaza – ma lascia anche la popolazione civile di Gaza vulnerabile agli attacchi brutali di Israele, senza fornire neanche una sirena, un rifugio o uno spazio protetto. E’ criminoso. Però le raffiche dell’aviazione militare israeliana non sono meno criminali, tenendo conto sia del risultato che dell’intento: non c’è un singolo edificio residenziale nella Striscia di Gaza che non ospiti moltissime donne e bambini; le Forze di difesa israeliane non possono, quindi, sostenere che non intendono fare del male a civili innocenti. Se la recente demolizione della casa di un terrorista in Cisgiordania ha ancora suscitato una debole protesta, ora moltissime case vengono distrutte insieme ai loro occupanti.

Generali in pensione e commentatori in servizio attivo fanno a gara per fare la proposta più orrenda: “Se uccidiamo le loro famiglie, si spaventeranno,” ha spiegato il Generale Maggiore (res.) Oren Shachor, senza battere ciglio. “Dobbiamo creare una situazione tale che, quando verranno fuori dalle loro tane,  non riconosceranno Gaza,” hanno detto altri.   Senza  pudore e senza essersi fatti delle domande  – fino alla prossima indagine Goldstone, dell’ONU.

Una guerra senza  alcun scopo è tra le più disprezzabili delle guerre; prendere di mira intenzionalmente i civili è uno dei  mezzi più atroci. Il terrore regna ora anche in Israele, ma è improbabile che ci sia un solo israeliano che possa immaginare come sia per il  milione e ottocentomila di abitanti di Gaza, la cui vita già triste, è ora totalmente  raccapricciante. La Striscia di Gaza non è un “nido di vespe, ” è una provincia di disperazione umana. Hamas non è un esercito, lungi da questo, nonostante tutte le tattiche di terrore: se davvero ha costruito lì una rete sofisticata di tunnel,  come si dice, allora perché non costruisce la metropolitana leggera di Tel Aviv?

La soglia delle 1000 incursioni e delle mille tonnellate di esplosivi è stata quasi raggiunta, e Israele aspetta la   una “fotografia della vittoria” che è stata già ottenuta: la morte  agli arabi.


Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/israel-s-real-purpose-in-gaza-operation-to-kill-arabs

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