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17 ottobre 2014


Il contesto mancante: il settarismo dello Stato Islamico non è casuale

di Ramzy Baroud

Traduzione di Maria Chiara Starace

Considerate questa scena comica descritta da Peter Van Burenj, un ex diplomatico statunitense che era stato inviato in Iraq per un incarico di 12 mesi nel 2009-2010.
Van Buren guidava due squadre del Dipartimento di Stato cui era stata assegnata l’astratta missione della ‘ricostruzione’ dell’Iraq, che è stata distrutta dalle guerre condotte dagli Stati Uniti e dalle loro sanzioni. Descrive la ricostruzione dell’Iraq:
“In pratica, intendevano pagare per scuole che non sarebbero state mai completate, per aprire pasticcerie su strade dove non c’era acqua o corrente elettrica, e condurre infiniti eventi propagandistici sui temi della settimana creati da Washington (‘piccole imprese commerciali,’‘responsabilizzazione delle donne,’ ‘costruzione della democrazia’.)”
In quanto alla scena comica: “Abbiamo perfino organizzato delle imbarazzanti partite di calcio, dove il denaro dei contribuenti americani veniva usato per costringere delle squadre sunnite riluttanti a confrontarsi con squadre sciite esitanti, nella speranza che, in qualche modo, il caos creato dall’invasione americana potesse essere migliorato sul campo da gioco.”
Naturalmente non c’è nulla di buffo in questo, se viene visto nel contesto. L’intero esperimento americano di costruzione della nazione è stato in effetti una truffa politica travolta da molti episodi spaventosi, a partire dallo scioglimento dell’esercito del paese, di tutte le istituzioni ufficiali e per arrivare alla costruzione di una classe politica alternativa che era fondamentalmente settaria.
Considerate, come esempio, il Consiglio di Governo dell’Iraq (IGC), che è stato creato nel luglio del 2003. Il vero governante dell’Iraq era l’Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA), con a capo prima il Generale Jay Garner, poi Paul Bremer che era effettivamente il Governatore dell’Iraq. Le figure di rappresentanza dell’IGC erano soprattutto un conglomerato di individui iracheni filo-statunitensi con un sinistro passato settario.
Questa è una cosa particolarmente importante, perché quando Bremer ha iniziato a mutilare la società irachena come gli era stato ordinato da Washington, l’IGC è stato il primo reale segno della visione americana per l’Iraq che avesse un’identità settaria. Il consiglio era costituito da 13 Sciiti, 5 Sunniti, 5 Curdi, un Turkmeno e un Assiro.
Non ci si soffermerebbe sulla formazione settaria dell’Iraq dominato dagli Stati Uniti, se questo settarismo grossolano fosse radicato nella psiche collettiva della società irachena. Forse, però, incredibilmente non si tratta di questo.
Fanar Haddad, autore di: “Sectarianism in Iraq: Antagonistic Visions of Unity, [Settarismo in Iraq: visioni antagonistiche di unità], come altri storici perspicaci, non prende per buona l’idea di ‘antico odio’ tra sunniti e sciiti. “Le radici del conflitto settario non sono così profonde in Iraq,” ha detto in una recente intervista.
Tra l’istituzione del moderno stato dell’Iraq nel 1921 e per oltre 80 anni da allora, “ l’impostazione predefinita (in Iraq) era la coesistenza.” Haddad sostiene che le politiche di identità in Iraq dopo il 2003…sono state la norma invece che un’anomalia perché fanno parte del sistema in base a un ‘piano’.
Quel ‘piano’ non è stato messo in atto arbitrariamente. L’opinione diffusa era che l’esercito degli Stati Uniti è considerato più come ‘liberatore’ che come invasore, dove la comunità sciita si presume fosse liberata da una minoranza sunnita oppressiva. Così facendo, coloro nel cui nome l’Iraq veniva ‘liberato’ erano armati e autorizzati a combattere ‘l’insorgenza sunnita’ in tutto il paese. Il discorso ‘sunnita’, carico di una terminologia come ‘ Triangolo sunnita’ e ‘insorti sunniti’ e simili, è stata una componente significativa dei media americani e della percezione della guerra che aveva il governo. In effetti non c’era un’insorgenza di per sé, ma un’opposizione irachena organica contro l’invasione guidata dagli Stati Uniti.
Il piano aveva di fatto assolto ai suoi scopi, ma non per lungo tempo. Gli iracheni si sono messi l’uno contro l’altro, mentre le truppe degli Stati Uniti per lo più osservavano la scena da dietro la Zona Verde ben fortificata. Quando è venuto fuori che gli statunitensi consideravano ancora il prezzo dell’occupazione troppo costoso da sopportare, gli Stati Uniti si sono di nuovo dispiegati fuori dall’Iraq, lasciandosi dietro una società a pezzi. In quel momento non ci sono stati più imbarazzanti partite di calcio di sciiti contro sunniti, ma invece un conflitto atroce che è costata così tante vite innocenti che non si è neanche in grado di contarle.
