english version below

AFP e Now Lebanon
28/07/2014

La Guerra di Gaza vede deteriorarsi le relazioni Usa Israele

La richiesta di Barack Obama per un immediato e incondizionato cessate il fuoco umanitario a Gaza, ha forzato i già tesi rapporti Usa Israele, spingendo Benjamin Netanyahu in una stretta porta insieme alla linea dura del suo governo, lo hanno detto commentatori.

Gli analisti vedono l'invito di Domenica del presidente degli Stati Uniti, come un ultimatum a Netanyahu, mentre il costo palestinese di 21 giorni di offensiva israeliana a Gaza si avvicina a 1.050 persone morte.

Obama ha chiesto al premier israeliano di attuare la tregua, mentre Netanyahu era in una riunione del gabinetto di sicurezza, che ha dovuto essere interrotta, lo ha detto la radio militare. La riunione è ripresa una volta terminata la chiamata, ma non sono state prese decisioni. Netanyahu non ha ancora risposto a Washington. Ma sul terreno, Israele appare applicare una fragile tregua de facto punteggiata da scontri occasionali e sporadici attacchi aerei prima che i missili colpiscano un ospedale e un campo profughi a Gaza City.

Israele ha lanciato la sua offensiva nella Striscia di Gaza l’8 luglio, destinata a fermare il lancio di razzi nel suo territorio dall’enclave palestinese e per distruggere le capacità militari di Hamas.

La settimana scorsa, il segretario di Stato Usa John Kerry ha cercato invano di raggiungere un accordo tra le due parti per porre fine allo spargimento di sangue durante le sue visite nella regione.

Commentatori israeliani hanno posto la colpa di questo fallimento interamente sulle spalle di Kerry, lui è il capro espiatorio preferito per i media e viene presentato come incompetente.

Kerry sotto il fuoco

Kerry è stato messo alla gogna Venerdì, per aver presentato al governo israeliano, un piano per il cessate il fuoco a lungo termine, che il gabinetto di sicurezza ha respinto all'unanimità.

"E' un amico di Israele, ma piuttosto che con amici come questi, a volte è meglio negoziare con i nemici", ha detto Nahum Barnea, scrivendo su Yediot Aharonot, "l'amministrazione americana si è trovata dalla parte sbagliata del tavolo nella guerra di Gaza, tutto a causa delle buone intenzioni di un uomo: John Kerry."

Il segretario di Stato viene anche descritta dalla stampa come "un elefante in un negozio di porcellane" e come un "dilettante che pensa di poter risolvere i problemi del mondo con la sua sola presenza" Il sito web di notizie Walla è andato oltre, accusandolo di applicare "la politica dell'amministrazione Obama che sostiene la Fratellanza Musulmana", cui Hamas è collegato.

Il sito ha detto che gli Stati Uniti avevano "pugnalato Hosni Mubarak alla schiena", riferendosi all'ex presidente egiziano e fedele alleato di Washington, che è stato rovesciato da una rivoluzione nel 2011.

Dopo un periodo transitorio di governo militare, dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi è stato eletto presidente dell'Egitto, prima che lui stesso fosse estromesso nel luglio dello scorso anno.

La Vigliaccheria di Netanyahu 

Le tensioni diplomatiche sono tracimate nella scena politica interna di Israele, e Netanyahu, dando l'impressione che si sta cedendo alle pressioni americane, non è stato risparmiato dalle critiche.

Ha ricevuto critiche dai falchi nel suo governo, rendendo la sua maggioranza ancora più delicata.

"Abbiamo sprecato tempo e il nostro grande esercito non è stato in grado di finire il suo lavoro, è una vergogna”, si è lamentato l’ex-ministro dell'agricoltura Yair Shamir, il figlio dell'ex premier ultra-nazionalista Yitzhak Shamir. Yair Shamir è egli stesso un membro del partito nazionalista di estrema destra Yisrael Beitenu.

E il ministro delle abitazioni, Uri Ariel, un colono e leader di estrema destra del partito Jewish Home, ha detto che Israele avrebbe dovuto lanciare "un’operazione molto più veloce, più duro, più determinata, per consentire all'esercito israeliano di vincere." Semi-rimproverando Netanyahu per aver ceduto alle pressioni della Casa Bianca, Ariel ha suggerito che "a volte è necessario accettare che si deve pagare un prezzo politico quando la sicurezza degli israeliani è in gioco."

