La Voce della Russia
10 agosto, 2014

"Coloro che combattono i fotografi combattono contro la verità"

L'agenzia di stampa internazionale “Rossiya Segodnya”chiede immediata liberazione del suo fotoreporter, inviato speciale Andrei Stenin, il quale svolgendo la sua attività professionale su incarico della redazione è sparito nell'Est dell'Ucraina.

Presumibilmente è stato fermato dagli agenti dei servizi segreti di quel paese. Pertano è stata inoltrata la domanda ufficiale al Ministero dell'Interno dell'Ucraina con la richiesta di trovare Stenin. Dal canto suo Mosca sta intraprendendo ogni sforzo tramite enti competenti per il ritorno a casa del fotoreporter, ha comunicato l'addetto stampa del presidente della Russia Dmitrij Peskov.

Nella sua dichiarazione per la stampa Dmitrij Kiselev, direttore generale dell'Agenzia di stampa internazionale “Rossiya Segodnya”, ha fatto notare che Andrei Stenin stava lavorando da ambedue i lati del fronte nell'Est dell'Ucraina, permettendo al mondo di conoscere le sofferenze sperimentate dal paese e dai suoi abitanti, indipendentemente dalla parte dove essi si trovavano. Un lavoro del genere ha carattere esclusivamente umanitario, ha sottolineato Kiselev. Aggiungendo con rammarico che questa circostanza, evidentemente, non ha alcun significato per le autorità in carica in Ucraina.

Si può arbitrariamente arrestare – per ben due volte! – il giornalista inglese Graham Phillips. Si può uccidere l'italiano Andrea Rocchelli. Si possono uccidere i corrispondenti di "Vesti" Igor Korneliuk e Anton Voloscin. Si può uccidere il cameraman del "Primo canale" Anatolij Klian. Tutto ciò attesta che è in corso una caccia ai giornalisti.

"Cinque giornalisti caduti in tre mesi sono una cifra enorme", rimarca Tatiana Lokscina, direttore del programma dell'Ufficio di Mosca dell'organizzazione Human Rights Watch (HRW). Secondo la sua valutazione, l'Est dell'Ucraina è diventato una specie di trappola per i giornalisti.

L'Agenzia di stampa internazionale “Rossiya Segodnya” ha organizzato una campagna d'informazione di massa in sostegno delle richiesta di liberazione del proprio collaboratore. Nel centro di Mosca i volontari stanno distribuendo le opere fotografiche di Andrei Stenin con l'appello di sostenere l'iniziativa nei social network. Sul portale YouTube è stato postato un video registrato dai colleghi del collaboratore scomparso dell'Agenzia di stampa internazionale “Rossiya Segodnya”. (http://www.youtube.com/watch?v=T91YhscRFXc&feature=youtu.be):

Parla il fotoreporter Serghei Piatakov:

Dobbiamo rassicurare un ente così stimato ed, evidentemente, influente qual'è il Consiglio di sicurezza dell'Ucraina che una persona relativamente giovane, modesta e tranquilla non rappresentava alcuna minaccia – né militare, né politica, né economica – per l'Ucraina.

La camera del reporter – sono i vostri occhi, rimarca il fotoreporter Vladimir Pesnia:

Attraverso questi occhi voi vedete ciò che sta accadendo. La camera non mente se dietro all'obiettivo c'è un uomo d'onore. Andrei Stenin è stato proprio una persona di questa categoria. Coloro che combattono i fotografi combattono contro la verità.

Su incarico della redazione Andrei Stenin ha lavorato in molte "zone calde" del pianeta, comprese Siria, Libia, l'Egitto e l'Ucraina, ha rimarcato Aleksandr Wilf, capo delle sezione fotoreporter dell'Agenzia di stampa internazionale “Rossiya Segodnya”.

Andrei non ha preso le armi nelle mani. La sua unica arma è stata la camera con l'aiuto della quale lui cercava di trasmettere a noi da tutte quelle zone ciò che vi stava accadendo. Si può discutere fino all'infinito su quanto sia "etica" la presenza dei corrispondenti nella zona di guerra che "disturbano" i militari. Tuttavia, senza di loro nessuno saprà alcunché.

I membri del Consiglio per lo sviluppo della società civile e diritti dell'uomo presso il Presidente della Russia hanno invocato le autorità ucraine a liberare al più presto possibile Andrei Stenin. "Il caso del fotoreporter dell'Agenzia di stampa internazionale “Rossiya Segodnya” – è una vergogna assoluta ed è una assoluta illegalità", - ha dichiarato il capo del Consiglio Mikhail Fedotov.

Lo scrittore Yuri Polyakov ritiene che "a giudicare da tutto ciò, invocare le autorità ucraine in carica a non toccare i giornalisti è insensato come lo era negli anni '30 del secolo scorso i nazisti a non bruciare i libri di Thomas Mann". Evidentemente servono alte misure serie.

Nikolaj Kovalev, ex direttore del servizio di sicurezza russo FSB, membro della Commissione sicurezza della Duma, è deluso dall'assenza di una dovuta reazione da parte dei colleghi-giornalisti occidentali. A causa del loro silenzio altri servizi segreti dei paesi dove sono in corso i conflitti possono iniziare a rapire i giornalisti.

Aleksandr Brod, direttore dell'Ufficio per i diritti dell'uomo di Mosca ritiene necessario rivolgersi per il sostegno alle organizzazioni internazionali per i diritti dell'uomo, compresa la Croce Rossa, la cui missione comprende il salvataggio dei giornalisti nelle zone di guerra. Secondo la valutazione di Brod, i "giornalisti russi – sono una minaccia per il potere di Kiev poiché raccontano alla Russia e al mondo dell'illegalità senza limiti che le autorità ucraine stanno cercando di camuffare in tutti i modi, presentandola come lotta ai separatisti. In realtà tutti questi sono elementi del genocidio del proprio stesso popolo".

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