Originale: The Guardian
http://znetitaly.altervista.org
6 febbraio 2014

Il futuro del Pakistan è legato ai talebani
di Tariq Ali
Traduzione di Maria Chiara Starace

Dodici anni fa, a poche settimane dall’occupazione dell’Afghanistan, ho suggerito (su queste pagine), che l’euforia nata da una facile conquista, era fuori posto. Sarebbe stata una guerra lunga e i cui effetti secondari sarebbero stati di destabilizzare gravemente il Pakistan. Sfortunatamente gli eventi non hanno contraddetto questa analisi. La ripercussione  in Pakistan ha creato  scompiglio per anni. L’opinione secondo cui questo non aveva nulla a che fare con l’Afghanistan è troppo superficiale per meritare una seria considerazione.

Non è un segreto che, fin dall’11 settembre, i vari governi che si sono succeduti – quello di Musharraf, di Zardari e ora quello dei fratelli Sharif – sono stati d’accordo sugli attacchi degli Stati Uniti con i droni, e sono stati consapevoli delle operazioni segrete della CIA che venivano eseguite in Pakistan. Tuttavia, i sondaggi di opinione rivelano che una grande maggioranza di cittadini pachistani sono contrari alle politiche degli Stati Uniti. La resa dei partiti liberali laici nei confronti di Washington, ha lasciato il campo completamente aperto a gruppi armati di fondamentalisti religiosi che hanno cominciato a contestare il monopolio statale della violenza legittima, presentandosi come difensori sia dell’Islam che dei Pashtun perseguitati in Pakistan. Le loro affermazioni sono false.

Soltanto lo scorso anno il TTP (Tehrek-e-Taliban  Pakistan),  cioè Movimento talebano pakistano, ha compiuto centinaia di attacchi in diverse parti del paese, massacrando parecchie centinaia di innocenti, metà dei quali personale della sicurezza e militare. Chi erano i morti?  Cristiani a Peshawar, Sciiti in altre parti del paese, marinai a Karachi, agenti dei servizi segreti, e poliziotti e soldati dovunque.

I tentativi fatti dai militari nel corso degli anni, di farli sgombrare da certe zone che occupavano (la valle dello Swat è l’esempio migliore) sono falliti per due motivi: il rullo compressore delle forze armate militare è maldestro e spericolato e spesso ottiene l’esatto contrario di quello che aveva intenzione  di fare prima di ritirarsi: e, seconda cosa, una volta che i soldati tornano nelle caserme, la struttura civile è di gran lunga troppo debole per resistere alle intrusioni armate dei militanti. Lo schema si ripete e nulla cambia.

Poche settimane fa, il TTP ha preso di mira il quartier generale della forze armate a Rawalpindi, uccidendo soldati e civili. Quando il Primo ministro Nawaz Sharif è arrivato per visitare i feriti in un ospedale locale, folle di cittadini infuriati hanno scandito i loro  insulti preferiti in lingua Punjabi contro il TTP e hanno richiesto un’azione miliatre. Uno Sharif scioccato ha autorizzato uno dei ministri più vicini a lui di dichiarare virtualmente guerra: l’aviazione militare pachistana è stata inviata a prendere di mira il quartier generale del TTP. I capi del TTI sono rimasti sconvolti e hanno suggerito di avere colloqui immediati con il governo.

Hanno chiesto a Imran Khan, leader del PTI (Tehrekk-e-Insaf – Movimento pachistano per la giustizia) – che è al governo nella provincia di Pakhtunkhwa, confinante con l’Afghanistan (dove si trova il Passo Khyber) – di fare parte della loro delegazione. Imbarazzato dalla richiesta, ha rifiutato. Si sono però trovati altri, compreso Sami-ul-Haq, il losco ecclesiastico stimato come “padre dei talebani”. Nawaz Sharif ha deciso di tirarsi indietro dall’azione militare e si ipotizza che i colloquino comincino molto presto. Possono forse produrre un cessate il fuoco, ma non molto di più.

Per quanto orripilante l’ondata dei bombardamenti recenti, il cuore del problema resta l’Afghanistan.

Non è un caso che le reti collegate del TTP  siano così potenti, che i loro leader non possono essere trovati, catturati, accusati  e puniti.

Il fatto è, che con l’incombente ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan, i servizi segreti del Pakistan, l’ISI (Inter-Services Intelligence) e i suoi capi in Pakistan non possono permettersi di offendere troppo il TTP. Islamabad ha sviluppato la teoria di “profondità strategica”: tenere l’Afghanistan lontano dalla portata degli alleati dell’India come strategia difensiva contro l’India. Questo è stato sempre leggermente assurdo, dato che sia l’India che il Pakistan sono potenze nucleari e qualsiasi conflitto serio sarebbe un disastro per entrambi i paesi.

Inoltre, i Pashtun in Afghanistan non hanno mai sopportato la divisione delle loro terre fatta dagli inglesi e pochissimi in Pakistan si sentono più vicini ai loro fratelli afgani che ai regimi di Islamabad. Il velo dei talebani ha mascherato questa ostilità e le ha dato una coloritura religiosa, ma in fondo la questione nazionale rimane profonda. Se una sezione dell’ISI appoggia le reti armate, è difficile per altri settori dell’ISI chiuderla.

Una soluzione durevole, che potrebbe certo essere quella preferita da molti pachistani, arriverà dopo che gli Stati Uniti e i loro alleati avranno lasciato il paese. Il presidente fantoccio, Hamid Karzai, è consapevole di tutto questo, per cui ha dichiarato: “I talebani sono i nostri fratelli,” e ha denunciato la presenza britannica nella provincia di Helmand. Probabilmente cercherà di promuovere il nazionalismo Pashtun per indebolire Islamabad. La posta in gioco è alta per entrambe le parti.


Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/pakistan-s-future-is-tied-to-the-taliban-by-tariq-ali

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