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12/4/2014

Rapporto del Centro palestinese per i prigionieri in occasione della Giornata del bambino
Traduzione di Salvatore Michele Di Carlo

Centro palestinese per i prigionieri.

Centinaia di testimoni condannano l’occupazione e mostrano chiaramente il suo falso appello al rispetto dei diritti umani e all’impegno a sottoscrivere convenzioni internazionali sui bambini e i loro diritti: tenute in considerazione le circostanze in cui i minorenni si trovano, essi devono essere trattati con umanità, senza violenza e forza.

Tra i tanti casi, va menzionato quanto accaduto al piccolo Wadi’ Masuda, originario di Hebron, la cui età non ha superato i cinque anni. Il suo arresto è la prova dei crimini d’Israele nei confronti dei bambini palestinesi, e, oltre a lui, delle centinaia di piccoli che vengono arrestati, umiliati, e sottoposti a pestaggi, insulti, linciaggi, e pressioni da parte di soldati armati fino ai denti.

Il Centro palestinese per i prigionieri getta luce sulle condizioni dei bambini in carcere e gli abusi subiti da parte delle autorità d’occupazione che li trattano come fossero spie o terroristi, sottoponendoli alle torture più estreme, ad umiliazioni ed abusi.

Riyad al-Ashqar, portavoce del centro, ha affermato, in un rapporto speciale, compilato in occasione della Giornata del bambino palestinese, celebrata il 5 aprile, come ogni anno, che l’occupazione detiene nelle sue prigioni più di 210 minori in condizioni disumane e crudeli, privandoli di ogni diritto ed opprimendoli con ogni forma di tortura, crudeltà e degrado, picchiandoli e privandoli del sonno e del cibo, minacciandoli e abusando di loro, impedendogli di ricevere visite, usando su di loro i peggiori espedienti fisici e psicologici per ottenere confessioni, ed esercitando pressioni perché lavorino per l’intelligence israeliana.

Condizioni difficili

Al-Ashqar chiarisce che le autorità d’occupazione hanno arrestato durante l’Intifada di al-Aqsa più di 10 mila bambini, l’85% dei quali studenti delle scuole, sparsi in diverse prigioni in cui manca ogni minima attrezzatura umanitaria e sanitaria. Vivono in celle che non superano i 20 metri quadri e che assomigliano a scatolette di sardine o a cimiteri. I bambini imprigionati patiscono condizioni di detenzione crudeli e disumane al di là degli standard internazionali stabiliti per i diritti dei bambini e dei prigionieri.

Essi patiscono la mancanza di cibo, di igiene, la diffusione di insetti, il sovraffollamento, la negligenza medica e l’assenza di assistenza sanitaria, di vestiti, di giochi, attività ricreative e culturali, l’interruzione di ogni contatto col mondo esterno, la negazione delle visite dei familiari e dell’avvocato, la mancanza di consiglieri e psicologi, la detenzione assieme a piccoli delinquenti israeliani, abusi verbali, percosse, isolamento e perquisizioni, punizioni collettive ed ispezioni nelle celle, il sequestro degli effetti personali e frequenti spostamenti.

Sono privati del diritto all’istruzione, dell’uso della biblioteca, oltre al fatto che le autorità d’occupazione hanno preso a considerare la questione dei bambini prigionieri una risorsa di reddito attraverso il mantenimento di una politica che infligge ammende sleali ed esorbitanti all’interno delle aule dei tribunali militari israeliani, specie in quelli di Ofer e Salem, trasformatesi in un mercato in cui estorcere e derubare i prigionieri e le loro famiglie. Non v’è sentenza emessa che non sia accompagnata da una ammenda fino a 10 mila shekel. 

Effetti psicologici

Al-Ashqar rende noto che, in seguito a tali crudeli condizioni cui vengono sottoposti i bambini, la sofferenza non si limita al periodo trascorso in prigione, bensì continua in quello post-carcere, in cui quelli che escono di prigione si trovano in uno stato psicologico preoccupante con serie ripercussioni sulla loro vita, per non parlare degli incubi durante il sonno, l’incapacità di controllare le emozioni, di concentrarsi, ed il problema dell’enuresi, risultato della paura che per lungo tempo li ha accompagnati. Tuttavia, la cosa peggiore di questi ragazzini usciti dal carcere è l’incapacità ad integrarsi nella comunità, di tornare alla vita normale come prima della detenzione. Essi tendono all’isolamento e alla solitudine, a diventare aggressivi a causa della nuova condizione vissuta. Vi sono ragazzi che trascorrono diversi anni in carcere, e con difficoltà ritornano a scuola poiché provano vergogna a ritrovarsi in aula con bambini più piccoli di loro di diversi anni.

Violazioni delle leggi

Nonostante le convenzioni internazionali sui diritti umani, ed in particolare quella sui diritti del bambino, abbiano sottolineato la necessità di fornire una protezione per i bambini e le loro vite, e concesso loro un’opportunità di sviluppo e di crescita, al-Ashqar ha sottolineato che tali accordi hanno derubato i ragazzini della loro libertà, mentre le autorità d’occupazione israeliana hanno fatto della detenzione dei bambini palestinesi la prima scelta, dopo averne intensificato gli arresti durante l’Intifada. Le punizioni subite dai bambini prigionieri continuano a crescere, indicando quella che è la tendenza generale ad una politica portata avanti dalle autorità d’occupazione, che consacra la detenzione dei bambini e la loro condanna a lunghe pene. Spesso gli arresti vengono compiuti con violenza dopo aver preso d’assalto le case a mezzanotte. Il minore viene allora arrestato davanti alla sua famiglia, ammanettato, bendato e gettato in una jeep militare, insultato per strada fino al centro di detenzione, dove l’occupazione esercita nei suoi confronti ogni forma di abuso, tortura, pressione psicologica e fisica.

Il centro ha fatto appello alle organizzazioni internazionali che si occupano di bambini, e alla Croce Rossa, a che si assumano la responsabilità e si adoperino perché gli accordi e le convenzioni internazionali sui bambini vengano messi in pratica, in modo tale da porre fine alle loro sofferenze che peggiorano di giorno in giorno.

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