E’ vero, gli americani non hanno creato il settarismo iracheno. Quest’ultimo ha sempre covato sotto la superficie. Tuttavia, il settarismo e altre manifestazioni della politica dell’identità in Iraq sono state sempre sopraffatte da un senso dominante di nazionalismo, che è stato violentemente distrutto e fatto a pezzi dalla potenza di fuoco statunitense a partire dal marzo 2003. Invece quella che gli americani hanno realmente fondato in Iraq, è stata la militanza sunnita, un concetto che finora è stato alieno al Medio Oriente.
Dato che i sunniti sono la maggioranza nelle società musulmane nel loro insieme, i sunniti vengono raramente identificati come tali. In generale le minoranze tendono ad ascrivere l’adesione a vari gruppi come forma di auto-conservazione. Le maggioranze non sentono questa necessità. Al-Qaida, per esempio, raramente ha fatto riferimento alla sua appartenenza a un gruppo sunnita, e avere come obiettivo gli sciiti e altri non è stato parte della sua missione originaria. Anche i suoi riferimenti violenti ad altri gruppi sono stati fatti in contesti politici specifici: si si sono riferiti ai ‘Crociati’ quando hanno parlato della presenza militare degli Stati Uniti nella regione, e agli ebrei, in riferimento a Israele. Il gruppo ha usato il terrore per raggiungere quelli che erano essenzialmente obiettivi politici.
Ma anche l’identità di al-Qaida è cominciata a cambiare dopo l’invasione statunitense dell’Iraq. Si poteva sostenere che il collegamento tra l’al-Qaida originaria e il gruppo attuale noto come Stato islamico (IS) fosse Abu Musab al-Zarqawi. Il militante nato in Giordania è stato il fondatore del gruppo al-tawhid wa al-Jihad e non si è unito ufficialmente con al-Qaida fino al 2004. Era avvenuta una fusione che ha dato origine ad al-Qaida in Iraq.
Mentre lo spostamento in Iraq di Zarqawi aveva in origine avuto come obiettivo l’occupazione statunitense, la natura della sua missione è stata rapidamente ridefinita dalla natura settaria estremamente violenta del conflitto. Ha dichiarato guerra ‘guerra’ agli sciiti nel 2005 ed è stato ucciso pochi mesi dopo all’apice della guerra civile.
Zarqawi era così violento che nella sua guerra settaria al punto che presumibilmente i capi di al-Qaida erano irritati con lui. Il nucleo della dirigenza di al-Qaida che si imponeva come guardiani della ummah (nazione) islamica avrebbero potuto essere diffidenti che una guerra settaria avrebbe fondamentalmente cambiato la natura del conflitto – una direzione che consideravano pericolosa.
Se queste dialettiche nono mai esistite, oggi non sono più rilevanti. La guerra civile siriana è stata il panorama perfetto perché vi operassero i movimenti settari e che di fatto vi si evolvessero. Per allora, l’AQI era confluita nel Consiglio della Shura dei Mujahideen che è ha dato origine allo Stato islamico dell’Iraq (ISI), poi a quello del Levante (ISIL) che infine ha dichiarato il Califfato incentrato sui sunniti sulla terra che ha occupato in Siria, e, più di recente, in Iraq. Ora si definisce semplicemente Stato islamico (IS).
L’attivismo sunnita (come nei gruppi che operano in base alla premessa centrale di essere sunniti) , è un concetto particolarmente unico nella storia. Ciò che rende l’IS un fenomeno settario fondamentale, con conseguenze estremamente violente, è che è nato in un ambiente eccezionalmente settario, e che poteva operare soltanto all’interno delle regole esistenti.
Per distruggere le identità di tipo settario prevalenti oggi nella regione del Medio Oriente, le regole dovrebbero essere ridisegnate non da personaggi del tipo di Paul Bremer, ma tramite la creazione di nuovi orizzonti politici, dove alle democrazie che sono agli inizia, si permette di operare in ambienti sicuri e dove le identità nazionali vengono rianimate per soddisfare le comuni priorità dei popoli arabi.
Mentre la coalizione guidata dagli Stati Uniti può di fatto infliggere molti danni all’IS e infine rivendicare un qualche tipo di vittoria, sostanzialmente esaspererà la tensione settaria che strariperà in altre nazioni medio orientali.
Nella foto: le truppe americane entrano in Iraq, il 20 marzo 2003.



Ramzy Baroud ha un dottorato in Storia del popolo all’Università di Exeter E’ caporedattore del sito web Middle East Eye. E’ un opinionista che scrive sulla stampa internazionale, è consulente nel campo dei mezzi di informazione, scrittore e fondatore del sitoPalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story(Pluto Press, Londa). [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata].



Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org


Fonte: http://zcomm.org/znet/article/the-missing-context-islamic-state-sectarism-is-not-coincidental


Originale: non indicato


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