Ben Caspit, influente un editorialista, ha accusato senza mezzi termini il premier di codardia, accusandolo di "non avere il coraggio di ordinare  all'esercito di smilitarizzare la Striscia di Gaza.”

La stragrande maggioranza degli israeliani, quasi l’87 per cento, sostiene ancora le operazioni dei loro militari a Gaza, nonostante la morte di quasi 50 israeliani, il più pesante tributo militare per lo stato ebraico fin dalla sua guerra del 2006 in Libano.


AFP e Now Lebanon
28/07/2014

Gaza war sees US-Israeli
relations deteriorate

Barack Obama's demand for an "immediate, unconditional" Gaza humanitarian ceasefire has strained already-tense US-Israeli ties and put Benjamin Netanyahu in a tight spot with hardliners in his government, commentators said.

Analysts see the US president's call on Sunday as an ultimatum to Netanyahu, as the Palestinian toll from Israel's 21-day offensive in Gaza neared 1,050.

Obama called the Israeli premier to make his "request" while Netanyahu was in a security cabinet meeting, which had to be interrupted, military radio said. The meeting resumed once the call ended, but no decisions were made.

Netanyahu has yet to respond to Washington, its main ally.

But on the ground, Israel appeared to apply a fragile, de facto truce punctuated by occasional clashes and sporadic air strikes before missiles struck a hospital compound and refugee camp in Gaza City.

Israel launched its offensive in the Gaza Strip in July 8, intended to stop rocket fire at its territory from the Palestinian enclave and to destroy Hamas's military capabilities.

In the past week, US Secretary of State John Kerry has tried in vain to reach an agreement between the two sides to put an end to the bloodshed during visits to the region.

Israeli commentators have placed the blame for this failure squarely on Kerry's shoulders - he is a favourite scape-goat for the media and is presented as incompetent.

 - Kerry under fire -

Kerry has been pilloried for submitting a plan for a long-term ceasefire on Friday to the Israeli government, which the security cabinet unanimously rejected.

"He's a friend of Israel, but with friends like these, sometimes it's better to negotiate with your enemies," said Nahum Barnea, writing in the top-selling Yediot Aharonot.

He wrote that the "US administration has found itself on the wrong side of the table in the Gaza war, all because of the good intentions of one man: John Kerry."

The secretary of state has also been described in the press as a "bull in a china shop," and an "amateur who thinks he can solve the world's problems with his presence alone."

The news website Walla went further, accusing him of applying "the policy of the Obama administration that supports the Muslim Brotherhood" that Hamas is linked to.

The site said the United States had also "stabbed Hosni Mubarak in the back," referring to the former Egyptian president and faithful Washington ally who was ousted in a revolution in 2011.

After an interim period of military rule, the Muslim Brotherhood's Mohamed Morsi was elected Egypt's president, before he himself was ousted in July last year.

- Netanyahu's "cowardice" -

The diplomatic tensions have spilled into Israel's domestic political scene, and Netanyahu, giving the impression that he is yielding to American pressure, has not been spared the criticism too.

He has been taking flak from "hawks" in his government, making his majority even more delicate.

"We wasted time and our great army has not been able to finish its work, it's a shame," complained ex-agriculture minister Yair Shamir, the son of the ultra-nationalist former premier Yitzhak Shamir.

Yair Shamir is himself a member of the rightwing nationalist Yisrael Beitenu party.

And Housing Minister Uri Ariel - a settler and leader of the far-right Jewish Home party - said Israel should have launched "a much quicked, harder, more determined operation to allow the Israeli army to win."

Half-reproaching Netanyahu for giving in to pressure from the White House, Ariel suggested that "sometimes it's necessary to accept that you have to pay a political price when the safety of Israelis is at stake."

Ben Caspit, another influential editorialist, bluntly accused the premier of "cowardice," blaming him for "not having the courage to press" the army to demilitarise the Gaza Strip.

The overwhelming majority of Israelis - nearly 87 percent - still support their military's operations in Gaza, despite the deaths of nearly 50 Israelis, the heaviest military toll for Jewish state since its 2006 war in Lebanon.

top