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25 maggio 2014

Terra Santa, Papa Francesco: “Il popolo palestinese ha diritto ad avere una patria”
di Francesco Antonio Grana

Nel secondo giorno di viaggio, Bergoglio si rivolge ad Abu Mazen: "E' giunto il momento per tutti di avere il coraggio della pace e di riconoscere il diritto di due stati all'esistenza"

“Due popoli, due Stati. Le spade si trasformino in aratri”. A Betlemme, seconda tappa del viaggio in Terra Santa, Papa Francesco ha ribadito la posizione della Santa Sede in favore del riconoscimento dello Stato palestinese. E in un eloquente fuori programma, Bergoglio ha voluto sostare in silenzio per alcuni minuti davanti al “muro della vergogna”, la barriera di cemento che Israele sta costruendo dal 2002 e che corre in buona parte lungo i territori palestinesi. “È giunto il momento per tutti – ha affermato il Papa nel discorso rivolto al presidente Abu Mazen – di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati a esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti”. Una posizione ribadita, alla vigilia del viaggio di Francesco in Terra Santa, anche dal Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin che ha sottolineato da una parte “il diritto di Israele di esistere e godere di pace e di sicurezza all’interno di confini internazionalmente riconosciuti; e dall’altra il diritto del popolo palestinese, di avere una patria, sovrana e indipendente, il diritto di spostarsi liberamente, il diritto di vivere in dignità”.

“Il Medio Oriente – ha sottolineato il Papa che già in Giordania ha chiesto la fine degli scontri nella regione – da decenni vive le drammatiche conseguenze del protrarsi di un conflitto che ha prodotto tante ferite difficili da rimarginare e, anche quando fortunatamente non divampa la violenza, l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti producono insicurezza, diritti negati, isolamento ed esodo di intere comunità, divisioni, carenze e sofferenze di ogni tipo. Nel manifestare la mia vicinanza a quanti soffrono maggiormente le conseguenze di tale conflitto, – ha aggiunto Francesco – vorrei dire dal profondo del mio cuore che è ora di porre fine a questa situazione, che diventa sempre più inaccettabile, e ciò per il bene di tutti. Si raddoppino dunque – è stato il nuovo appello del Papa – gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza”.

Un appello particolare Bergoglio lo ha rivolto in favore della libertà religiosa. “Il rispetto di questo fondamentale diritto umano – ha affermato il Papa – è, infatti, una delle condizioni irrinunciabili della pace, della fratellanza e dell’armonia; dice al mondo che è doveroso e possibile trovare un buon accordo tra culture e religioni differenti”. Durissima, invece, la condanna dello sfruttamento dei “bambini-soldato” e del commercio delle armi che Bergoglio ha pronunciato nell’omelia della Messa celebrata nella piazza della Mangiatoia di Betlemme. “Anche oggi piangono i bambini, piangono molto, e il loro pianto ci interpella. In un mondo che scarta ogni giorno tonnellate di cibo e di farmaci, ci sono bambini che piangono invano per la fame e per malattie facilmente curabili. In un tempo che proclama la tutela dei minori, si commerciano armi che finiscono tra le mani di bambini-soldato; si commerciano prodotti confezionati da piccoli lavoratori-schiavi. Il loro pianto è soffocato: devono combattere, devono lavorare, non possono piangere!”.

“Anche oggi – ha sottolineato con forza Francesco – i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno. Purtroppo, in questo nostro mondo che ha sviluppato le tecnologie più sofisticate, ci sono ancora tanti bambini in condizioni disumane, che vivono ai margini della società, nelle periferie delle grandi città o nelle zone rurali. Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto bambino”. Ad ascoltare le parole del Papa c’erano anche numerosi fedeli provenienti da Gaza, dalla Galilea e diversi migranti dall’Asia e dall’Africa. Francesco ha voluto ringraziarli particolarmente per la loro accoglienza. Ultima tappa del Papa a Betlemme prima di arrivare a Tel Aviv, dopo il pranzo con alcune famiglie palestinesi, è l’abbraccio con centinaia di bambini provenienti dai campi profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibrin.

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