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5 aprile 2014

Il nostro grido contro la guerra
di Alex  Zanotelli

In piedi costruttori di pace, aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace, promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace. Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest, per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.

Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18). L’Arena 2014 viene proprio a cadere nel primo centenario di quell’”inutile strage” come l’aveva definita il papa Benedetto XV.

Questi ultimi cento anni di guerre sono state sempre più spaventose, perché combattute con armi sempre più sofisticate. Questo ha richiesto bilanci militari con cifre da capogiro. Per rendersene conto basterebbe scorrere i dati delle spese militari rilasciati ogni anno dall’Istituto Internazionale di Ricerca per la pace (SIPRI) di Stoccolma. Guardiamo ai dati degli ultimi anni.

Il SIPRI afferma che nel 2011 siano stati spesi in armi, a livello mondiale, 1.740 miliardi di dollari. Questo equivale a 3,3 milioni di dollari al minuto, 198 milioni di dollari all’ora, 4,7 miliardi di dollari al giorno. A fare da locomotiva della spesa militare, sono stati ancora gli Usa con 711 miliardi di dollari equivalenti al 41% del totale mondiale. Per il 2012, il SIPRI afferma che siano stati spesi in armi, sempre a livello mondiale, 1.752 miliardi di dollari.

Dal mondo, passiamo al nostro paese, l’Italia. Secondo i dati SIPRI , l’Italia ha speso in armi, nel 2012, 26 miliardi di euro (70 milioni di euro al giorno). A questo dobbiamo aggiungere 15 miliardi di euro per i 90 cacciabombardieri F-35. Fra l’altro, l’intero progetto Joint Strike Fighter (F-35) ci costerà oltre 50 miliardi di euro.

Ma l’Italia non solo spende le somme enormi in Difesa, ma è anche una delle maggiori produttrici di armi al mondo: al secondo posto, dopo gli USA, per la produzione di armi leggere, al decimo posto per le armi pesanti. Il bilancio dell’Italia per la vendita di armi pesanti all’estero, in questi ultimi anni si aggira sui 3 miliardi di euro all’anno. Sulla scia della strategia USA/NATO, le forze armate italiane sono impegnate in 27 operazioni militari internazionali dalla Giorgia all’Afghanistan. Sulla stessa spinta, in questi due decenni abbiamo partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (’94-’95), Bosnia-Herzegovina (’96-’99), Congo (’96-’99), Iugoslavia (’99), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011).

Milioni di morti! Solo la guerra in Congo ha fatto almeno 4 milioni di morti! E miliardi di dollari per fare tutte queste guerre! Solo la guerra in Iraq è costata agli USA almeno 3.000 miliardi di dollari, secondo le stime di J.Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia, nel suo studio The Three Trillion Dollar War. Con un bilancio umano spaventoso: 100.000 iracheni civili uccisi, 2 milioni di rifugiati interni e un migliaio di tentati suicidi al mese da parte dei soldati USA rientrati in patria.

Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è stato il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando l’86% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano -aveva detto Bush sr. nel 1991- non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane che armarsi e fare la guerra.Le armi servono e sono sempre servite per difendere chi ha da chi non ha. Un pensiero questo espresso già da Francesco di Assisi, quando, spogliandosi nudo davanti al vescovo, restituì le vesti a suo padre. Al vescovo, sbalordito da un tale gesto, Francesco disse:”Padre, se io ho, devo avere le armi per difendere quello che ho”.

Le armi servono oggi a difendere la ricchezza di pochi, a spese di molti che devono tirare la cinghia. “Il 20% più ricco della popolazione consuma il 90% dei beni prodotti, mentre il 20% più povero ne consuma l’1%”- afferma Z. Bauman nel suo libretto “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” (Falso!). Si stima che il il 40% della ricchezza mondiale è posseduto dall’1% della popolazione del mondo. Il numero dei miliardari degli USA ha raggiunto nel 2011 il suo record storico di 1210, mentre la loro ricchezza combinata è cresciuta da 3.500 miliardi di dollari nel 2007, a 4.500 miliardi nel 2010. Nello scorso vertice dei ricchi a Davos, è stato annunciato che i primi 85 miliardari hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo degli impoveriti.

Davanti a un tale scenario, i più si sentono impotenti. E’ una sfida epocale. Ma a chi ha fede, nulla è impossibile.
“La fede cristiana ebbe inizio quando un povero ebreo, Gesù, che viveva sotto il tallone di un Impero, credette nel potere trasformante del Regno di Dio – scrive Jim Douglas nel suo studio Nonviolent Coming of God – Una volta che quel fuoco si accese in Gesù, niente sulla terra poteva spegnere la sua fede nell’arrivo nonviolento di Dio. Nessun Impero è mai stato capace di resistere a tale fede. L’Impero Britannico ebbe ben poco successo con il seguace di Gesù, Gandhi, tanto quanto l’Impero Romano potè ben poco con Gesù e con i primi cristiani. L’arrivo nonviolento di Dio è una forza crescente nell’Umanità, e nessuno potrà impedire il suo sbocciare e fiorire nel mondo”. Ecco perché è fondamentale per tutti, credenti e non, la scelta della nonviolenza attiva, vissuta in tutte le sue dimensioni, dal personale allo strutturale, dal politico all’economico, dal militare al sociale. E’ questa la vera ‘rivoluzione’ che attende l’umanità.

Un’umanità che dirà NO alla Bomba Atomica (specie alle 70 bombe atomiche in Italia), NO alle spese folli militari (in particolare NO agli F-35), NO alle “missioni di pace” che sono missioni di guerre. E chiederemo alla Chiesa di eliminare i cappellani militari nell’esercito.

In positivo dall’Arena rilanceremo con forza: la Difesa Popolare Nonviolenta, i Corpi Civili di Pace, la Campagna contro le banche armate, nonché la campagna di iniziativa popolare, che istituisca l’Opzione fiscale per il finanziamento della Difesa Non Armata e Nonviolenta.

Invitiamo i cittadini italiani, che si riconoscono nella Costituzione che ‘ripudia’ la guerra (art.11), e i cristiani che accettano, come Magna Carta, il Discorso della Montagna a unirsi insieme per debellare il cancro della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi vengano investiti in morte , ma in vita. Dobbiamo tutti, credenti e non, darci da fare perché vinca la vita. All’Arena, questa volta non ci sarà don Tonino Bello, ma la sua voce profetica riecheggerà come allora: “In piadi, costruttori di pace”.

 


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